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In sei giorni i Blaugrana hanno perso tutto ciò che potevano perdere, cedendo lo scettro nella Liga e in Champions. Un fallimento non casuale. O quasi...

I marziani sono tornati sulla Terra e lo hanno fatto nel modo più fragoroso e inaspettato. Secondo il Libro della Genesi Dio impiegò sette giorni per creare il mondo, il Barcellona ce ne ha messi sei per distruggere e rendere fallimentare un’intera stagione.

Consegnata la Liga al Real Madrid nel Clasico di sabato, rimaneva solo la Champions League, sfumata in un’altra triste notte al Camp Nou. Niente Remuntada, come accadde anche due anni fa contro l’Inter, e niente finale di Monaco di Baviera. La Champions 2012 avrà un nuovo padrone e non avrà i colori blaugrana.

Analizziamo ora nel dettaglio i perché di questa incredibile debacle, la più sorprendente della recente storia catalana.

LIONEL MESSI– Incredibile, ma vero. E’ il miglior giocatore del mondo, colui che sta battendo ogni record del calcio mondiale a finire sul banco degli imputati. Il rigore fallito del possibile 3-1 pesa come un macigno sulla coscienza della Pulce e alla fine è risultato decisivo. Nei 180’ contro il Chelsea non è stato il solito Messi, sbagliando troppo sia in fase conclusiva che in

Non solo il rigore: Messi ha sbagliato troppo nei
180' della semifinale
appoggio: emblematico il giallo rimediato per una trattenuta su Lampard dopo un tocco sbagliato. Questa doppia sfida ha confermato che non è ancora un leader.

PEP GUARDIOLA – I maghi nel calcio non esistono e ieri sera se ne è avuto la riprova. Stupisce la rinuncia dal 1’ alla spinta di Dani Alves, poi entrato per l’infortunato Pique. Dai piedi del brasiliano nasce il provvisorio 2-0 e sulla destra si sbatte avanti e indietro (suo anche l’assist in leggero fuorigioco del gol annullato a Sanchez nella ripresa). Sarà che Pedro non è al massimo della forma, ma non era forse meglio schierarlo al posto del giovane Cuenca (bravo solo a fare l’assist a Busquets)? Perlomeno poteva gettarlo nella mischia a gara in corso, invece ha scelto il giovane e inesperto Tello, che non ne ha imbroccata una.

TIQUI-TACA, E POI?– Nessuno mette in dubbio che il Barcellona giochi il miglior calcio d’Europa, bello da vedere e quasi sempre produttivo. Il problema è quando, per l’appunto, non lo è. Cosa serve avere il 73% di possesso palla (più il 72 all’andata) se sbatti di continuo contro il muro avversario? Il tiqui-taca nel doppio confronto con il Chelsea è stato fine a se stesso e quasi fastidioso. Il pressing alto e asfissiante mette in grande difficoltà gli avversari,

Mai come contro i Blues
il tiki-taka è stato fine a se stesso, quasi irritante
ma quando non funziona sono guai (vedi gol Ramires). Ogni tanto servirebbe l’ariete d’area per sbloccare le gare più bloccate. Sulla tecnica della Banda Bassotti blaugrana nulla da dire, ma senza Pique di testa non la becca in pratica nessuno se non il solo Puyol.

LA CONDIZIONE FISICA – Mentre nella passata edizione il Barça era arrivato alla fase decisiva al massimo della condizione, quest’anno i ragazzi di Guardiola hanno perso lo smalto dei giorni migliori proprio nella settimana più importante della stagione. D’altronde con 14-15 titolari è normale che i tanti campioni vengano spremuti: il vero Barcellona ieri sera si è visto solo per i primi 20’ quando ha messo alle corde gli inglesi.

SFORTUNA – Eh sì, la Dea Bendata nel doppio confronto con il Chelsea si è girata dall’altra parte ed è andata in un pub a bersi una birra. 19 tiri all’andata e 22 al ritorno hanno prodotto la miseria di soli due gol, mentre i tuoi avversari ne fanno tre nelle uniche conclusioni decenti nello specchio. Due legni all’andata (Sanchez e Pedro) e due al ritorno (Messi) ti fanno capire che non c’è nulla da fare. Poi se prendi sempre gol nei minuti di recupero dei due tempi (47’ pt Drogba, 46’ pt Ramires e 46 st Torres) vuol dire che chi sta lassù ha altre preferenze. E la “Settimana da Dio” di Jim Carrey è tutta per Roberto Di Matteo.

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