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Mazzarri e De Laurentiis hanno trovato l'intesa per programmare il futuro assieme. Sarà ancora un Napoli competitivo, bisognerà costuire a partire dall'erede di Lavezzi.

C'erano tutti i presupposti per una lite da film. Visioni opposte, caratteri fumantini. Eppure l'attesissimo incontro tra Walter Mazzarri e Aurelio De Laurentiis si è chiuso alla fine con una bella stretta di mano. Uniti come prima al Napoli, anzi più di prima. Tanto che al tecnico è stato proposto un rinnovo fino al 2014, un anno in più rispetto all'attuale accordo.

Ma come si è arrivati alla fumata bianca? Da una parte c'era Mazzarri che chiedeva pochi acquisti ma di valore e di conseguenza un organico che non fosse sovrabbondante numericamente. Dall'altra il presidente che sosteneva esattamente tutto il contrario: servono giovani, tanti giovani per programmare il futuro ed una rosa da 30 elementi, in cui ci si giochi il posto alla pari, o quasi.

Il vertice, smentendo le più fosche previsioni, si è concluso poi nel migliore dei modi. Nessuno ha voluto abbandonare la nave, e si può capire facilmente il perchè.

Il giocattolo Napoli funziona, poche storie. Conti in ordine, un fatturato in costante ascesa, risultati tecnici di prestigio. Gli azzurri sono diventati ormai degli habituè delle coppe europee. Il prossimo anno – Gianello permettendo... - faranno l'Europa League, dopo aver offerto il meglio del loro repertorio in Champions. Togliendosi pure lo sfizio di battere i futuri campioni d'Europa, salvo capitolare al ritorno per una serie di sciagurate amnesie difensive.



Il progetto resta il solito,
ambizioso: arrivare ad
essere un vero top club
Insomma, il Napoli non è ancora una grandissima squadra, forse non lo diventerà nemmeno in seguito, ma può recitare un ruolo di primo piano, se tutti remeranno nella stessa direzione. Presidente e allenatore, pur non amandosi, lo hanno fatto e hanno deciso di continuare a farlo. Troppo intrigante il progetto azzurro, troppo allettante la scommessa: provare a diventare la big del futuro.

De Laurentiis ha deciso così di accontentare Mazzarri. Da subito, comprandogli Pandev, giocatore stimatissimo dal tecnico livornese. Non è il macedone il dopo-Lavezzi. Caratteristiche diverse, troppo diverse. Più lento l'ex-interista, ma forse più tecnico, quasi sempre impeccabile nelle verticalizzazioni. Quante volte lo scattante Cavani se n'è giovato. Ma non finisce qui.

Altri innesti andranno ad impreziosire la rosa. Nessuno si aspetti campionissimi. Quelli non arriveranno, e Mazzarri lo sa.

Al massimo, ne arriverà uno, in avanti, per sostituire un certo Lavezzi. Restiamo sempre di quell'idea: una perdita devastante, quella del Pocho. Un errore tecnico, senza dubbio. Dice 'ma dopo 5 anni e un pacco di soldi in offerta' ci sta di cambiare aria. Ci sta, ma un club che aspira a diventare grande non si fa scappare il suo miglior giocatore. Il più importante tatticamente. Il gioco di Mazzarri lo conosciamo: velocità, intensità, perfetta copertura del campo. E poi le ripartenze, gli improvvisi cambi di ritmo. Chi li animerà? Mistero.
 

Lavezzi andava tenuto, troppo importante
per il gioco del Napoli
Pandev, come detto, ha altre caratteristiche, Vargas è da scoprire, Insigne, quasi sicuramente, verrà di nuovo prestato altrove. Questo per rimanere alle risorse interne. E fuori? Votiamo Jovetic, il migliore, a nostro avviso, tra i potenziali eredi dell'argentino. Ma De Laurentiis non lo vuol togliere ai Della Valle, quindi non se ne parla. E' un Napoli che tenterà, quindi, un'impresa niente male: provare a vincere il terzo scudetto senza il suo astro più luminoso. 'Solo' con i Cavani, con gli Hamsik, con gli Inler. Mica da buttare, tutt'altro. Serve uno scatto, però.

La pace tra presidente e allenatore ha disteso gli animi e chiarito le idee. Non arriveranno i big – che costano troppo, specie in termini di ingaggio – e forse nemmeno i giovani, i troppo giovani almeno. Gli acquisti da Napoli saranno un mix tra gente in ascesa – tipo quel Yanga-Mbiwa, in arrivo da Montpellier – e mestieranti di lusso, magari da rilanciare (alla Chivu, alla Flamini). E poi il colpaccio. Uno solo. La gente se lo aspetta, Mazzarri anche. Perchè là davanti c'è una voragine. Grande come il Vesuvio.

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