thumbnail Ciao,

La cura Di Matteo, la classe di Drogba, ma non solo: i Blues coronano degnamente un cammino lungo il quale la dea bendata è stata fedele compagna.

Parlare di fortuna, nel calcio, è quasi un tabù. Come se il fato, gli episodi, la buona e la cattiva sorte non possano essere variabili decisive in una finale di Champions. Come se fosse troppo semplice ridurre tutto ad un palo colpito nel momento cruciale, ad un rimpallo insperato quanto provvidenziale. Come se ogni risultato dipenda da moduli, uomini, dinamiche ben fissate. No, non può essere sempre così.

La sfida tra Bayern Monaco e Chelsea, in questo senso, è un esempio da tenere a mente. Anzi, lo è l'intero cammino degli inglesi nelle ultime fasi di una competizione che nessuno, ad inizio stagione, avrebbe mai potuto immaginare tingersi di Blues.

Il Barcellona e i bavaresi si sono arresi al cospetto dell'organizzazione studiata da Di Matteo, dei loro stessi errori, delle parate di Cech, dello strapotere fisico di Drogba, dell'esperienza di una squadre che a suon di batoste, negli anni, ha capito come poter arrivare fino in fondo.

Ma diciamocelo in tutta sincerità, senza timore di essere banali: gli avversari del Chelsea hanno sbattuto il muso, in primis, contro una sfiga di notevoli propozioni.

NUMERI FORTUNATI
   
SEMI AND
Tiri
In porta
Pos. palla
Angoli
Fuorigioco
CHELSEA
4
1
28%
1
5
BARCELLONA
18
6
72%
8
2
  
SEMI RIT
Tiri
In porta
Pos. palla
Angoli
Fuorigioco
BARCELLONA
17
5
72%
10
1
CHELSEA
7
3
28%
1
1
   
FINALE
Tiri
In porta
Pos. palla
Angoli
Fuorigioco
BAYERN
24
7
55%
20
1
CHELSEA
6
3
45%
1
2
Pensate alla sfida che ha segnato la svolta della stagione di Lampard e compagni, quella della nefasta serata al San Paolo. Un 3-1 netto che avrebbe potuto essere ancor più pesante se Cole non avesse intercettato un colpo a botta sicura di Maggio nei minuti finali, dopo che Mata - di fatto - era stato innescato da una zolla beffarda nell'azione dello 0-1.

Oppure ricordatevi del doppio confronto contro il Barcellona. Abbiamo dibattuto tanto, anche su queste pagine, di come sia finito mestamente il grande ciclo dei Blaugrana, sotto i colpi del Chelsea. Ma basta buttare lo sguardo alle statistiche di quei due incontri, o semplicemente ripercorrerne in pochi istanti l'evoluzione, per rendersi conto di quanto la dea bendata sia stata preziosa alleata degli uomini vestiti di Blue.

La finale di Monaco è storia recente. Passerà alla storia come un incontro palpitante e appassionante, non certo spettacolare. Ma se c'è una squadra che la partita ha provato a vincerla è stato il Bayern. Meno preciso del solito, sì. Poco freddo nei momenti decisivi, è vero. Ma, e qui ricasca l'asino, evidentemente sfortunato e penalizzato nell'aver visto svanire una Champions che pareva ormai - meritatamente - agguantata.

Sia chiaro, non c'è nessuna intenzione di sminuire un trionfo che a Londra hanno costruito anno dopo anno, arrivato forse nella stagione in cui era meno preventivabile. Certi trofei non si vincono mai per caso.

E non è casuale che la svolta Blues sia arrivata con l'insediamento di Di Matteo in panchina, uno che ha capito come ottimizzare al massimo il materiale umano a propria disposizione. Insensato provare a fare un gioco champagne con una squadra avanti con l'età nei suoi elementi rappresentativi, più logico affidarsi ad un calcio arroccato tutto cuore, battaglie e attesa.

Quello che solo i grandi campioni sanno interpretare al meglio. Didier Drogba è stato decisivo in tutti gli snodi cruciali della cavalcata europea del Chesea. Nel ritorno contro il Napoli, nella doppia sfida con il Barcellona, nella finale dell'Allianz quando sembrava che tutto fosse andato perso. Le sue lacrime a fine partita hanno raccontato meglio di qualunque parola il sudore versato nell'inseguire un chiodo fisso che non si è mai smesso di sognare.

Il merito più grande dei Blues forse è proprio questo: aver creduto di poter vincere quando nessuno dava loro credito. Sotto 3-1 con il Napoli, contro il Barcellona dei supercampioni, in casa del Bayern Monaco nella resa dei conti. In un certo senso è qui che tutto torna. E' stato un Chelsea audace, e la fortuna - si dice - aiuta gli audaci. Anche in una finale di Champions. Non c'è nulla di male ad ammetterlo.

Fattore C, da oggi, vuol dire anche Fattore Chelsea.

Segui Sergio Chesi su

Sullo stesso argomento