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Sabato sera il tecnico del Bologna non ha gradito l'esultanza dell'allenatore bianconero. Prandelli sentenzia: "La linea tra esultanza e mancanza di rispetto è sottilissima".

La carica di CT, nel calcio, può essere assimilata a quella del Presidente della Repubblica: un ruolo di guida, a lui è richiesta un'analisi serena, obiettiva e razionale anche sui fatti più controversi della vita del movimento. E, sinceramente, troviamo che Prandelli svolga perfettamente il ruolo di saggio: le sue risposte non sono quasi mai banali, trasudano onestà intellettuale e trasparenza.

"La linea di confine tra esultanza e mancanza di rispetto - ha detto il CT a proposito della polemica Pioli-Conte di sabato sera - è sottilissima". Potrebbe sembrare una dichiarazione cerchiobottista o - si sarebbe detto una volta - democristiana, ma benchè al tecnico della Nazionale sia richiesto anche questo (ricordate le polemiche per le interviste di Lippi sulle favorite scudetto?), quello di Prandelli non ci sembra affatto un tentativo di sviare il tema, anche perchè la argomenta nel dettaglio.

Sarebbe importante riflettere molto prima di dire delle cose antipatiche.

- Renzo Ulivieri
Presidente AssoAllenatori

Esultare è un diritto, è l'essenza del calcio e non saremo noi a negarlo a Conte. Ma crediamo che neanche Pioli si sogni di farlo. Quello che il mister bianconero ha trascurato volutamente di rimarcare è che quell'esultanza è giunta 'casualmente' proprio nel momento in cui dalla Curva del Bologna si alzava l'ennesimo coro offensivo contro gli avversari, che si sommava alle uova al pullman, agli indecenti striscioni e ai tanti insulti provenienti dalle tribune. Dunque, una reazione, civile e comprensibile, ma pur sempre una reazione.

Per questo Pioli, che ha vissuto la genesi della vicenda da posizione privilegiata - e certamente non è un pazzo - si è stizzito. Tuttavia, neanche il mister bolognese ha tutte le ragioni: il suo sermone sarebbe stato sicuramente più convincente, ad esempio, se al contempo avesse catechizzato anche i suoi di tifosi. Perchè l'indignazione non può e non deve avere colori.

E' giusto esultare per le vittorie, ma bisogna avere rispetto per gli avversari.

- Cesare Prandelli
C.t. della Nazionale

"Capisco quando Conte dice che vien voglia di andar via, d'altronde quando un allenatore viene in conferenza stampa e, ogni volta, deve rispondere per il 90% a domande che hanno poco a che fare col calcio, è un sentimento legittimo e comprensibile". Sempre Prandelli che parla e sempre più difficile non condividere.

Lo ribadiamo: nel migliore dei mondi possibili, cosa che la Serie A è ben lontana da essere, l'atteggiamento di Conte non dovrebbe costituire un problema, ma siccome il mister bianconero non viene
dalla luna può facilmente comprendere che, continuando di questo passo, le stesse accoglienze codarde che denuncia, non saranno certamente più amichevoli la prossima volta.

Conte è diverso da me, ognuno esulta come si sente di farlo.

- Massimiliano Allegri
Allenatore Milan

Le parole di Prandelli, tra l'altro, arrivano proprio nel giorno in cui l'Uefa apre un procedimento contro l'Inter per manifestazioni razziste dei suoi tifosi contro giocatori del Tottenham.

A San Siro, quei buuu li abbiamo sentiti con le nostre orecchie: una reazione (becera) ad un fallaccio di Adebayor. Abbiamo provato a spiegare ad un collega straniero d'origine maghrebina che l'Italia non è un paese razzista e che quei cori probabilmente venivano da gente che il razzismo non sa nemmeno cosa sia. Dal suo sguardo, abbiamo capito che non era il caso d'insistere, perchè la linea di confine tra le nostre spiegazioni e un tentativo di giustificare l'ingiustificabile, era troppo sottile. Ci siamo cascati anche noi.

"Non ho mai pensato di andare via dall'Italia per quello che succede qui - ha detto sempre Prandelli in conferenza stampa - bisogna restare per contribuire a migliorare". E' questo l'atteggiamente che chiediamo anche a Conte, Pioli, Moratti e tutti gli altri. Mai più giustificare, ma condannare con fermezza e agire senza tentennamenti. Solo così avremo ancora la speranza di salvare il nostro calcio.

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