L'Opinione - Il destino della Lazio è in mano al Catania di Montella. E' la storia che si ripete, come l'anno scorso...

I biancocelesti hanno ancora qualche possibilità di raggiungere la Champions League, ma devono sperare in una vittoria del Catania contro l'Udinese.

Ci risiamo. Come l'anno scorso, il futuro da grande della Lazio è appeso a un filo, il filo che passa da Catania a Roma, fine, sottile. Battere l'Inter con un occhio al tabellone, sperare che il super Catania di Montella regali un'altra super prestazione in un campionato a cui non ha più niente da chiedere.

Difficile ma non impossibile. Bergamo ha parlato, ha detto che questa Lazio con Lulic e Klose non avrebbe mai potuto fallire l'ingresso in Champions League, o almeno, ai preliminari della coppa dalle grandi orecchie.

Chissà, magari sarebbe bastato tenere in rosa quel Djibril Cisse che in Inghilterra sta facendo le fortune del Queens Park Rangers, segnando cinque goals in appena sette partite. Chissà, magari sarebbe bastata una punizione del “già ufficiale” Keisuke Honda, rimasto all'aeroporto di Mosca con il biglietto per Roma ancora in mano.

Chissà cosa ne pensa Claudio Lotito, ieri assente a Bergamo perché impegnato nei festeggiamenti della sua Salernitana promossa in Lega Pro...

Facciamo il solito passo indietro. La Reja-band si presenta a Bergamo con un Lulic e un Klose in più ma l'Atalanta del “romanista” Colantuono di fare regali ai biancocelesti non ne vuole sapere minimamente. I padroni di casa partono forte, mettono alle corde nei primi minuti una Lazio rabberciata e priva degli squalificati Marchetti, Dias, Biava e Ledesma.

Sarà che in panca c'è Klose che scalpita per entrare, sarà che in campo c'è Lulic da marcare ma la Lazio respinge gli attacchi dei padroni di casa e comincia a giocare a pallone. Gonzalez scuote la traversa e fa gridare al goal, poi è Kozak a mettere la palla alle spalle dell'incolpevole Frezzolini per il vantaggio ospite. I nerazzurri perdono metri e espongono il fianco a una Lazio quadrata, tosta e finalmente vogliosa di fare risultato pieno.

Nella ripresa entra Miroslav Klose; sia chiaro, il tedesco è evidentemente prudente e non affonda la falcata, ma la sola presenza manda nel panico i difensori avversari che vanno a “menarlo” addirittura nel cerchio di centrocampo. Le notizie che arrivano da Bologna sono ottime, quelle da Udine pessime. I bianconeri conducono per due reti a zero contro un Genoa in doppia inferiorità numerica. La squadra di Reja non si scoraggia, continua a spingere e trova il goal della sicurezza con un Cana in versione Cristiano Ronaldo.

Il verdetto è però infame, quarto posto a due punti dall'Udinese che è in vantaggio negli scontri diretti. I bianconeri hanno a disposizione due risultati su tre a Catania, come l'anno scorso.

Inutile cercare di far modificare il testo a Ivan Cattaneo, “Stessa spiaggia stesso mare”: il destino della Lazio è nella mani dell'Udinese. Se i friulani non perdono, se ne vanno dritti dritti in Champions League alla facciazza di Lotito e Tare, i veri artefici di questo suicidio sportivo a cui la Lazio ha partecipato.

Molto probabilmente, quindi, sarà ancora Europa League. Chissà che i due dirigenti non stiano cantando soddisfatti “per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare” pensando alla meno nobile delle coppe. I tifosi invece, tra rabbia e speranza, ci credono ancora e saranno tutti lì a spingere la squadra contro l'Inter.

Se da Catania non arriveranno buone notizie, sarà facile sentire un coro contro la dirigenza con il testo di Ivan Cattaneo modificato: “Per quest'anno, non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare, torna ancora quest'estate, torna ancora quest'estate a Salerno...”.