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Da Cobolli Gigli, Blanc e Secco alla nuova spina dorsale del club bianconero. E' partito un progetto con tutti i presupposti per vincere ancora a lungo.

Alla Juventus è iniziato ufficialmente un progetto. Negli ultimi anni più volte abbiamo sentito citare quest’espressione da molteplici personaggi. Un sostantivo pronunciato dai vari Giovanni Cobolli Gigli, Jean Claude Blanc e Alessio Secco. Un tris di persone che hanno fatto catalogare il loro operato nella categoria “fallimenti”.

Il 28 aprile del 2010, tuttavia, è ritornato il sereno sul cielo bianconero. Data in cui è stata affidata la società torinese nelle mani di Andrea Agnelli. Il Presidente juventino, grazie ad amore e, soprattutto, competenza, in un solo biennio è riuscito a rilanciare ai massimi livelli questo club. Complice l’aver prima epurato e poi rinnovato l’intero organigramma dirigenziale; complice l’aver riportato una mentalità vincente e, quindi, da Juventus; complice aver attuato fin da subito una politica innovativa e competitiva.

Il cammino è stato laborioso e tortuoso. Il primo anno targato Agnelli, infatti, ha fatto registrare un fallimento sportivo. Settimo posto, acquisti sbagliati, tecnico non da Vecchia Signora. Ed ecco, conseguentemente, i leciti dubbi sull’operato del 37enne manager piemontese, sul binomio Marotta-Paratici e, in generale, sulla bontà dell’intera struttura organizzativa. In quest’annata sportiva, invece, s’è capito che la Vecchia Signora è tornata finalmente ai fasti dei vecchi tempi. E, di conseguenza, non si possono non elogiare i vari interpreti di questa fantastica annata sportiva.


Marotta ha una marcia in più: incarna al 100%
il famoso stile Juventus
Partiamo da Giuseppe Marotta. L’ex dirigente della Sampdoria, a suon di fatti, ha dimostrato di essere un dirigente diligente e lungimirante. Oltre ad avere ottime capacità intuitive, infatti, è il valore aggiunto societario sotto il profilo umano. E’ un abile comunicatore, è munito di ottima proprietà di linguaggio, ed è una persona che incarna totalmente il famoso ‘stile Juventus’. In neanche 24 mesi di lavoro ha saputo ridare serietà e professionalità all’intera stanza dei bottoni. Sicuramente ha commesso qualche errore di mercato, vedi per esempio le operazioni Martinez ed Elia, ma nel complesso il suo operato s’è rivelato, dati alla mano, vincente. E quando uno trionfa ha sempre ragione. Punto.

Capitolo Fabio Paratici. Se il patron dei blucerchiati liguri, Riccardo Garrone, ovvero massimo esponente della società in cui operava due stagioni orsono il dirigente piacentino, lo chiamava pubblicamente “il mio gioiellino”, evidentemente aveva le sue buone ragioni. E, a Torino, le si sono captate in maniera oggettiva. L’acquisto di Vidal, per esempio, è stato un vero e proprio capolavoro dell’uomo nativo di Borgonovo Val Tidone. Ma anche le operazioni secondarie, vedi ad esempio quella che ha portato Giaccherini sulle sponde del Po, sono state assai fondamentali per le sorti di questo scudetto conquistato. E tutto ciò si può riassumere in un’unica parola: competenza. Questa società, d’altra parte, non naviga a vista, opera attraverso un piano ben programmato e delineato.


Prima sperimentazione, poi evoluzione: ecco
la strategia Agnelli
La prima annata sportiva targata Andrea Agnelli è stata all’insegna della sperimentazione. S’è cercato di capire quali fossero i punti deboli societari, di cosa necessitasse il club per subire un’evoluzione positiva, e quali fossero i giocatori da inserire in rosa per cercare di costruire un ciclo vincente. Il secondo anno, ossia questo che sta per volgere al termine, è stato senza dubbio inaspettato. In Corso Galileo Ferraris – sicuramente – si aspettavano un processo di crescita notevole, ma non di tale valenza. Ed ecco che entra in gioco una figura fondamentale per le sorti attuali e, sicuramente, future, della Juventus: Antonio Conte.

Il tecnico salentino è il vero ‘top player” del mondo zebrato. In una sola stagione è riuscito a stravincere uno scudetto e a conquistare una finale di Coppa Italia. Ora, a fronte di tutto ciò, l’interrogativo nasce spontaneo: chi ha deciso di fargli ereditare l’operato di Gigi Del Neri? Il Presidente. Lo stesso Marotta nei giorni scorsi ha definito l’avvento dell’ex tecnico salentino: “Una felicissima intuizione di Agnelli”. E, con il senno di poi, si può tranquillamente dire che non si potesse effettuare scelta migliore.

E’ vero, se Del Neri nella scorsa stagione fosse arrivato perlomeno quarto, probabilmente, il condottiero pugliese non sarebbe sbarcato nella fila zebrate (almeno nell’immediato), ma alle volte la fortuna diventa una componente imprescindibile nelle varie tematiche in cui si sviluppa. Ed in questo caso la Vecchia Signora può vantarsi di esserne stata caratterizzata da una grande dose. D’altro canto, si sa, la fortuna aiuta gli audaci.


La normalità del trionfo
in casa Juve è l'impegno
più gravoso per il club
La sensazione, come dicevamo, è che grazie ad un ottimo assortimento dirigenziale, questo club sia destinato ad aprire un lungo ciclo di vittorie. Andrea Agnelli, complice la giovane età, è il Presidente che tutti vorrebbero avere: intelligente, competente e, soprattutto, tifoso. Mentre il duo manageriale formato da Marotta e Paratici con il passare dei mesi è riuscito a conquistare la fiducia dell’ambiente, rilanciando la propria popolarità ai massimi vertici. Ora, però, dovranno dare continuità alle loro felici intuizioni. Perché alla Juventus vincere non è un episodio sporadico, bensì è la normalità. Ed i tifosi juventini, ciclicamente, sono sempre stati abituati a competere per l’élite del calcio italiano ed europeo.

In tutto ciò, ed i sostenitori bianconeri aggiungeranno ‘finalmente’, si è cancellato il periodo più brutto dell’intera storia zebrata. Gli anni di Giovanni Cobolli Gigli, Jean Claude Blanc, Alessio Secco, Marco Fassone e Renzo Castagnini sono stati definitivamente archiviati.

L’attualità narra le gesta di Agnelli, Marotta e Paratici: che stia nascendo una nuova triade?A questa domanda si potrà rispondere solamente tra qualche anno, per il momento, però, si può esprimere la seguente convinzione: la Signora d’Italia è ufficialmente tornata. Chapeau.

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