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Dare le colpe dell'eliminazione ad Allegri risulta semplicistico, ma la scelta di Pato in panchina al posto di El Shaarawy non ha convinto al 100%.

Il Milan a Barcellona non ha fatto una bella figura: non in campo, non in panchina, non in tribuna e tanto meno in sala stampa. Partiamo dal campo: inizio balbettante, incapacità di reagire, di tenere palla, farla circolare, di fare due semplici passaggi di fila. Seedorf nella sua peggior versione passeggiatore, Nesta timido come al primo giorno di scuola, Antonini pasticcione, Ambrosini impotente, Zlatan desaparecido e Robinho al Carnevale. Per fare una sintesi, s’intende. Il Barça ha preso possesso del campo e della partita dal tunnel degli spogliatoi e non l’ha più mollata. Neanche un secondo, checché se ne dica. Dando addirittura la sensazione di mollare per non infierire nel finale. Il Milan, nonostante tutto, ha avuto il merito di rimanere in gara, riprenderla nell’unica occasione creata, alimentando utopie, più che sogni. Perché, detto sinceramente, le squadre viste ieri sembravano semplicemente di due categorie diverse. Ed è vero che il Milan non era il miglior Milan, ma neanche il Barcellona era il più bello mai visto finora…

L’unico alibi che riusciamo a concedere ai rossoneri, è la sfiga del sorteggio, perché sono andati a sbattere praticamente contro un muro. Anche se già Londra aveva dimostrato che il livello attuale è questo e non consente molto di più. Qualcosina in più, forse sì (e ne parleremo), ma non moltissimo. Berlusconi diceva qualche tempo fa che facendo la somma virtuale degli elementi che la compongono, la rosa del Milan non è inferiore a quella del Barcellona. Solo che loro giocano a calcio e il Milan no. Dunque, come se la differenza stesse tutta nel manico. Presidente, ci permetta di dissentire: vero è che Guardiola, grazie anche alla filosofia societaria (ieri 10/11 della squadra schierata titolare proveniva dalla 'Cantera'), ha costruito una macchina perfetta, ma sinceramente, comparando le due formazioni iniziali, o se volete anche quelle teoricamente titolari, non troviamo un giocatore di Allegri che sia superiore al pari ruolo di Pep. Se volete, provate a fare l’esercizio.


Alcune scelte di Allegri sono discutibili, ma non è lui il colpevole dell'eliminazione
Dunque, qualche responsabilità ad Allegri gliela possiamo anche attribuire, ma scaricargli addosso tutte le colpe è fin troppo semplicistico (e pure paraculistico). E’ facile inalberarsi perché la squadra non fa gioco, ma se è da Ambrosini che devono passare tutti i palloni – uno tra i pochi a salvarsi anche ieri, ma non gli si possono chiedere miracoli -  allora l’impresa diventa impossibile. Ci possiamo attaccare a Pep che nella partita decisiva dei quarti di Champions League si affida al giovane Cuenca, mentre Max manda il suo El Shaarawy (l’unico che, forse, avrebbe potuto metterci un minimo di intensità) in tribuna, per rischiare Pato e preferirgli l’esperto Maxi Lopez. Potremmo anche lamentarci dei cambi didascalici, scolastici e scontati (fuori Seedorf per Aquilani, Boateng per Pato) quando, invece, con la squadra in difficoltà, un allenatore ha il dovere di tentare, inventare, incidere.

Quando ancora la regia non ci aveva mostrato le panchine ufficiali, invocavamo l’ingresso di El Shaarawy per dare un po’ di vivacità: fuori il caracollante Seedorf, arretramento di Boateng sulla linea dei centrocampisti e si prova almeno a giocarsela. Probabilmente non sarebbe cambiato nulla, ma almeno avevi dato segni di vita. Allegri ha detto: “Non ho nulla da rimproverare ai miei ragazzi” e siamo assolutamente d’accordo. Ma la domanda è: lui – inteso come vertice di uno staff – ce l’ha qualcosa da rimproverarsi?


Inutile recriminare sull'arbitraggio, il Barça ha dominato per 94'
Perché, poi, quando è entrato e contemporaneamente uscito Pato, il dramma sportivo si è definitivamente consumato: la scelta di rischiarlo, al di là di come sia finita (perché il diavolo ci mette sempre lo zampino) è stata semplicemente irresponsabile. Ti sei portato in panca uno zoppo, per mandare uno fresco in tribuna (recentemente, tra l’altro, il miglior elemento a tua disposizione, anche più di Maxi Lopez…). Che fa il paio con il patatrac Thiago Silva (e la partita ha dimostrato quanto fosse importante averlo…).

Il peggio, però, è arrivato a fine gara, con tutte le recriminazioni rigoristiche. Abbiamo sentito dire che quel “penalty ha cambiato la partita”. Sinceramente, noi ne abbiamo vista un’altra: una in cui dal 1’ al 94’ c’è stata una sola squadra in campo, che ha strameritato di vincere perché superiore in tutto e perché aiutata sì, ma da un avversario non all’altezza che, semplicemente, avrebbe fatto meglio a recitare il mea culpa ed accettare sportivamente la sconfitta.

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