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Contro il Bologna la squadra di Allegri è riuscita, purtroppo, a ripetere la brutta partita disputata già contro la Fiorentina di Delio Rossi.

Nemmeno utilizzando la migliore fotocopiatrice del mondo si riuscirebbe a ricreare una copia di una partita giocata un paio di settimane prima e replicarla 15 giorni dopo come è riuscito al Milan contro il Bologna. L’originale? La partita contro la Fiorentina, rigiocata contro avversari diversi e con un finale leggermente diverso ma ugualmente amaro.

Se poi il gol di Ramirez è praticamente identico a quello subito da Amauri, se tutti e due derivano da disattenzione e pressapochismo, allora vuol dire che qualche strano collegamento tra le due prestazioni debba per forza esserci. Con in mezzo una parentesi chiamata Chievo ed una partita vinta tra immani sofferenze, il Milan si è confermato in un periodo di totale apatia.

Questa la parola giusta per definire l’ultimo mese di un Milan che sta riuscendo nell’impresa di perdere un campionato che per forza, calendario, punti conquistati fino a marzo, sembrava tranquillamente indirizzato verso Piazza del Duomo.


Poca freschezza, scarsa
lucidità e un attacco che
sta facendo tanta fatica
I motivi? Abbiamo provato ad analizzarli varie volte, evidenziandoli anche quando le cose andavano bene. Sul banco degli imputati ci sono sempre gli infortuni che hanno certamente influito molto costringendo molti giocatori agli straordinari. E i risultati si vedono in campo con gente che fa fatica a correre e, soprattutto, ad essere lucida. 

Ma nell’ultimo mese ed anche più, una delle cause principali delle difficoltà rossonere è da ricercare in quell’attacco che, mascherandosi dietro i 63 gol segnati dalla squadra, sta facendo e spesso ha fatto fatica.

Mille passaggi, giocate complicate e nessuno che si smarca e va in profondità. Area spesso vuota e tutti a voler il pallone tra i piedi. Il Barcellona fa il Tiki Taka, il Milan il Ti che te tachet i tac  preso in prestito da un famoso scioglilingua lombardo.


Ibra ha tirato a lungo
la carretta, ma da un
po' si è rivelato umano
Ibrahimovic ha tirato fin qui la carretta ma nell’ultimo periodo si è rivelato umano. E ci mancherebbe. Rimane il fatto che lo svedese, contro il Bologna, gol finale a parte, ha sbagliato praticamente tutto, si è spesso intestardito e, come non mai, è sembrato troppo spesso più un centrocampista arretrato che un attaccante.

Robinho, non pervenuto. Molta samba ma poca concretezza. A volte sarebbe meglio un bel liscio romagnolo, forse meno fantasioso ma certamente più redditizio. Maxi Lopez ha segnato un solo gol, El Shaarawy due, Cassano è appena tornato e Pato ed Inzaghi... lasciamo perdere.

Per tutta la stagione la baracca è stata tenuta in piedi dai centrocampisti, ma se Nocerino spostato da sinistra a destra sembra un altro giocatore, se Aquilani non riesce a tornare ai livelli iniziali, se Boateng è un desaparecidos, se Seedorf rallenta la manovra, allora i problemi vengono tutti a galla. Problemi che ora è forse tardi per provare a risolvere.

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