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La dirigenza rossonera, tra mancati riscatti e cessioni troppo leggere, ha di recente dimostrato di pensare troppo spesso al contingente mettendo in secondo piano il futuro.

Da quando Massimiliano Allegri si è seduto sulla panchina del Milan in casa rossonera si è parlato di nuovo progetto. La società ha sempre dichiarato di voler costruire, con l'ex-Cagliari alla guida, una squadra che fosse nuovamente in grado di poter lottare per la Champions League ed essere considerata sempre tra le favorite per la vittoria finale in campionato.

Ma osservando il mercato rossonero degli ultimi anni, di progettuale, nelle strategie degli uomini di Via Turati, sembra esserci ben poco. Adriano Galliani ed Ariedo Braida hanno recentemente dato la sensazione di essere stati sopraffatti dalla fretta, dalla voglia di zittire le critiche dei tifosi, dalla scarsa lucidità, dalla poca voglia di puntare sui giovani, preferendo 'l'economica' esperienza, più che dalla programmazione e dalla lungimiranza,.

E' vero che in più di una circostanza le cose sono andate pure bene (Cassano e Van Bommel lo scorso anno, l'arrivo di Nocerino nell'ultima ora del mercato di agosto 2011), ma nella maggior parte dei casi si è trattato di soluzioni temporanee, che hanno lasciato intendere come in casa Milan si pensi troppo al presente e troppo poco al futuro, e non solamente per questioni di età.

Gli esempi più recenti riguardano le situazioni di Maxi Lopez ed Alberto Aquilani. L'argentino, dopo tante diatribe, è approdato a Milanello, non avendo la possibilità concreta di poter dimostare di essere meritevole di indossare la maglia del Milan, ed è stato subito accantonato al termine della stagione.


Maxi Lopez e Aquilani:
faticosamente seguiti e velocemente scaricati
Stesso discorso per il centrocampista del Liverpool: si è sempre saputo che le sue condizioni fisiche non sarebbero state sempre ottimali e che la continuità non è mai stata il suo forte. E allora perchè prenderlo per poi 'evitare' di riscattarlo, non dandogli nemmeno una seconda chance?

Oppure perchè non decidere di non acquistarlo e tentare di puntare su Merkel, che nella prossima stagione dovrà necessariamente tornare a Genoa nell'ambito dell'affare El Shaarawy?

Il Faraone rappresenta, insieme a Thiago Silva (tenuto in naftalina per mezza stagione prima di approdare in pianta stabile in prima squadra), l'eccezione alla regola, oltre che della poca lungimiranza, anche dell'impazienza rossonera.

Pure in passato, in aderenza alla politica italiana del 'tutto e subito', al Milan c'è stata fretta di lasciare andar via giovani che promettevano bene: si pensi a Matri, al cagliaritano Astori, a Pierre Aubameyang che ha fatto faville in Ligue 1 con il Saint-Etienne (venduto nel 2011 senza averlo mai effettivamente provato, è stato anche capocannoniere della Coppa d'Africa), al sampdoriano Pozzi, che nelle giovanili rossonere era già un talento.

Parliamoci chiaro: non si è trattato certo di giocatori che avrebbero potuto fare la differenza come l'ha fatta Ibrahimovic, e non stiamo criticando in toto tutto il lavoro fatto negli anni, che ha comunque portato a risultati importanti. Ma è altrettanto vero che nella progettualità qualcosa non fila.


Costruire per un biennio
non sarebbe dramma se
funzionale alla crescita
Il Milan è una società che deve per forza primeggiare, e i programmi - a partire dal mercato - devono rifletterlo. Ma visto che molto nelle dinamiche calcistiche è cambiato, e che la crisi economica vale quasi per tutti, perchè non cambiare registro? Si investa meno, arrivino meno top player, ma si agisca in maniera intelligente e pensata sul mercato.

Non è un dramma accettare 2-3 anni senza particolari sussulti, a patto che possano comunque essere la base per la costruzione di una squadra fatta di giovani di prospettiva, di talenti potenzialmente da grande Milan.non può riuscirci una superpotenza come il Milan?

Per alcuni si tratterebbe di un ridimensionamento vero e proprio del blasone rossonero. Una squadra come il Milan non può attendere, deve per froza cercare di essere sempre in prima fila. Ma visto che le nuove leve della famiglia Berlusconi, in assenza di un futuro investitore che possa prendere il loro posto, non hanno intenzione di fare follie, perchè non intraprendere questa nuova politica?

Anche se questo vorrà dire meno vittorie, si potrebbe  essere disposti ad aspettare...

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