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L'allenatore della Juventus, indagato, è il nome di spicco tra quelli emersi nell'ambito dell'inchiesta della procura di Cremona. Ma la sua posizione è tutta da capire.

Indagato non significa condannato. Fatta questa doverosa premessa, alla quale tutti noi “addetti ai lavori” dobbiamo attenerci, possiamo passare alla cronaca di una mattinata risultata assai pesante per molteplici personaggi importanti del mondo calcistico italiano. Nell’ambito dell’inchiesta della procura di Cremona sul calcioscommesse, nello specifico nell’operazione denominata “New Last Bet”, l’allenatore della Juventus, Antonio Conte, è entrato ufficialmente nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

La vicenda è sulla bocca di tutti. E, soprattutto, gli interpreti di questa storia sono ormai noti. L’allenatore della Vecchia Signora è entrato nel vortice del calcioscommesse dopo che Filippo Carobbio, ex calciatore proprio della compagine toscana, ha citato la sua figura nell’ambito di un’ipotetica combine di Novara-Siena, match cadetto dello scorso 30 aprile 2011.

Il centrocampista di Alzano Lombardo, infatti, sostiene che Conte fosse a conoscenza di un presunto accordo tra i due club finalizzato a pilotare l’incontro verso un pareggio. Tesi smentita con convinzione da Roberto Vitiello, Claudio Terzi e Daniele Ficagna, ossi tre elementi che hanno vestito la casacca della ‘Robur’ nella scorsa edizione della Serie B.

D’altra parte, inevitabilmente, questo polverone si riflette in maniera perentoria sulle questioni juventine. Anche se, e bisogna ricordarlo sempre e sistematicamente, la vicenda Conte-calcioscommesse si basa unicamente sul rapporto professionale che legava l’uomo di Lecce al club di proprietà di Massimo Mezzaroma. E quindi, in poche parole, la Juventus in questo discorso non c’entra minimamente e, di conseguenza, osserverà un ruolo di pura e semplice spettatrice.

L’interrogativo tra i tifosi juventini, però, inizia a farsi insistente: “E ora cosa succederà?”. La risposta è molto semplice: al momento nessuno può sapere come evolverà l’intera situazione.

Non enfatizzate troppo l’informazione di garanzia, chi non è stato arrestato è stato raggiunto da elementi di tipo meno grave

- Il pm De Martino

Innanzitutto il condottiero bianconero verrà ascoltato a breve dal Procuratore federale, Stefano Palazzi. In questo colloquio l’allenatore campione d’Italia rilascerà la propria testimonianza in merito ai fatti a lui contestati. E proprio a sostegno di questo discorso bisogna registrare il commento rilasciato all’Ansa da Antonio De Rencis, avvocato del tecnico della Juventus: “La reazione di Conte è quella di una persona completamente estranea e fortemente determinata a dimostrare la sua totale estraneità”. Un messaggio chiaro e concreto che rasserena in maniera significativa i sostenitori della Vecchia Signora.

In Corso Galileo Ferraris, d’altro canto, ripongono grandissima fiducia nei confronti del proprio mister. Basti vedere infatti la storia del prolungamento del contratto da pochi giorni siglato. E, di conseguenza, in casa Juve si continuerà a sostenere la bontà morale del proprio tesserato fino a quando non emergeranno, semmai dovessero emergere, comportamenti penalmente rilevanti.


Prima la chiarezza sui fatti, poi si ragionerà:
niente giudizi sommari
D’altra parte, dalla conferenza stampa rilasciata stamani dal pm di Cremona, Roberto di Martino, bisogna estrapolare questa dichiarazione estremamente importante: “Vorrei dire di non enfatizzare eccessivamente l’informazione di garanzia, perché ovviamente sono state arrestate le persone nei cui confronti vi erano elementi più pesanti. Evidentemente chi non è stato arrestato è raggiunto da elementi di altro tipo".

"L’informazione di garanzia in questo processo - spiega - è quasi sempre anche per il reato di associazione, però questo non vuol dire che la persona sia necessariamente raggiunta da elementi di particolare intensità. Per cui non date il peso all’informazione di garanzia, è sempre uno strumento, deve essere uno strumento, attraverso il quale l’indagato viene messo in condizione di difendersi; non trasformiamolo esattamente nel contrario, quindi vi raccomando la massima prudenza nella valutazione dell’informazione di garanzia”.

Antonio Conte, ovviamente, dovrà chiarire la propria posizione. Ma le conclusioni affettate, indubbiamente, possono rovinare l’esito di questa inchiesta e, soprattutto, possono rovinare le carriere dei personaggi chiamati a difendersi. La prudenza in questo caso dovrà essere massima per cercare di fare luce in maniera proficua. L’estate, in ogni caso, si preannuncia rovente.

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