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La giornata della festa Scudetto in casa Juve è stata quello del lungo e 'sofferto' addio ad Alessandro Del Piero. Lacrime e cori, la partita è stata solo contorno.

In amore è tutto esagerato: emozioni in positivo, delusioni in negativo. Quando ti batte forte il cuore, è tutto amplificato: dubbi, certezze, che tornano dubbi, per tornare nuovamente certezze. Sorrisi, lacrime, gioia e titubanze, tradimenti o presunti tali, incomprensioni e sguardi, momenti indimenticabili, abbracci struggenti, silenzi assordanti, rappresentano il patrimonio di qualsiasi storia d’amore.

Così, quando ieri Del Piero è uscito dal campo, non ci ha stupito vedere migliaia di persone – bambini, ragazze, signore, papà e nonni - piangere a dirotto e senza vergogna per il loro capitano. E’ stata una scena commovente, che ci ha riconciliato con il calcio. Stupendo il richiamo della folla, che ha trascinato Alex giù da quelle scalette chiedendogli il bis, trattandolo come l’attore protagonista di un film che rimarrà nella storia. E lui è la storia. E farlo è stato doveroso.

Incredibile che per 20’ nessuno - vi giuriamo, nessuno – si sia più preoccupato della partita. C’era solo un omino al cospetto di un muro umano, che girava attorno al campo, raccoglieva sciarpe e faceva collezione di rimpianti e preghiere. “Alex resta con noi” era la colonna sonora di una delle pellicole più strazianti che si ricordino.

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28', JUVE-ATALANTA 2-0

GOOAALL!!! HA SEGNATO ALESSANDRO DEL PIERO! Goal del numero 10 bianconero che, pur non in perfetta condizione fisica, ha fatto partire da fuori area un destro di collo che passa tra due difensori atalantini con la palla che va ad infilarsi alle spalle della porta difesa da Frezzolini.
Lui – come ha ammesso nel post partita – raccoglieva quelle sciarpe perché per anni sono state il suo vestito e non meritavano di restare in terra, ma anche per nascondere le lacrime. “E’ stato come vincere un altro scudetto – ha dichiarato sorridendo nel post-partita – dunque io sono a 31”.

Sinceramente – lo ripetiamo da mesi - non si capisce il motivo di tanto astio, l’idiosincrasia verso una bandiera che ha dimostrato disponibilità, classe e utilità senza chiedere nulla in cambio. Forse, la società avrebbe dovuto ricambiare il favore che Alex le ha fatto l’anno scorso, avrebbe dovuto fermare la giostra e anziché annunciare un benservito freddo, senza cuore e immotivato, avrebbe semplicemente dovuto dire a tutti: “Ecco il contratto, Capitano, questa volta in bianco lo firmiamo noi”.

E, invece, così non è stato e così non sarà, nonostante c’è chi ancora nutra delle speranze. Se neanche l’urlo dello Juventus Stadium, ieri, mentre parlava il presidente e la gente intonava “C’è solo un Capitano” è riuscito a smuovere le coscienze, significa che queste coscienze non ci sono o non vogliono farsi trovare.


Sarà come un pugno allo stomaco vederlo con una maglia diversa addosso
E che, dunque, bisogna prepararsi ad un Del Piero con un’altra casacca: sarà un pugno nello stomaco – lo sappiamo – ma non finisce il mondo. Alex si divertirà ancora e a noi – sinceramente – farà piacere, perché ogni volta che tirerà fuori la linguaccia, ci sorriderà il cuore. Poi, quando avrà deciso che sarà arrivato il momento di tornare a casa, sarà un piacere ritrovarlo a Torino.

Io sono nato calciatore – ha ricordato nel dopo-gara – e sto bene. E finché starò bene, continuerò a giocare”. E questa è stata, è e sempre sarà la sua forza: quella voglia da ragazzino nel campetto dietro casa, quando la luce scendeva non si vedeva più nulla, la mamma chiamava, ma Alex non riusciva a smettere di rincorrere quel pallone.

Parafrasando la famosa frase di Boniperti – “Alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” – ieri alcuni tifosi hanno esposto un bellissimo striscione: “Del Piero non è importante, è l’unica cosa che conta”. Esagerato, sicuramente, ma bello, toccante, romantico. Come una storia d’amore che non finisce mai.

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