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La strana serata di sabato contro il Napoli ha di fatto segnato l'addio alle ambizioni di Champions. Tra indicazioni contrastanti, spicca l'eterno ruolo del Capitano.

Se ripensiamo al fatto che quello di sabato all'Olimpico è stato il sesto pareggio in campionato, tutto sembra incredibile in questa prima stagione della Roma del nuovo corso. Giocatori nuovi, società insediata da nemmeno un anno, allenatore straniero ed estroso e che prova ad insegnare un calcio a noi abbastanza sconosciuto o complicato.

In tutto questo, ci sono di mezzo le partite vere, quelle con le dirette rivali che per tutto l'arco della stagione hanno significato umori alterni: sconfitte ma anche vittorie entusiasmanti. Prendiamo ad esempio i derby, malamente persi entrambi con la squadra finita in 10, oppure le vittorie con Napoli (andata), Udinese e Inter.

Alla fine, è sembrato quasi che la Roma ci avesse preso gusto a giocarsela con le “pari grado” per poi andare a crollare con le piccole come Lecce, Atalanta, Cagliari e via discorrendo.

Sabato sera era un appuntamento importante, dopo le prime contestazioni e i fischi abbastanza convinti di una parte della tifoseria. La Roma è stata comunque accolta da un tifo incessante e sinceramente sopra le aspettative, che ha permesso ai giocatori di mettere in campo quella determinazione tanto richiesta a più riprese. Il primo tempo giallorosso è un bel monologo, che prevede solo qualche piccola sbavatura ma il pressing attuato e le verticalizzazioni in attacco hanno fatto sembrare il Napoli piccolo piccolo.


Non solo il primo tempo:
contro il Napoli la Roma
si è risollevata sull'1 a 2
Totti ha magistralmente orchestrato ogni pallone che dalla trequarti viaggiava verso la porta avversaria ed è riuscito a far fare bella figura anche a Rosi che ha dato l'assist per la rete dell'imprendibile Marquinho, accompagnato dal solito becero scetticismo al suo arrivo a gennaio ed ora innegabilmente il miglior centrocampista a disposizione del tecnico, per qualità, corsa e goal.

Il secondo tempo, in realtà, ha cambiato faccia per la Roma che ha mostrato tutti i suoi limiti pur mantenendo l'idea di voler offendere e aumentare il suo vantaggio. Però il Napoli è salito di ritmo e ha giocato con le sue armi migliori, sfruttando il contropiede e lanciando gli uomini sulle fasce che scattano alle spalle dei terzini. Prima ha trovato casualmente un gran goal con Zuniga, ma poi il bomber Cavani sembrava aver ammazzato la gara a favore dei partenopei.

Per una volta, diversamente dal normale, la Roma si è rialzata, ha provato a spingere e non lasciarsi andare, trovando alla fine un pareggio con Simplicio tra il surreale e l'insperato. E questo proprio mentre la sconfitta sembrava concretizzarsi, con l'aggiunta dell'esclusione definitiva dalla lotta per l'Europa, nel caso.


Champions lontana, ma
vale la pena lottare per
il quarto/quinto posto
Invece no: per la lotta Champions è meglio lasciar perdere ogni idea visto che ci sono quattro squadre a pari punti (quattro sopra la Roma), ma per l'obiettivo del quarto o quinto posto è il caso di insistere e concludere la meglio la stagione per raggiungerlo, per programmare meglio la prossima stagione e rendere Roma un posto dove i calciatori vogliono arrivare.

La cosa più bella è stata vedere i giocatori, guidati e capeggiati dal solito numero 10, l'unico capitano di questa squadra, andare sotto la Curva a prendersi la contestazione e i fischi. Non per il pareggio, che ci può stare e non va preso negativamente, ma per tutto quello che è successo prima, per spronare la squadra a correre sempre come nel primo tempo, a giocarsela con tutti e non sembrare una massa di ragazzi messi lì per caso.

In un periodo senza alcuna certezza, ci si appende alle sicurezze di vecchia data, come Francesco, il solo in grado di scaldare i cuori in periodo così.

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