thumbnail Ciao,

Un'inguardabile Lazio si infrange sullo stesso ostacolo Champions di un anno fa. Un ignobile parapiglia nel finale di Udine complica ancor più i piani futuri di Reja.

Un tiro in porta in novanta minuti ma la colpa è di tre fischi di un simpatico buontempone. Giocatori, allenatori, dirigenti della Lazio impegnati in una Royal Rumble finale perché qualcuno ha fischiato la fine al posto dello spaesato Bergonzi.

Ebbene sì, secondo tutti i tesserati della Lazio la colpa della sconfitta, a quanto pare, è da attribuire alla terna arbitrale e al già sopraccitato buontempone. Sempre facendo riferimento alle citazioni precedenti, visto il ricco bottino di un misero tiro in porta accumulato fin lì, chissà cosa avrebbe potuto fare la squadra in quei quindici secondi rimanenti.

Ma procediamo per gradi. La squadra biancoceleste si presenta al Friuli con il solito nugolo di giocatori rimasti al lazzaretto di Formello: Klose, Brocchi, Lulic, Radu, Hernanes e Stankevicius infortunati, manca anche Candreva squalificato.

Reja si trasforma in Mourinho e nel riscaldamento mischia le carte, Diakité è il titolare ufficiale ma Garrido si scalda con gli altri undici. La supermossa a sorpresa è cosa fatta: difesa a quattro, Scaloni terzino sinistro e Garrido ala. Sì, Garrido esterno alto, praticamente un “Garrincha” meno brasiliano.


La Lazio vista a Udine
è sembrata quella lenta
della gestione Ballardini
Per la serie “oggi in area avversaria non ci vogliamo arrivare” ecco pronta la squadra catenaccio per eccellenza, con davanti l'ex bomber Rocchi supportato da un Mauri a corto di carburante da un paio di partite. Senza cinque titolari, senza giocatori con cambio di passo, la squadra di Udine è la copia della Lazio di Ballardini, un'accozzaglia di giocatori isterici che in campo subiscono il ritmo di chiunque.

L'Udinese di benzina ne ha poca, pochissima, ma tanto basta per avere la meglio sulla Lazio attuale. Marchetti per fortuna fa il proprio dovere, controlla le sassate dalla distanza dei mediani bianconeri e sbroglia un paio di situazioni aeree insidiose.

Nel corso del primo tempo, stranamente, si rompono anche Matuzalem e Biava: dentro Diakité e Cana. Il canovaccio va avanti fino a metà ripresa, quando Di Natale raccoglie una pennellata di Domizzi e insacca nella porta del povero Marchetti. Game, set & match. La Lazio non sa reagire, davanti c'è il vuoto nonostante l'ingresso (tardivo) di Kozak.


Nel finale di partita tutti a farsi giustizia, non è chiaro per quale ragione
Succede così che nel finale i padroni di casa si involano in contropiede alla ricerca del raddoppio, il buontempone fischia la fine e sia Gonzalez che Marchetti abboccano come due alborelle in fase di pastura. Pereyra invece ci sente benissimo e insacca a porta vuota il 2-0 finale.

Apriti cielo: sbroccano tutti, Dias espulso, Matuzalem rinsavisce miracolosamente dal proprio infortunio e si butta nella caciara, Scaloni riposseduto se la prende con tutti, Marchetti spinge via Bergonzi come per dirgli “ma impara il regolamento va”.

Ma attenzione, qui arriva il bello. Dagli spalti si precipitano De Martino e Tare, non autorizzati, e decidono di farsi giustizia da soli: non si sa per cosa, ma tant'è. In conclusione, vista la recente squalifica di Lotito e i possibili provvedimenti per Tare, viene lecito porsi la domanda: chi farà in estate il solito pseudomercato della Lazio? I quattro campioni promessi da Lotito staranno vivendo attimi di terrore...

Sullo stesso argomento