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Bianconeri in attesa del sorteggio dei quarti, tra scongiuri e sogni: arrivare in fondo è impresa proibitiva, ma non impossibile per questa Signora.

Dove può arrivare questa Juventus in Champions League? Dipende, ci verrebbe da dire. Innanzitutto dal sorteggio, perché “prima o poi dobbiamo incontrarle tutte” è una favoletta fatta ad uso e consumo delle litanie post-partita. Se si incontrano tra loro – tipo Real Madrid-Manchester per intenderci – è sicuramente meglio.

La Juve gioca un calcio europeo: pressing alto, ritmo e intensità
Questo, però, dipende dal fato. Di sicuro, la Juve ha un calcio che in Europa funziona: il gioco dell’anno scorso lo era addirittura di più, perché il pressing era asfissiante, il recupero palla altissimo e il ritmo decisamente più intenso. Quella di quest’anno, è una squadra più “italiana”: più razionale, volendo, ma anche più accorta, col baricentro più basso e che sfrutta di più le ripartenze.

Forse, anche più Pirlo dipendente e questo in Europa è meno grave, perché – benché si stiano avvicinando alla marcatura a uomo – le squadre straniere concedono più spazio per la giocata e col passare dei minuti finiscono per allargare le maglie. Detto questo, Conte ha statisticamente ragione quando sostiene che “per vincere la Champions servono 120 milioni”. Tutti ricordano l’ultima edizione, ma il Chelsea era sì sfavorito, ma di certo tutt’altro che povero.

Per trovare una vera sorpresa sul tetto d’Europa bisogna tornare al 2003-2004, al Porto – guarda caso – di Mourinho, che in finale superò il Monaco di Deschamps. Un’eccezione, però, visto che l’anno precedente è quello della storica finale tutta italiana a Manchester (Milan vs. Juve) e quello prima la coppa dalla Grandi Orecchie andò al Real Madrid di Zidane. “Ci vorrebbe un miracolo”, sostiene Antonio.

La Juve se la gioca con tutte, ha
personalità, mentalità e identità
Però, è anche vero che nel calcio, e nello Sport, pur non essendo frequenti, ogni tanto i miracoli accadono. Quel Porto era una squadra, proprio come la Juve, caricata a pallettoni dal proprio allenatore, proprio come fa Conte. Probabilmente, è ancora troppo poco per vincere, ma anche sufficiente per crederci.

E, in fondo in fondo, siamo convinti che una speranziella la covi anche chi, per scaramanzia, o per non attirare troppo l’attenzione, gioca a nascondino.

Forse questa Juve non ha la stessa qualità del Barcellona, i top players del Real Madrid e l’esperienza del Bayern, ma se la gioca alla pari con tutte, perché ha personalità, mentalità, organizzazione, orgoglio. Nessuno dice che sia facile, ma forse è meno impossibile di quanto Conte voglia far credere…

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