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Adesso che la qualificazione alla Champions è quasi sfumata, è arrivato il momento di capire quasi siano i reali obiettivi di Aurelio De Laurentiis. Magari per lui è giusto così...

Game over. O giù di lì, considerando che il terzo posto è ormai lontano sei punti (che diventano sette, tenendo conto dello scontro diretto sfavorevole), ad appena 7 giornate dalla fine. E che nel calcio tutto è possibile resta un concetto vero, ma che va preso con il giusto realismo. Il campo infatti ci ha mostrato un Napoli stanco, senza idee, svuotato.

La squadra che tanto ha stupito nell'ultimo anno sembra già aver mollato la presa, forse consumata da una stagione passata a rincorrere un sogno Champions che ne ha succhiato tutte le energie, fisiche e mentali.

Nella sfida dell'Olimpico c'entrano poco moduli, uomini e tattica: la Lazio ha meritato la vittoria semplicemente perchè, come la Juventus una settimana prima, ha rincorso il risultato con tutte le forze a disposizione.

A questo punto suonano come un nefasto presagio le parole di Cavani dopo il pareggio interno con il Catania: "In questa squadra c'è qualcuno che non vuole vincere". Uomo di fede il Matador, che evidentemente aveva già percepito la strana aria che si stava iniziando a respirare nello spogliatoio azzurro.


Napoli stanco, svuotato e senza idee: il realismo dice che è finita per il 3°
Ma perchè mollare proprio nel momento topico? Perchè rinunciare alla scalata Champions, traguardo che avrebbe permesso una diversa pianificazione della prossima stagione? Oppure il terzo posto, e quindi i preliminari, non avrebbero comunque portato sufficienti garanzie di partecipazione alla competizione (e dunque introiti certi da investire subito nel mercato e nell'adeguamento dei contratti), a differenza di una qualificazione diretta? Ed ancora: forse dietro le tante, troppe voci di mercato qualcosa di concreto evidentemente si sarà materializzato?

Certo è che per quanto riguarda il management c'è già aria di cambiamento: ancora in bilico le posizioni del Ds Bigon e sopratutto di Fassone: il direttore generale quasi certamente non rinnoverà l'accordo con il club, ufficialmente per motivi personali ma più realisticamente per un rapporto mai idilliaco con la proprietà. Già, la proprietà: quell'Aurelio De Laurentiis che, a dispetto dei desideri dei tifosi, ha tutte le intenzioni per continuare la gestione oculata di questi anni.

Tetto ingaggi e diritti d'immagine, giovane età dei calciatori su cui investire, massimizzazione dei profitti derivanti da diritti tv: questi i capisaldi del DeLa-pensiero, in controtendenza con le altre gradi realtà europee, magari vincenti ma indebitate fino al collo.

 Nel calcio, come nella vita, bisogna scegliere. E dietro a certe scelte spesso è sufficiente anche accontentarsi. Magari anche solo di una "piccola" Tim Cup. Juve (campione d'Italia?) permettendo, naturalmente.

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