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Dopo gli scivoloni contro Fiorentina e Bologna non reggono neanche più gli alibi legati ai goal fantasma, il tecnico rossonero non sembra più essere sul pezzo.

Contro il Bologna non è che il Milan non abbia vinto per gli errori di Allegri. Con un El Sharaawy in più in panca, o un Maxi Lopez più precocemente in campo, forse, non sarebbe cambiato nulla. Il pareggio di San Siro, che in casa segue la sconfitta contro la Fiorentina, ha radici lontane e che affondano in una condizione psico-fisica inadeguata. Il Milan è semplicemente arrivato allo sprint finale cotto, di testa e di gambe.

Le ragioni di questo cataclisma sono un mistero: da quando Milan-Lab faceva miracoli, ora infortuni, ricadute e malati immaginari sono di casa a Milanello. E anche quando si recuperano gli infortunati, leggasi Van Bommel, non si può pretendere di averli tirati a lucido. Ma è anche, e soprattutto per questo, che, forse, una gestione della rosa in maniera più oculata sarebbe servita.

Lo avevamo detto dopo Barcellona, lo ribadiamo oggi, vedere tutta l’energia giovanile di El Sharaawy in tribuna, ci fa piangere il cuore. E, poi, accorgersi della presenza di Maxi Lopez solo perché al 90’ scatta dalla panchina, ma solo per protestare contro il quarto uomo per il recupero, fa male, soprattutto al Milan.

Poi, se vogliamo, si può aprire anche un capitolo sugli infortunati, perché è vero che se il medico dà l’ok l’allenatore può schierare il giocatore, ma è altrettanto lapalissiano che non è detto che debba forzatamente farlo. La gestione dei rientri e delle criticità fisiche, spetta sempre al mister, che alla fine è il vertice della struttura e si assume le responsabilità.


Schierare Thiago Silva
contro la Roma è stato
un autentico suicidio
D’altronde per parafrasare il mitico tecnico spagnolo Clemente – “Se i cambi li deve fare il pubblico, perché pagano così tanto me?” – si potrebbe dire “Se le decisioni le prende il medico, perché il lauto bonifico a fine mese dovrebbe arrivare ad Allegri?”.

Schierare Thiago Silva contro la Roma, alla vigilia della fondamentale sfida di Barcellona, conoscendo il problema fisico (il Milan si è riscaldato in 12 ben sapendo che il brasiliano già non stava bene), è stato un suicidio. E, poi, tutti sappiamo quanto abbia ballato la retroguardia in Spagna. E, ora, tutti sappiamo quanto sarebbero serviti la sua saggezza tattica, la sua velocità e il suo carisma contro Fiorentina e Bologna.

Per tornare alla gara contro il Bologna, siamo di quelli che sostengono che l’allenatore può sbagliare e ne ha tutto il diritto. Anzi, ne ha addirittura il dovere quando la squadra è in difficoltà: è lì che il mister deve provare, variare, cercare soluzioni che non siano didascaliche, inventarsi qualcosa, scuotere i suoi.

A San Siro siamo passati da un Mourinho che se avesse potuto avrebbe messo dodici punte in campo pur di ribaltare la partita, e spesso ci riusciva (anche con Samuel spostato centravanti), al cambio Aquilani-Van Bommel, al 73’, col Milan sotto di 1-0 in casa contro il Bologna, in una gara assolutamente da vincere. Un Maxi Lopez a guerreggiare in area di rigore, anche solo a fare un po’ di casino, no? La squadra si sbilanciava? E cosa aveva da perdere?

Senza dimenticare che quella era l’ultima sostituzione, che seguiva quelle di Cassano per Seedorf (l’unica che ci stava, anche se si poteva rischiare con Clarence a metà campo togliendo Muntari) ed Emanuelson per Antonini (questo veramente un cambio bruciato). Ma al di là di quanto accaduto contro il Bologna, lo ripetiamo, la “crisi” rossonera ha radici lontane: nel momento decisivo della stagione, il Milan si è sciolto fisicamente e psicologicamente.


A questo punto vengono meno tutti gli alibi legati a sviste arbitrali
Inutile stare a recriminare ogni volta dopo episodi dubbi – ha detto con saggezza Abate dopo la partita – dobbiamo prima di tutto pensare a risolvere i problemi”. Già, perché come si sentiva dire ieri in sala stampa, tutti gli alibi Muntari, Catania e quant’altro, vengono necessariamente meno ora. Dopo un pareggio contro il Bologna e la sconfitta contro la Fiorentina in casa, non ci si può più attaccare agli arbitri...

E infatti, correttamente, Allegri ha avuto il buon gusto di non farlo nelle interviste post-partita di ieri ma, ad essere sinceri, il tecnico non ci è sembrato essere molto sul pezzo in generale: quando si comincia a parlare di matematica, di dare tutto fino alla fine e vediamo, di secondo posto non matematico, difficile convincere che ci si crede ancora. La sensazione, piuttosto, è quella di una squadra disunita, deconcentrata, demotivata.

E se tutto parte dall’allenatore, non ci sono sviste arbitrali che tengano. Visto che è la fiera delle frasi fatte, al mister ci verrebbe da segnalare che non è finita, c’è ancora tempo e tutto può succedere nel calcio. L’importante è crederci per davvero...

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