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L'ultima giornata del girone d'andata ci lascia in dote tre messaggi al campionato da parte delle tre grandi storiche del campionato. Vittorie con un retrogusto particolare...

Ora l’Inter è tornata definitivamente in corsa scudetto: sembrerebbe assurdo dirlo dopo una vittoria risicata, complicata e discussa come quella di ieri sera, tanto più che non ha permesso ai nerazzurri di rosicare neanche un punto alle squadre che la precedono, ma sono proprio questi i tre punti che danno morale e consapevolezza ad una squadra.

Quelli sofferti, strappati coi denti, ottenuti col carattere e con le palle. Una partita giocata male, come candidamente e onestamente ammesso da Ranieri in conferenza stampa: sono mancati fluidità di manovra, distanze tra i reparti, continuità di gioco e finanche le giocate dei campioni.


Vittorie come il 2-1 sulla
Lazio danno sia morale
che fiducia a volontà

Ma sono arrivati i tre punti, un dettaglio per niente secondario, che ha ancor più valore se si guarda all’avversario – la Lazio che precedeva in classifica e che prima della batosta di Siena in trasferta non aveva concesso neanche le briciole ai dirimpettai di turno – e se si considerano le assenze – Snejider ancora a mezzo servizio, il metronomo Thiago Motta a riposo forzato -.

Dunque, tornando all’assunto di partenza, non crediamo ci siano dubbi che, chi vorrà conquistare lo scudetto, dovrà vedersela anche coi nerazzurri. E’ pur vero, però, che la Juventus a Bergamo ha dato una grande dimostrazione di forza: come dicevamo qualche settimana fa dopo la vittoria del Milan all’Atleti Azzurri d’Italia, i tre punti ottenuti in terra bergamasca hanno un peso specifico decisamente più elevato di quelli di Novara, tanto per restare all’attualità.

Ma al di là del mero dato numerico, la Juve da Bergamo non porta a casa solo il titolo – virtuale

A Bergamo la Juventus
ha dimostrato di avere
già una gran panchina
– di Campione d’Inverno, ma anche diverse certezze in più: innanzitutto quella che un Pirlo in giornata – e senza marcatura personalizzata (il più grave degli errori che Colantuono potesse commettere) – è ancora un fuoriclasse in grado di vincere la partita da solo.

Poi, che Conte ha già una panchina in grado di cambiare le sorti della gara in corso: Giaccherini ha rotto l’impasse sabato sera, Marrone ha aggiunto personalità ad un centrocampo già esperto e maturo (incredibile per un ragazzo poco più che ventenne); De Ceglie ha dimostrato di poter rappresentare un’alternativa valida a sinistra, consentendo a Chiellini di tornare in mezzo all’occorrenza per sfruttarne le doti fisiche. Che la Juve abbia già in casa i centrocampisti che cerca sul mercato? Non è che varrebbe la pena di volgere lo sguardo e i budget altrove (ad esempio in difesa)?


Con un Ibrahimovic così
geniale e decisivo, anche
Tevez sarebbe superfluo
Per chiudere il cerchio Scudetto, torniamo al Milan: nulla di nuovo sotto il sole, ci verrebbe da dire. Nessuno in Italia ha a disposizione tanti fuoriclasse come Allegri, in grado di accendersi ad intermittenza sì – la produzione di genio per definizione è incostante – ma in maniera costantemente decisiva. I rossoneri ci lasciano sempre quella sensazione che, quando ne hanno voglia e decidono di fare sul serio, finiscono di giochicchiare per abbattere l’avversario con un paio di folate.

Per dirla con sintesi giornalistica, Thiago Silva difende ciò che Ibra crea. C’è il rischio di dipendenza? Cosa succederebbe se ad Allegri dovessero venire a mancare gli uomini – o l’omone svedese – chiave? Mah, quasi sicuramente il Milan accuserebbe il colpo. Ma nel calcio non si può parlare per ipotesi, ciò che è certo è che, con un Ibra così fino a giugno, forse non ci sarebbe neanche bisogno di Tevez…

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