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L'allenatore dell'Inter ha sbagliato l'approccio alla gara con la Juve, come già capitato altre volte durante la stagione.

Non voleva parlare di arbitri, Strama, dopo la sconfitta contro la Juve. O, almeno, ci ha provato. Poi, però, alla fine, c'è cascato: "Come si fa a non dare un rigore come quello di Cassano? O è fallo o è ammonizione, non ci sono alternative. Possibile che una squadra come l'Inter non abbia mai un rigore a favore? Eppure in area ci andiamo anche noi...".

Al di là della legittimità delle recriminazioni (anche alla Juve avrebbero qualcosa da dire per l'intervento di Handanovic su Vidal nel primo tempo con i bianconeri già avanti di una rete), la sensazione è che le recriminazioni servano soprattutto a distogliere l'attenzione da altre magagne in casa nerazzurra. Se anche Moratti si astiene dal recriminare, ma piuttosto preferisce focalizzarsi sui problemi espressi dalla sua squadra, forse farebbe bene a farlo soprattutto Stramaccioni che, quei problemi, è chiamato a risolverli.

La scelta di schierare Alvarez non è stata una mossa azzeccata
"L'allenatore bravo, come l'arbitro, è quello che si fa vedere il meno possibile", un vecchio dogma del calcio parlato. Noi preferiamo la metafora tanto cara al maestro Arrigo, secondo il quale il tecnico ha svolto un buon lavoro se ha portato la squadra a suonare come un'orchestra, quando cambiando l'ordine dei solisti il risultato non cambia, quando gli uomini in campo si muovono su binari predefiniti. Questo è quello che fa la Juve. L'Inter attuale è l'esatto contrario. Un caos.

Roma non è stata costruita in un giorno. E neanche la Juve. Ci vuole tempo, innegabile. Ci vorrebbero anche meno infortuni, aerei persi, liti interne. Tuttavia, bisognerebbe anche decidere una strada, convincersi, e convincere chi la deve percorrere, che sia quella giusta e insistere. Sabato Stramaccioni è tornato alla difesa a tre da tempo abbandonata, ha scelto di nuovo Alvarez, ha rinunciato a Cambiasso. E ha regalato un altro tempo all'avversario. Poi ha cambiato tutto, rinnegandosi: fuori Ranocchia e dentro Cambiasso, Alvarez lasciato negli spogliatoi e spazio a Guarin. Tornando in partita e rischiando anche di vincerla.

Come spesso gli è capitato quest'anno, i nerazzurri ballano in avvio, se sono fortunati restano attaccati alla gara con le unghie, per poi riprendersi col passare dei minuti e chiudere all'assalto, più di pancia e cuore che di testa. A volte riescono anche a recuperare, ma non è sempre Pasqua, giusto per restare in tema.

Troppo spesso, Stramaccioni è costretto a ribaltare la squadra per darle un equilibrio che la formazione iniziale non ha, fare cambi per stimolare una reazione, variare il tema tattico perché quello scelto non funziona. La chiamano fare esperienza, ma è l'Inter che la paga. Fino a quando?

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