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Italia travolta in amichevole dalla Russia, tra le note più negative della serata svizzera la prestazione di Bonucci e Maggio: il ct forse dovrebbe valutare la difesa a 3...

Peggio di così, forse, il nostro Europeo non poteva cominciare. Immaginare un'Italia più brutta di quella vista contro la Russia – avessi detto il Real Madrid - è difficile immaginarsela. Per sdrammatizzare, si potrebbe solo sperare che Prandelli confermi le minacce e ritiri la squadra, almeno ci risparmiamo un'altra figuraccia contro la SuperSpagna.


Dopo le polemiche ci si aspettava un'Italia pronta alla corrida
E sempre tra il serio ed il faceto, ci verrebbe da dire che tra Bonucci e Criscito, Cesare ha lasciato a casa quello sbagliato. Dopo entreremo nelle questioni tecnico-tattiche, ma è doveroso partire dalla testa: poche idee e confuse, approccio decisamente sottotono, poco mordente: è impossibile non legare questo atteggiamento distratto e spaesato al bailamme scoppiato in settimana. Dopo una tour de force di polemiche, risse verbali e conferenze stampa al pepe, ci si aspettava un'Italia pronta alla corrida, invece ci siamo ritrovati un toro – o piuttosto un agnellino – scornato.

Sarà una settimana di duro lavoro per Prandelli, sia dal punto di vista psicologico per svegliare, scuotere e stimolare i suoi giocatori, ma - come dicevamo - anche dal punto di vista tattico. Fino a quando la Juve ha giocato a 4, Bonucci ha fatto la panchina. E siccome Conte tanto stupido ha dimostrato di non esserlo, un motivo ci sarà: il centrale bianconero ha dato il meglio – ad onor del vero rappresentando anche un fattore determinante nello scudo juventino – quando dietro si è passati a 3 (o forse sarebbe meglio dire a 5). Adeguatamente – e da molto vicino – coadiuvato, guidato e accompagnato da Barzagli e Chiellini, le amnesie si sono ridotte sensibilmente.

Insistendo sulle note più negative della serata svizzera – anche perché trovarne di positive sarebbe estremamente difficile – continuiamo con l'impresentabile prestazione di Cristian Maggio: l'esterno – volutamente usiamo questo termine anziché quello più vetusto di terzino e dopo capirete il perché – non ha spinto davanti, si è travestito da bella addormentata dietro e si porta in ritiro due bei gollonzi sulla coscienza.

Non è per trovare un caprio espiatorio, perché non è che i compagni si siano distinti per una prestazione molto più brillante, ma se proprio dovessimo eleggere un man of the match al contrario, non credo che ci sarebbero dubbi su chi sia il candidato più accreditato. Forse non un caso che, schierato in una difesa a 4, lui che è abituato a giocare a 3, sia stato il simbolo della debacle azzurra. Non un terzino, ma un laterale, appunto.

Difesa? Non è un discorso di reparto, ma di squadra. Se non difendi bene a partire dagli attaccanti dopo fai fatica

- Cesare Prandelli

“Non è una questione di modulo”, la dichiarazione Prandelli nel dopo-partita a commento della disfatta. E – sinceramente – ci sentiamo di condividere, perché l'aspetto psicologico è stato fondamentale e le scorie accumulate in settimana hanno inevitabilmente pesato sulla testa dei giocatori. Forse, però, sarebbe più corretto dire che non è stata solo una questione di modulo, perché – pur con tutte le debite cautele del caso - la gara ha dato comunque indicazioni piuttosto chiare. E fossimo in Prandelli, non le trascureremmo...

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