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Il possibile ritorno all'Inter dello Special One analizzato da una prospettiva fuori dagli schemi: attraverso gli occhi e i pensieri del tecnico portoghese...

Abbiamo scelto di affrontare il tema del possibile ritorno di Josè Mourinho in un modo diverso, fuori dagli schemi, immedesimandoci virtualmente nel tecnico portoghese per qualche istante. Pensando all'Inter, a ciò che è stato e a ciò che potrebbe essere. Arrivando ad un'inevitabile conclusione. Ricostruzione di pura fantasia, ma condita da sano realismo.

Non c'è posto in cui mi sia sentito più Special che all'Inter. Sono stato da Re. Ero il Re. Il Re di Appiano Gentile, l'Imperatore del Meazza, il Messia della Milano Nerazzurra.

Lì, più che in ogni altro posto, mi hanno aperto il cuore e dato in mano l'anima, mi hanno detto: Josè, noi dobbiamo vincere, tu chiedi e ti sarà dato. Facile direte voi: ditelo ad Ancelotti e Mancini, di milioni ne hanno spesi a vagonate, ma chi ha vinto il Triplete? Io, all'Inter, dove l'ultima coppa che ricordavano non si chiamava manco Champions ed era ancora in bianco e nero.

E quanto mi sono divertito. Caz... Ops, scusate, caspita quanto mi sono divertito: il monaco di Tibet, lo zeru tituli, le manette diventate magliette. Mai divertito tanto. La gente mi amava davvero, mi amava per quello che ero, perchè ero uno di loro, per le mie esultanze sotto la curva, per il mio essere istintivo e per le mie recite preparate, per le mie conferenze stampa e perchè mi mettevo l'elmetto per combattere le loro battaglie. E le vincevo. Sempre.

Ho avuto due anni fantastici nella mia Inter. Tornare? Non si sa mai, chissà... Nel caso, lo farò con piacere ed emozione

- Josè Mourinho lo scorso 18 marzo

Là sul prato del Bernabeu - già proprio dove ora mi fischiano - la gioia più grande della mia vita. Sportivamente parlando, ovviamente. Ma mai tante emozioni in una volta sola. Travolto. Mi dispiace solo non essermela goduta abbastanza. La macchina di Florentino mi aspettava, non potevo farlo attendere, sarebbe stata una grave offesa per il mio nuovo presidente che era pronto a ricoprirmi d'oro. Meritava rispetto.

Abbracciando Marco in quel parcheggio, piangendo come due bambini, è come se avessi abbracciato e pianto con tutto San Siro pronto alla festa, tutti gli interisti del Mondo, tutti i miei ragazzi, con cui l'empatia è stata top. E mi dispiace, sinceramente, che Appiano non sia più quella di una volta, che di me siano rimasti solo i poster venerati come santini, che Branca abbia esaurito i bonus, che il mio Presidente sia tornato a fare il confidente, piuttosto che il capo.

E mi fa male vedere Strama - che è sì inesperto, ma pure bravo e mi assomiglia per davvero -  doversi difendere da critiche ingenerose: ma pensate davvero che con Nagamoto, Pireira, Ricky e Rocky, io sarei riuscito a fare di meglio? Vabbè che sono il Vate di Setubal, ma ancora non faccio miracoli. Tornare? Eh, ma io non sono mica pirla...

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