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La stagione della Roma è stata molto altalenante, ma al tecnico spagnolo non possono essere attribuite soltanto delle colpe.

Domenica, al 'Manuzzi' di Cesena, Luis Enrique si congederà definitivamente dalla Roma, al termine di una stagione altalenante, fatta più di alti che di bassi e conclusa con risultati non certo soddisfacenti.

Che i giallorossi non avrebbero potuto immediatamente puntare a concorrere per lo Scudetto lo si sapeva, ma che non sarebbero riusciti a centrare nemmeno un piazzamento in Europa League non era nei piani. E poi, le quattro sberle rimediate a Lecce, a Bergamo e a Torino contro la Juventus, hanno evidenziato dei problemi di mentalità davvero paurosi, così come le 52 reti subite hanno posto l'accento su una fase difensiva da rivedere. Soltanto 6 squadre, tra le quali le ultime 4 della classe, hanno fatto peggio della squadra di Luis Enrique. E i numeri, come spesso si dice, non danno spazio ad interpretazioni.

Esperienza non esaltante, dunque, quella del tecnico asturiano in giallorosso. Ma se la stagione della Roma è andata com'è andata, le colpe non sono certo ascrivibili tutte all'allenatore. Analizziamo, dunque, dove Luis Enrique ha sbagliato, ma anche le attenunanti e i meriti della sua prima, ed unica, stagione in giallorosso.

LE COLPE

Come già accennato, subire 52 reti in campionato non può che evidenziare lacune tattiche non indifferenti. La Roma non è praticamente mai riuscita a convincere in fase difensiva e, soprattutto, non è stata in grado di compensare le tante reti subite con una mole importante di reti realizzate. 57 sono i goal messi a segno fin qui dalla compagine giallorossa, 2 in meno di quanti ne avesse messi insieme lo scorso anno la squadra guidata prima da Ranieri e poi da Montella.

Inoltre, determinati k.o., giunti peraltro in momenti decisivi per la lotta Champions, hanno lasciato il segno. Sia contro il Lecce che contro Atalanta e Juventus, proprio nel momento in cui una vittoria avrebbe significato un importantissimo rilancio in zona Champions, sono arrivate tre sconfitte, tutte condite da 4 goal al passivo, che hanno spento i sogni di gloria giallorossi e dato il via ad ovvi processi.

Poi c'è il capitolo 'cartellini': 10 espulsioni nell'arco di un campionato sono tante. Davvero troppe. La squadra è parsa spesso troppo nervosa e soprattutto incapace di reagire nei momenti di difficoltà, se non - appunto - rimediando cartellini.

Infine, il rapporto col pubblico: è giusto riconoscere come la tifoseria romanista, spesso 'accusata' di non avere pazienza, abbia concesso davvero parecchi mesi a Luis Enrique per lavorare in pace e mettere a punto i propri schemi. La figuraccia dello Juventus Stadium, però, ha fatto sì che la pazienza residua si esaurisse in un attimo. Tenere Totti in panchina ed improvvisare una formazione parecchio discutibile proprio in occasione del match più sentito della stagione, rimediando una figuraccia storica, è stato troppo. Persino più dei due derby persi.

LE ATTENUANTI

Additare Luis Enrique come l'unico colpevole della stagione da dimenticare della Roma, però, sarebbe oltremodo ingiusto. Innanzitutto è doveroso ricordare come non sia assolutamente facile prendere in mano una squadra rivoluzionata in tutto e per tutto. Nuova proprietà, nuova dirigenza, nuovo staff tecnico, organico modificato per 3/4 e tanti giocatori al debutto nel campionato italiano: non sarebbe stato facile per nessuno riuscire a dare immediatamente un'identità alla squadra.

E proprio quando il buon 'Lucho' sembrava esserci riuscito, col trio di centrocampo composto da De Rossi, Gago e Pjanic ed il tridente Osvaldo-Totti-Borini, la Roma ha iniziato a perdere pezzi, costringendo il tecnico spagnolo a costanti modifiche che non lo hanno mai condotto ad una nuova quadratura del cerchio.

Si fa inoltre spesso riferimento all'elevato passivo di reti subite, ben 52. Nel sottolinearlo, però, viene sempre omesso che lo scorso anno, al termine del campionato, le reti subite dalla Roma erano state proprio 52. Non certo di meno.

Gli infortuni di Juan e Burdisso, poi, a proposito di attenuanti, hanno costretto 'Lucho' ad arretrare De Rossi sulla linea dei difensori e, soprattutto, a dover schierare una linea difensiva che poco sposa il suo credo tattico. Una difesa chiamata a stare spesso 'alta' non può certo fare miracoli se composta da marcatori puri quali Kjaer ed Heinze.

I MERITI

In quest'annata di lavoro di Luis Enrique non è certo tutto da buttare via. L'allenatore iberico, infatti, è riuscito a forgiare settimana dopo settimana Osvaldo e Lamela, due autentiche 'bombe ad orologeria' che dopo tanto lavoro di fioretto del tecnico sembrano adesso essersi calati benissimo nella parte.

Inoltre, se la Roma si ritrova in casa un talento puro come Fabio Borini, il merito è proprio di Luis Enrique che ha deciso di investire su di lui proprio nel momento più delicato e ritagliandogli una posizione in campo che ne ha esaltato le caratteristiche.

Anche la gestione di Capitan Totti, esclusione contro la Juventus a parte, è parsa oculata e corretta: sia sul piano tecnico-tattico che su quello relazionale. E poi la fiducia e l'esperienza concessa a Tallo, Viviani e Piscitella, il nuovo ruolo disegnato per Taddei e la crescita di Marquinho sono 'regali' che Luis Enrique lascerà in eredità al suo successore.

IL BILANCIO FINALE

Alla luce di tutti gli aspetti analizzati, è chiaro che la prima annata italiana di Luis Enrique non possa essere valutata con un voto superiore alla sufficienza. Tuttavia, però, come detto, le attenuanti ci sono tutte e qualche merito al tecnico asturiano bisogna pure ascriverlo.

Rimane però un fattore inquietante: dall'inizio del campionato ad oggi, la Roma ha vissuto costantemente su un'altalena, senza mai dare l'impressione di aver intrapreso un reale processo di miglioramento.

Un giorno giù, un altro su e quello successivo nuovamente giù. Una crescita lenta, ma graduale e costante, avrebbe sicuramente fatto sperare in un futuro più florido ed anche spinto i tifosi ad accettare il mancato conseguimento degli obiettivi stagionali.

Un'andatura così irregolare, invece, non ha fatto altro che evidenziare come il 'Progetto' fosse avvolto nella più totale incertezza. La separazione tra Luis Enrique e la Roma, dunque, benchè voluta unilateralmente dal tecnico, non farà strappare i capelli ai sostenitori della 'Magica': se è vero che si ripartirà quasi da 0, con un nuovo tecnico ed un nuovo stile di gioco, è altrettanto vero che - proprio per via dell'irregolarità del rendimento - proseguire con Luis Enrique non avrebbe necessariamente significato assistere a costanti miglioramenti.

E allora, via con un colpo di spugna e con un nuovo tecnico, pronto a ridisegnare il tanto celebre 'Progetto'.

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