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E' già cominciato il toto-panchina in vista della prossima stagione dei nerazzurri: Villas Boas avanti a tutti, ma prima sarà importante chiarire i programmi.

Ci sarebbe da preoccuparsi se fosse vero quanto dichiarato ieri da Massimo Moratti a proposito della notizia di un primo contatto tra l'Inter e l'entourage di Andrè Villas Boas in vista della prossima stagione: "Sono solo voci", il laconico commento del presidente.

Chiariamoci: da che mondo è mondo marzo non è mai stato tempo di annunci. Non ci si aspettava certo una conferma ufficiale, tanto più in un momento talmente particolare per i nerazzurri. Ma è importante che dietro al velo della pretattica le idee, ai piani alti del club, siano chiare.

Prima ancora che un nuovo allenatore, all'Inter serve un piano, un programma, una strategia. Un progetto, volendo affidarci al termine più abusato degli ultimi anni in ambiente calcistico. Ovvero quel che è mancato - storia nota - dall'indimenticabile notte del Bernabeu.

D'altronde basta ripensare all'evoluzione di questa stagione, per rendersene conto. Cosa avrebbe cambiato un Guardiola in panchina ad inizio anno? Avrebbe trasformato Zarate in un simil-Messi? Avrebbe tolto cinque anni di carriera alla vecchia guardia? Pep è nato a Santpedor, non a Nazareth.


Prima che un allenatore
l'Inter ha bisogno di idee
e programmi ben definiti
Gasperini - ma anche in questo caso non diciamo niente di nuovo - è stato dal primo istante della sua avventura alla Pinetina un 'Dead Man Walking', allenatore arrivato tra lo scetticismo generale. Societario, prima ancora che tra i tifosi. Ecco, questo non deve più accadere.

Non ci si può permettere di perdere un allenatore a fine giugno, con una nuova stagione ormai già pianificata sotto i suoi dettami e senza valide alternative a cui attingere. Non deve più accadere che siano gli eventi ad indirizzare l'Inter, invece che l'Inter a costruirsi il proprio destino.

Prima ancora della panchina, insomma, occorre sistemare i problemi dietro la scrivania, fissare il percorso che l'Inter dovrà seguire nelle prossime stagioni, spiegarlo con sincerità ai propri tifosi, perseguirlo mediante scelte coerenti e sensate. Con Branca o chi per lui. Quel che conta è ritrovare un'identità.

L'allenatore è soltanto la logica conseguenza di un disegno preciso condiviso da tutti, per certi versi l'incarnazione di ciò che si vuole essere. Con Mourinho l'ambizione era chiara e trasudava da ogni singola mossa, in campo e fuori. I risultati non sono arrivati per caso.


Ad un tecnico giovane ed
emergente devi dare un
gruppo fresco e motivato
Villas Boas - il nome più chiacchierato del momento - in quest'ottica rappresenta una scelta onesta, a patto che corrisponda ad una voglia di rinnovamento totale. Ad un allenatore giovane ed emergente devi consegnare un gruppo fresco e motivato. Qualunque altro mix - come testimonia la sua avventura al Chelsea - rischia di essere improduttivo.

Il tecnico lusitano non è lo 'Special Two' che ha fatto impazzire mezza Europa alla guida del Porto, nè - probabilmente - lo sprovveduto vice di Mourinho che in Blues ha raccolto solo miseri risultati. All'Inter, avendolo conosciuto come uomo per più di un anno, probabilmente sanno dove collocarlo tra guru e flop.

Nel caso sarà lui il prescelto, ci si dovrà preparare a difenderlo quando, inevitabilmente, alle prime difficoltà sarà tirato in ballo il suo fallimento al Chelsea. Con coerenza e decisione. E' così che si comporta una società che 'Grande' ambisce ad esserlo non solo per storia e tradizione.

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