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A Napoli ogni festa viene portata all'estremo, ma stavolta non ci sono esagerazioni: all'Olimpico gli azzurri hanno scritto la propria storia.

'I soliti napoletani: hanno vinto la Coppa Italia e festeggiano come fosse la Champions'. No, cari amici. Stavolta non è esattamente così. I protagonisti di una celebrazione esagerata non sono i 'soliti' tifosi del Napoli, perchè non c'è niente di 'solito' nel successo di Roma contro la Juventus.

Che piaccia o no, all'Olimpico gli uomini di Mazzarri hanno fatto la storia. Non del calcio, è ovvio. Ma nessuno, d'altronde, l'ha rivendicato. Nel suo piccolo - che poi tanto piccolo non è - il Napoli ha fatto la propria storia.

Il successo in Coppa Italia è stato speciale per tanti motivi. Così tanti, che è stato possibile tirarne fuori un alfabeto tutto azzurro. Un modo alternativo per spiegare perchè, all'ombra del Vesuvio, si festeggia una Tim Cup come fosse una Champions League.

E soprattutto, perchè è giusto, almeno stavolta, che sia così.

ANTIPASTO - C'è la sensazione è che questo successo possa essere solo il primo di una serie. Non si sa se breve o lunga, ma una serie. Nulla di estemporaneo, insomma. La consapevolezza di avere un futuro brillante è la garanzia che ogni tifoso desidera.

BINOMIO - Non servirebbe tornarci su, sul tema, ma vale la pena ricordarlo: il binomio tra squadra e città, a Napoli, è forte come in pochi altri posti nel mondo. Inutile ripescare discorsi di natura sociale o antropologica. Il Napoli, come si dice in città, è semplicemente ''na malatia'.

COPPETTA - Va riconosciuto, l'appeal della Coppa Italia negli ultimi anni è sicuramente cresciuto. La formula con gran parte dei turni a partita secca e la finale giocata nel magnifico contesto di Roma hanno contribuito ad eliminare l'etichetta di 'Coppetta' dal trofeo. Vincerlo porta soddisfazione. Tanta.

DE LAURENTIIS - Dopo otto anni di gestione arriva il primo sigillo dell'era De Laurentiis: la vista della coppa sollevata da Cannavaro è pura soddisfazione materiale. E per questo fortissima. Gratificazione per gli investimenti importanti operati finora e sprone a continuare su questa strada.

ESPERIENZA - Vincere certe partite, contro certi avversari, contribuisce ad arricchire il bagaglio d'esperienza. E il Napoli quest'anno ci aveva già dato dentro, con la sua ottima Champions.

FINALE - Uno stadio gremito, due tifoserie accorse in massa, l'atmosfera delle grandi occasioni, una coppa in palio: una finale è sempre una finale. Porta con sè attesa e tensione. Naturale sprigionarle liberamente senza freni, nella festa. Soprattutto se non si è abituati.


'Cacc e sord' | L'appetito vien mangiando, De Laurentiis ci ha preso gusto

GELA - Sei anni fa, di questi tempi, il Napoli chiudeva la sua esperienza in Serie C. Chiedete ai tifosi azzurri cosa ricordano di quel periodo, vi risponderanno con nomi di località periferiche nel mondo del pallone: Lanciano, Manfredonia, San Giovanni Valdarno, Martina Franca, Gela. Sei anni fa. Soltanto sei anni fa.

HAMSIK - Certe gioie non arrivano tutti i giorni. Ecco spiegati tanti sorrisi: è rassicurante la prospettiva di non dover vedere troppo spesso Marek Hamsik senza cresta.

IMBATTIBILI - Vincere contro la Juventus, per ogni napoletano, ha un sapore speciale. Infliggere alla Signora l'unica sconfitta stagionale, nell'ultima partita della stagione e con una coppa da sfilargli, ha almeno raddoppiato il piacere.

