Per tornare in auge nella prossima annata occorrerà cambiare registro: la politica del mercato al risparmio alla lunga non paga, il Diavolo ha bisogno di pedine di valore.
Sono innumerevoli i motivi che hanno portato alla sconfitta del Milan nella corsa tricolore con la Juventus. I tanti infortuni nei momenti clou della stagione, la stanchezza post-eliminazione dalla Champions League, mettiamoci pure l'imprenscindibilità di Ibrahimovic, decisivo e totalizzante sia nel bene che nel male. Ciò che però ha più pesato sono state le scelte societarie in sede di mercato, che Allegri ha avallato o subito nel suo biennio.Come può pretendere, il patron Berlusconi, un gioco spumeggiante senza giocatori di qualità? Come può la società, che ha nel suo DNA quello di esportare un calcio spettacolare, autorizzare delle scelte di mercato così poco 'edonistiche'? Non ce ne vogliano Nocerino, Van Bommel, Muntari, Yepes e gli altri giocatori 'low cost', ma i palati fini rossoneri sono stati abituati in maniera diversa.
Se effettivamente si vorrà creare un Milan altamente competitivo sia in Italia che in Europa dovrà finire, o perlomeno dovrà essere accompagnata da altro, la politica dei parametri zero, che non ha affatto sortito gli effetti sperati, soprattutto quest'anno.
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Arriverà quasi sicuramente anche Riccardo Montolivo. Avrà pure piedi raffinati, ma non sembra avere la 'tempra' e la personalità per poter prendere in mano il centrocampo rossonero. Assomiglia ad Aquilani: tante belle premesse ma poca sostanza. Ci vorranno giocatori di personalità, in grado di non sentire la pressione di indossare una maglia importante o che abbiano la spregiudicatezza come loro caratteristica preminente.
L'ultima campagna acquisti si è sbagliata con responsabilità da suddividere tra società e tecnico. In tempo di fair-play finanziario ci si può pure 'accontentare' di sbarcare il lunario con quello che passa il convento, ma non si può allo stesso tempo far passare per raffinato cioccolato quello che è un semplice uovo di pasqua senza marca.
Che lo si dica chiaro e tondo ai tifosi, per i prossimi anni dimenticatevi un Milan di vertice, si cercherà di andare avanti con le (poche) risorse a disposizione, sperando che Ibra e Cassano facciano la differenza. Risorse che avrebbero potuto essere maggiori nel momento in cui si fosse andati fino in fondo con Pato, senza strani ripensamenti dell'ultimora.
Con i 30 milioni del Papero qualcosa di buono si sarebbe potuto fare, magari puntando - linea scelta da altre concorrenti - su giovani come Marin, Reus, Kagawa, Hazard, Ganso, o sui pochi giocatori di qualità presenti nel campionato italiano, vedasi Hernanes. Pedine perfette per completare il reparto di centrocampo affiancando i tanti elementi 'muscolari'.
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Facile restare allenatore del Milan indossando i panni del tecnico 'aziendalista'. Proponga e difenda le sue idee, apra un tavolo di confronto sincero con la dirigenza. Se non lo farà, come sembra, si dimentichi allora di essere ricordato come un allenatore 'da Milan'.
La sensazione è che ci si dimentichi che stiamo parlando del Milan, di una squadra che nel recente passato ha deliziato i palati raffinati di tutta Europa con giocatori del calibro di Van Basten, Savicevic, Baggio, Boban, Kakà e Shevchenko. Il Milan va costruito per tornare ad essere ciò che è sempre stato: una tra le prime tre squadre del mondo.


