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Il nuovo filone dell'inchiesta di Cremona ha scoperchiato nuove verità sullo stato di degrado del calcio italiano. Ora nessuna indulgenza per chi sarà dimostrato colpevole.

Lo abbiamo scritto nell’editoriale di ieri e lo ribadiamo oggi, la forma non ci è piaciuta: l’eccessiva e inutile spettacolarizzazione dell’evento, buttare il mostro in prima pagina, infangarlo sulla base di una presunta colpevolezza tutta da provare, non è il miglior viatico per attirare l’attenzione su un fenomeno che la merita, ma con tutte le debite cautele del caso.

E anche la carcerazione preventiva per ottenere confessioni, mettere in gattabuia i ragazzi viziati per farli crollare, è uno strumento quanto meno disumano, se non incostituzionale. Siamo garantisti a prescindere: anche se sono milionari che hanno deciso di buttare nel cesso la loro fortuna, non hanno meno diritti. Questo, ovviamente – e lo abbiamo detto ieri, ma vale la pena ribadirlo – succede quotidianamente nella vita comune a centinaia di cittadini, ma noi ci occupiamo di calcio e di questo parliamo.

Detto tutto questo, dopo aver analizzato la forma, passiamo alla sostanza: come spesso accade, la portata delle operazioni di ieri è stata sottostimata. Come dicevamo in precedenza, Bonucci, Conte, Mauri e Milanetto, fanno notizia e guadagnare copertine, ma rischiano di centralizzare l’attenzione e limitare l’analisi ad un livello superficiale. La perquisizione in casa del mister bianconero, ma anche di quella del presidente del Siena Mezzaroma, nonché il coinvolgimento dei Semeraro a Lecce, alza l’asticella: qui non si parla più di scommessopoli, ma di taroccopoli.

La genesi dell’indagine – come ormai noto – è stata piuttosto casuale (un tè “avvelenato” da Paoloni per far perdere la sua squadra), ma ha avuto l’effetto di aprire uno squarcio su un mondo che si sta rivelando più marcio di quello che era lecito attendersi. Non siamo extraterrestri scesi dalla luna e sarebbe ipocrita negare l’evidenza: tante volte abbiamo assistito a partite quanto meno bizzarre, ritmi inesistenti ed errori inconcepibili. Li attribuivamo a quel sistema di “favori” – speravamo inconsci, ma qui, forse, in maniera effettivamente ipocrita - di fine stagione, anche se la tendenza ultimamente era quella di anticipare sempre più il riferimento temporale.

Una squadra salva a metà stagione, cominciava a crollare, regalando vittorie a destra e a manca. Una squadra già retrocessa, a volte era capace di grandi ed inattesi exploit, altre opponeva una resistenza tenue e in linea con la stagione disputata. I vecchi saggi ci raccontano che queste cose son sempre accadute, ma non per questo sono meno gravi, anzi. E’ stato per anni un sistema tollerato o – piuttosto – foraggiato da tutti gli addetti ai lavori, nessuno escluso. Su questo meccanismo, si è insinuato il tarlo delle scommesse: visto che già si sapeva il risultato, tanto valeva guadagnarci qualcosina, l’idea che si son fatti gli avidi. A questo, aggiungete la crisi economica – con giocatori di B e Lega Pro che non percepiscono stipendio da mesi nel silenzio e permissivismo generale – e il tristissimo tetris si completa.

Come detto, però, gli inquirenti erano alla ricerca del salto di qualità: una volta provato – e su questo ormai non ci sono più dubbi – il malcostume delle scommesse, lo step successivo era quello di dimostrare la consapevolezza – o addirittura il dolo – delle società coinvolte. Non solo vittime, ma complici o addirittura carnefici del sistema: al Gervasoni sche si svende per due lire, si è passati al Conte a conoscenza del pareggio col Novara, che conduce a Mezzaroma manovratore o, addirittura, a Semeraro corruttore di Masiello e di mezzo Bari per ottenere i tre punti nel derby pugliese. E, come se non bastasse, in questo mare inquinato ci sguazzano criminalità più o meno organizzata, Ultras imbonitori e portantini che studiano da delinquenti.

E’ ovviamente un disegno che, ad oggi, esiste solo nei pensieri dell’accusa e che va ancora provato, ma che di certo ci lascia in eredità un quadro a tinte foschissime con tutte le deduzioni del caso (retrocessioni e radiazioni, non solo rimbrotti e sculacciate). L’immagine del calcio italiano – già di per sé non scintillante – ne esce letteralmente a pezzi, al di là di quelle che, poi, saranno le conseguenze concrete e ciò che si riuscirà a dimostrare. Siamo arrivati al punto di dover sperare che si tratti “solo” di scommesse e, questo, già dà la dimensione del marciume in cui ci hanno trascinato. Per questo, senza indugio, ribadiamo quanto sosteniamo da tempo: non ci servono condanne esemplari, ma che non ci sia indulgenza per chi non ha rispettato i nostri sogni e la nostra passione. Altrimenti, non ci sarà più futuro.

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