Considerazioni finali sulla campagna acquisti invernali che ha appena chiuso i battenti. C'è chi esce rafforzato e chi avrebbe potuto (e dovuto) fare di più.
Si chiudono i battenti del Supermercato e la sensazione che resta è che, di Super, siano rimasti solo i sogni: Tevez è ancora in spiaggia a rosolare, Nainggolan (avessi detto) ha preferito restare a Cagliari, Motta alla fine ha scelto Parigi. Insomma, tanto fumo e niente arrosto. Proviamo a fare un bilancio del mese più pazzo del calcio.| LA DELUSIONE NELLA CODA |
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Non ci convincono i 10 milioni impegnati per Caceres, né i cinque di Padoin e, in generale, ci sembrano obiettivi di secondo piano per una squadra che avrebbe dovuto sfruttare l’occasione per cogliere un’opportunità irripetibile: inserire elementi di qualità per lanciare la volata verso il sogno.
Opportunità sprecata con acquisti forse utili, ma non indispensabili e che non fanno fare il salto di qualità ad una squadra che, nel complesso, era già inferiore alle antagoniste e aveva sopperito alle lacune andando a mille.
A questo punto, meglio Palombo o Parolo di Padoin, meglio Guarin o Pizarro di Caceres, si poteva rinunciare a Borriello per un difensore. Forse sarebbe stato un mercato meno lungimirante, ma di certo più consono alle esigenze immediate. E di questo la Juve aveva bisogno: Carpe Diem. Amen.
| RIVOLUZIONE MENEGHINA |
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Detto addio a Carlitos, la foto alla tavola imbandita di Rio rimarrà probabilmente un marchio nerissimo sulla pur splendida carriera di Galliani, i tifosi rossoneri si son dovuti accontentare delle controfigure Maxi Lopez, mini Mesbah, reietto Muntari, pentimento Merkel e carneade Roggia.
Un altro mercato convulso che, però, non sposta gli equilibri. La fortuna del Milan è che, con quell’Ibra, partiva già da dieci posizioni di vantaggio. Dall’altra parte del Naviglio, invece, si piange Motta (spesso fischiato a San Siro) e si celebrano gli arrivi di Juan, Guarin e Palombo.
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Moratti ha fatto bene a lasciare andare Motta – non si trattiene un giocatore che ricatta la società – ma forse neanche lui sa quanto lo rimpiangerà: era l’unico a centrocampo a saper dettare i ritmi alla squadra, farla girare e darle qualità, né Guarin né Palombo hanno le stesse caratteristiche (e tanto meno Cambiasso o Zanetti). Urge, dunque, il recupero dee talento di Snejider, altrimenti neanche il 4-4-2 dell’aggiustatore Ranieri basterà…
| LA REGINA E I SUOI VASSALLI |
Forse, più che di un turbinio dal centrocampo in su, il tecnico siciliano avrebbe avuto bisogno di stabilità in difesa, ma di certo non può lamentarsi della generosità di Preziosi. I rossoblù –
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All’arrosto del Genoa, fanno da contraltare i fumi di Fiorentina e Lazio: tante trattative, tante ipotesi prestigiose e, poi, la montagna che partorisce il topolino. Amauri e Candreva di certo non bastano a strappare la sufficienza, soprattutto perché sono più gli affari sfumati di quelli realizzati. Senza voto, ci verrebbe da dire, se fosse una partita e dovessimo fare le pagelle.
Uno e buono, invece, per il Napoli, che in effetti non chiedeva molto a questo mercato, perché le lacune in questo momento sono molto più psicologiche che tecniche. Vargas è un ottimo colpo in prospettiva, Pandev è quello a scoppio ritardato che sta cominciando a dare i frutti ora. Pochi e da verificare se buoni, gli arrivi in casa Roma, sulla quale il giudizio rimane inevitabilmente sospeso.
Poi ci sono tutte le altre che si sono affannate per tappare i buchi, ma solo il campo dirà se con esiti positivi.






