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Un'altra prestazione non eccelsa in Champions riapre la diatriba che si trascina avanti ormai da diverse stagioni: lo svedese è un campione?

"Da Ibrahimovic mi aspetto il solito flop", ci aveva detto Antimo De Salve, presidente della Penya barcelonista della Lombardia, prima di Milan-Barcellona. 'Solito' perché è opinione generale che lo svedese manchi gli appuntamenti importanti, quelli in cui - invece - servirebbe personalità e carattere.

I big match come quelli di ieri sono professionalmente interessanti perché - al di là dello spettacolo della partita - ti consentono di confrontarti con colleghi di tutto il mondo e capire come gli altri ci vedono.

Quando, ad esempio, Ibra in conferenza stampa ha detto che il campionato italiano è ancora il migliore, un enorme punto interrogativo ha preso forma sul volto dei giornalisti stranieri (e in realtà anche qualcuno di quelli italiani s'é fatto una risatina...).

In questo costruttivo scambio di vedute internazionali, mi sono imbattuto in un simpatico collega brasiliano di Globoesporte che con la classica passione sudamericana tentata di convincermi che Pelé (che né io né lui avevamo visto giocare) era più forte di Maradona (lui non aveva visto neanche Maradona, ma io sí e quindi non potevo che decantarne le gesta mentre lui mugugnava), che Romario era di gran lunga più tecnico del Fenomeno Ronaldo e che il Ronaldo del Real era più decisivo di Messi.

DALLE NOSTRE PAGELLE
IBRAHIMOVIC 5.5 - Prestazione controversa dell’attaccante svedese: inizia bene, confezionando l’assist per Robinho, poi si divora una ghiotta occasione di fronte a Valdes.

Lotta e sgomita con Piqué e gli altri difensori catalani, ma fa storcere il naso a chi si aspetta sempre il meglio da lui, soprattutto in una Champions League che per lui sembra davvero stregata.
Provava anche a difendere animatamente Ibra: "Non é vero che fallisce sempre i grandi appuntamenti, ricordo che quando era al Barcellona, a Stoccarda, ha fatto un goal importantissimo per la qualificazione in Champions". E io, laconicamente, gli ho fatto notare che, a 31 anni, e con 10 d'esperienza ad alti livelli, non era riuscito a trovare un'altra gara più importante di quei quarti della stagione in cui, tra l'altro, quel Barca e lo stesso Ibra andarono a sbattere contro l'Inter del triplete...

Mentre in sala stampa, su Sky, passava invece la classica intervista pre-partita di Raiola - nella quale, a difesa del suo assistito, sosteneva che essere decisivo in una gara importante non significa fare tanti goal, ma si può essere d'aiuto alla squadra in tanti modi - ero a fianco dell'inviato di un giornale svedese e quindi connazionale di Ibra che ne conosce molto bene la storia. E alle parole dell'agente un sorriso caustico gli si é stampato sul viso: "Il solito Raiola - ci ha detto - chissà dov'era a Londra mentre il Milan veniva spazzato via dall'Arsenal. Forse con Ibra al pub...".

"Io so quanto valgo e non ho nulla da dimostrare a nessuno", raccontava il ciarliero Ibra nella conferenza pre-gara. Beh, se é per questo tanto meno Seedorf, eppure... O Ambrosini, autore di una grandissima e genorosissima gara, o lo stesso Nesta, a cui San Siro ha regalato una meritatissima standing ovation. E se il grande appuntamento non lo mancano neanche Antonini e Bonera, ci dobbiamo aspettare che sia proprio il fuoriclasse a nascondersi?

Ci sta che davanti al portiere siano le gambe di Nocerino a tremare e cercare l'assist anziché andare al tiro, ma non che il campionissimo si faccia venire la tremarella solo davanti al portiere avversario. E, attenzione, il giudizio non e' figlio di un goal sbagliato, ma di una prestazione priva di quella personalità che il fuoriclasse, in occasioni come queste, deve mostrare per meritarsi l'etichetta.


Ci sta che la tremarella
venga a Nocerino, non
a Zlatan Ibrahimovic
E in questo siamo assolutamente d'accordo con Raiola, perché non deve essere solo l'eventuale rete a caratterizzare i giudizi, ma l'aiuto e la leadership che il campione mette a disposizione della squadra, la sua capacità di guidarli e trascinarli nei momenti difficili.

"Mi aspetto che i miei ragazzi facciano una gara coraggiosa", aveva detto Allegri alla vigilia, la sensazione è che qualcuno, quel coraggio, l'abbia invece lasciato a casa. Detto che alibi ce ne sono, perché non e' che l'attacco sia stato molto assistito e Robinho e Boateng non sono stati d'ausilio, forse anche perchè condizionati dal post-infortunio, il calcio e' bello perche' ti offre sempre un'altra opportunità - probabilmente l'ultima - per dimostrare che mandare a quel paese una giornalista in diretta o dare un cartone in pancia al Rossi di turno, non fa di te un campione di carattere e personalità.

Essere decisivo nella gara della vita, quella di martedì prossimo al Camp Nou, davanti a Messi e tutto il Mondo, invece sì. E su quel campo, Ibra dovrà decidere se essere ricordato come uno dei più grandi della storia del calcio o semplicemente come uno dei tanti eterni incompiuti.

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