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Alla Fiorentina per dimostrare di non essere finito: accettare di ritrovarsi svincolato a giugno è un gesto da campione. E a Firenze non avranno molta pazienza...

Da tempo, almeno sul campo, Amauri non è più lo stesso giocatore che aveva incantato tutti con la maglia del Palermo. L’aria di Torino gli ha frenato la vena creativa, a tal punto da confinarlo ai margini del calcio di prima fascia. Un’involuzione che non è andata, però, di pari passo con la sua sconfinata presunzione.

La sua testardaggine l’ha portato a mangiarsi sei mesi buoni di stagione 2011/12. Alla Juventus non doveva e non poteva più restare, eppure non ci ha pensato due volte, nella scorsa estate, a rifiutare qualsiasi altra destinazione.

Per fortuna a furia di prendere capocciate contro il muro, alla fine il buon Amauri ha ritrovato se stesso, capendo che, per essere un campione, devi comportarti da campione e sapere quando è giunto il momento di dire “basta” e riavvolgere il nastro sino ai titoli di apertura…

Sono contento per gli attestati di stima che mi arrivano da Firenze. Chiederò di indossare la maglia viola numero 11

- Amauri

E, allora, eccolo qui, pronto a ripartire da zero in quel di Firenze. Una scelta complicata, difficile, forse anche disperata. Un contratto di soli cinque mesi senza garanzie sul futuro (a giugno sarà senza contratto, libero di scegliere la sua prossima destinazione ma anche a rischio disoccupazione, almeno a certi livelli), una scommessa nel buio più totale.


E' un momento delicato per Firenze, fare centro sarà ancor più difficile
Eppure, proprio in questa decisione, c’è tutto l’Amauri vero, nostrano, quello che, ventenne, sgomitava per ritagliarsi un piccolo spazio nella dorata Serie A. Amauri ha voltato pagina e l’ha fatto nel momento più delicato della sua carriera.

I 32 anni sono vicini, le chances di trovare l’ultimo grande contratto si riducono di giorno in giorno, eppure Amauri ha deciso di rimettersi in gioco. E l’ha fatto a Firenze, nella piazza più in ebollizione dell’intera Serie A.

Non sarà facile, il popolo viola non è in vena di regalie e vuole risultati immediati. Come se non bastasse, in maglia gigliata, i grandi bomber della storia sono sempre uno spettro con cui doversi raffrontare giornalmente.

Eppure Amauri può farcela, proprio perché giocherà per se stesso, per dimostrare che ha ancora il fuoco dentro di sé, quel fuoco che lo ha portato dal Bellinzona sino alla Juventus. Bravo Amauri, ora dipende solo da te. L’umiltà è una virtù importante, meglio ricordarselo sempre…


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