LAVEZZI - Serpentine e accelerazioni, lacrime e urla, sorrisi e saluti. Ezequiel Lavezzi si è regalato l'addio più bello possibile. Esaltante e struggente allo stesso tempo. Intenso e indimenticabile, come sono stati i suoi cinque anni in maglia azzurra.

MERCATO - Senza la prospettiva di disputare la Champions, era lecito attendersi un mercato in tono minore rispetto alla passata estate. E forse lo è ancora. Ma quelle scene, sull'ambizioso De Laurentiis, potrebbero aver avuto un effetto rigenerante.


Vamoooooos! | Lavezzi scatenato sotto la Curva Nord, è un urlo d'addio

NUOVA LINFA - Dopo la scalata verso la Serie A prima e la Champions poi, dopo le grandi emozioni della cavalcata europea interrottasi a Londra e il mancato aggancio al terzo posto, era palpabile un certo malumore nella piazza, come se si fosse giunti ad un punto morto del progetto. La Coppa Italia ha riportato ai massimi livelli entusiasmo e voglia di essere protagonisti.

O SURDATO NNAMMURATO - Erano stati proprio loro, i tifosi della Juve, ad osare tanto: cantare ''O surdato 'nnammurato' nel 3-0 di campionato contro il Napoli. Moda poi ripresa altrove, nelle occasioni in cui gli azzurri sono scivolati in trasferta. Uno sgarbo restituito con gli interessi.

PECHINO - Coppa Italia vuol dire Supercoppa Italiana. Lo sarebbe stato indipendentemente dall'esito della finale di Roma, ma così si arriverà con più gusto allo scontro diretto del prossimo mese di agosto. Che sia a Pechino o a Torino, non importa: l'occasione è ghiotta per arricchire ulteriormente la bacheca.

QUAGLIARELLA - Nel 3-0 di Torino aveva fatto male quel suo goal. Festeggiato poco o nulla, con grande rispetto. Ma dal forte retrogusto di rinvincita. Quella che a loro volta i tifosi azzurri si sono presi all'Olimpico dopo la gomitata che è costata a Quaglia un rosso e un epilogo di stagione da cancellare.

REPUTAZIONE - Tutti i trofei danno lustro. Chi più chi meno, a seconda dell'importanza. Rappresentano una sorta di certificazione della bontà di un lavoro, una filosofia, un progetto. A quello del Napoli i risultati non mancavano, un successo da incorniciare sì. Ora c'è anche quello.


Un Napoli al bacio | Il primo trofeo dell'era De Laurentiis suggella un ciclo importante

STAGIONE - La Coppa Italia ha inevitabilmente mitigato i giudizi sulla stagione che si è appena conclusa. Fallimentare per alcuni, deludente per altri, accettabile per i meno critici. Adesso il 2011/12 sarà ricordata come un'annata alle emozioni forti.

TRIPLETTA - Gli azzurri si sono tolti uno sfizio non da poco: essere gli unici a battere i campioni d'Italia, dopo aver sconfitto i campioni d'Inghilterra e i campioni d'Europa in Champions. Mica male.

UNICO - Sarà banale, ma è un dato di fatto: vincere a Napoli è diverso da qualunque altro contesto. Il trionfo è vissuto come qualcosa di epocale, che oggi succede e chi quando si ripeterà. Da gustare fino in fondo e oltre.

VENTIDUE - A supporto di quanto appena detto, arriva il dato più esplicativo possibile: da ventidue anni il Napoli era a secco di trofei. Ventidue, lunghissimi anni. Fatti di ridimensionamento, retrocessioni, lacrime, fallimenti e riscatto. Vi rendete conto di quanto può essere grande una gioia repressa per tanto tempo?

ZERU TITOLI - Non è arrivata la Champions, il campionato è stato meno gratificante del previsto. Ma con la Coppa Italia in bacheca è assicurata la presa in giro lunga un'estate agli amici rimasti a secco di vittorie in questo 2011/12: 'zeru tituli'. Non val bene una festa esagerata?

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