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Milioni 'persi' e prestigio che viene meno, ma anche la possibilità di concentrarsi sul campionato e di lanciare giovani, forse troppo acerbi per la Champions.

Tre allenatori, idee diverse, moduli diversi, classe d'età diversa. Nonostante tutte le differenze, cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. E così dopo dieci anni di Pazza Inter, la Champions sarà solo un miraggio nell'annata 2012/2013.

Era dai tempi di Cuper che la compagine meneghina non mancava la qualificazione alla massima competizione europea, con tutte le conseguenze del caso a sancire il 'Oh no, e ora come si fa'? Beh, come si fa, è semplice, ci si rimbocca le maniche. Ma è davvero tutto fango ciò che non luccica, oppure qualche scaglietta d'oro brilla ancora nonostante il trofeo da vincere (sì, come no) sia l'Europa League?

In parte sì. Rivoluzione in rosa, perdite milionarie, difficili acquisti causa mancata qualificazione, concentrazione sullo Scudo che oramai è solo un ricordo (pare veramente arduo da considerare viste le consecutive vittorie, a tavolino o meno, dal 2006 in poi).


L'Inter non falliva l'accesso alla Champions dai tempi di Cuper
'Strama Inter amala', nonostante la Champions, nonostante invece di Messi, Cristiano Ronaldo e Aguero si debbano sfidare club come Atromitos, Sigma Olomuc e Horsens, non proprio leggende provenienti dai grassi paesi europei, calcisticamente parlando.

E anzi, si partirà dal terzo turno preliminare, si perderanno energie fisiche e psicologiche. Aspetta e spera, poi magari qualche Manchester, un PSG o un Borussia magari sbaglia, retrocede e finisce in EL. Appunto, magari. Senza Champions dopo 10 anni, alla fin fine non è tutto fango ciò che copre l'oro della famiglia nerazzurra, ma di certo, la fa da padrone.

Troppi errori in stagione hanno sancito un 'meritatato' arrivo nella sfortunata cugina della Coppa Uefa, quella che ancora valeva qualcosa, prima di venire uccisa dallo strapotere Champions. Quando ancora dominavano i club italiani e la Serie A, oltre ad essere il campionato più difficile al mondo, era anche più divertente.

Ma piangersi addosso non serve, EL al posto di CL, sua maestà. Qualche pro c'è, qualche contro, ovviamente, non manca. Ci si abitui, armata nerazzurra, vuoi vedere che tutti mancati terzi posti non vengono per nuocere come tanto si pensa?

PRO
  • Scudo, rieccomi. Prima Milan, poi Juventus. Le accerrime nemiche hanno banchettato sui resti di una squadra logora, sugli errori di Lucio, sulla vena realizzativa da gattino spaurito di Pazzini. Ma sopratutto sulla stanchezza post Mourinho, il grande vincitore-collezionista di ossa. Ora sembra tornato il momento di rifare sul serio, di ripuntare tutto sul titolo Nazionale, proprio in mancanza di ciò che fa girare il mondo delle big, la Champions. Senza la massima competizione europea si ha più energie, lo si è visto. Si possono far girare gli uomini, bisogna pensare a un solo obiettivo, il tricolore. Ma di fatto, a differenza dell'imbattibile Juventus di quest'anno appena conclusosi, c'è l'Europa League di mezzo arricchita dai fastidiosi preliminari. Il discorso para sempre lì, la vecchia UEFA logora chi c'è l'ha. Ed è dunque probabile che Stramaccioni decida di mettere in campo giovani e riserve (che novità italiana...). Vuoi vedere che con i suoi ex virgulti si potrà stupire?
  • Piccoli esclusi crescono. Coutinho, Alvarez, Castaignos. Tre nomi, tre giovani. Tre nazionalità, minuti e goal diversi. Stagione un po' qui e un po' là nel caso del primo, brasiliano che in tanti paragonavano a Pato una volta arrivato in Italia. I rossoneri sghignazzavano viste le potenzialità non espresse, giudicando il paperino decisamente più forte e decisivo. Poi il crack, mentre Cou, diventava crack (in senso positivo, campioncino) all'Espanyol venendo eletto come giovane rivelazione dell'anno. Senzazione nuda e cruda, con Strama dovrà essere uno dei cardini per la conquista dello Scudo, senza Champions potrà dimostrare veramente le sue doti, segnando, facendo segnare e preparandosi per la futura Coppa Campioni che arriverà.  Alvarez, dribbling e tocco. Ma corsa e accelerazione, zero di zero. Manco fosse uno a fine carriera. Prendere una sedia e utilizzare solo come uomo passaggio, altrimenti il club nerazzurro dovrà seriamente trovare la soluzione per aumentare la sua velocità. Che per il campionato italiano appare oltraggiosamente imbarazzante. Potrà allenarsi in campionato, senza la pressione di dover battere in velocità Messi (seh vabbè) e CR7. Castaignos, invece, potrebbe partire. Tutto dipenderà da chi arriverà in attacco. Visto che come ovvio, alcuni non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla Champions.
CONTRO
  • 30 Milioni di rimpianti. A tanto ammonta il danno della mancata qualificazione alla Champions. Che nello specifico significa meno monete da investire nel mercato, per tornare a essere quelli del triplete, picco massimo dell'era Moratti. Già, Moratti. Fine della favola (in termini economici la parola non è proprio quella opportuna) milionaria messa in moto da metà anni '90 in poi. Ora si fa il mercato con i costo zero, e magari con gli amici. Amico Pocho, non preferiresti una simpatica Europa League? No. Lavezzi, nonostante l'amicizia che lega il patron Saras con De Laurentiis, finirà al PSG. Sfidare il City, il Bayern e il Chelsea ha fatto scattare qualcosa nella testa dell'argentino, troppo bello il vero palcoscenico europeo per rinunciarci immediatamente. Tra scommesse  escandali, la mera gloria e la voglia di sfidare il più forte per migliorarsi come in ogni sport pulito esiste ancora, miracolo. I parigini offrono un contratto più importante? Verità, ma non tutta. Palacio arriverà nonostante tutto:visto che non ha ancora provato l'ebrezza Champions, non sa ancora cosa significa dover rinunciarci l'anno dopo.
  • Gloria, manchi tu. Niente più 'San Siri' stracolmi per sfidare il gotha dell'Europa. Senza la Champions si torna sempre a quel punto, ai dindini sonanti mancanti. No stadio pieno, no party. Perdite a go go nell'era della partita da casa e non più stadio, o United o Real (almeno in Italia, of course) o tutti a vedere, con un un po' di nostalgia (forse) la partita in poltrona. Nessuno allo stadio, cantava Elio nel '94. Non ci saranno 'Red Devils' e nemmeno blaugrana, nessun mito da incrociare e ricordarne i numeri. Mancherà la gloria, sfidare l'avverario più forte per migliorarsi. E tutto questo potrebbe essere un danno, un contro. Significa abbassare la guardia e attendere di tornare nei teatri dei sogni (ogni riferimento è ovviamente voluto).
Senza Champions è tutta altra cosa, ma dopo dieci anni, bisognerà abituarsi. Almeno per 12 mesi ancor.

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