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La Roma si ferma ad Udine dopo tre vittorie consecutive e fa un piccolo passo indietro sul piano del gioco e della concretezza. Ma ora non bisogna cadere nelle inutili polemiche.

Alla fine a Udine è stata equa ripartizione della posta in palio. Si dice così quando le due squadre non hanno creato una evidente superiorità sul terreno di gioco tale da meritarsi i tre punti, ed in fondo non si è lontani dalla verità. La Roma è ormai da qualche settimana “psicologicamente” costretta a vincerle tutte, ma nella realtà si deve scontrare con squadre pericolose ed organizzate e ci sta che non vada sempre in porto l’operazione vittoria. Ma questo per qualcuno nella capitale sembra già essere tema di polemiche… che non sa stare mai tranquilla.

Quello che si è notato per un’ora e mezzo di gioco è che la squadra giallorossa ha un ordine tattico e una intelligenza nel disporsi molto diversa da quella di un mese fa. La squadra si muove in maniera coordinata ed è meno costretta a rincorrere, ma sfrutta meglio le sue grandi qualità, compresa quella di recuperare palla con agili difensori e ripartire con il dinamismo di un centrocampo spesso pieno di incursori o mezzali che possono cambiare l’indirizzo della partita.

LA PARTITA | UDINESE-ROMA 1-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

UDINESE
5
3
56%
2
3
3

ROMA
9
4
44%
5
3
2

Uno come Pjanic, ad esempio, con dei ritmi così bassi poteva dettar legge ma la distorsione rimediata con il Genoa gli ha impedito di essere presente. La squadra si è ben comportata, nel senso che non ha eccelso nella manovra risultando spesso un po’ lenta ed imprecisa, ma ha creato ciò che serviva (e che doveva bastare) per portare via i tre punti senza per forza dominare. Solo che è mancata la concretezza (o freddezza, che di si voglia) per rendere più efficace il tutto.

Il cammino del nuovo corso firmato da Andreazzoli è ben delineato. Dieci punti in quattro partite, escludendo l’esordio con sconfitta di Genova contro la Samp, sono un buon viatico per il finale di stagione. Certo, serve che anche le altre squadre che occupano le posizioni vicine si fermino a loro volta, ma l’obiettivo stagionale è ormai salire il più possibile in classifica ed entrare in Europa. Il terzo posto è una storia complicata e impossibile per via degli incroci importanti ancora da affrontare, sia per il numero di squadre coinvolte che per il loro peso all’interno del sistema calcio.

La Roma poteva tornare dal Friuli con tre punti, è vero. L’occasione capitata al 90’ ad Osvaldo grida vendetta, avrà fatto arrabbiare tutti i tifosi incollati alla tv o presenti sui freddi spalti di Udine: questo però non dovrà portare all’ennesima telenovela “Osvaldo triste e sul mercato”, ma servirà soltanto a spronare l’argentino a segnare la prossima volta, quando si riprenderà l’abbraccio dei compagni e tornerà a gonfiare la rete come faceva ad inizio stagione.

Perché si è detto per mesi che solo con l’unità di intenti si poteva migliorare, con Zeman o no. E l’ultima cosa di cui ha bisogno la Roma adesso è quella di parlare di polemiche e voci destabilizzanti, bensì soltanto di lavoro, di tattica e di voglia di rincorrere le rivali. Non c’è altro tempo da perdere in chiacchiere, l’Europa non aspetta più.

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