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Barcellona vicino all'eliminazione, meno pensieri ai catalani. Cristiano Ronaldo capocannoniere. Gli arbitri spingono Mou. Un Madrid più sofferente: è l'anno buono.

E se fosse l'anno buono? Da quel 15 maggio, Glasgow, in cui Zidane disegnò una parabola entrata nella storia del calcio, ogni stagione di Champions successiva è sembrata quella giusta. Quella utile a portare nella bacheca del Real Madrid la decima.

Visto e considerando che i Blancos sono il club ad aver vinto più Coppe dalle grandi orecchie, nove per l'appunto, nessuno si è mai spinto oltre quel numero, nessuno ha mai agguantato la doppia cifra. Josè Mourinho è stato ingaggiato proprio per questo, la Dècima.

Perchè il 2012/2013 può essere l'anno della storia? Indizi, segnali di fumo e orme sulla sabbia madridista svelano come il fato sia direzionato verso la conquista del trofeo da parte della truppa del Vate di Setubal, in bilico fino a qualche settimana fa ed ora nuovamente sulla cresta dell'onda.

Punto uno, il Barcellona. Certo, manca ancora il ritorno, il Camp Nou, i tifosi culè, la possibile Remuntada. Ma i blaugrana rischiano seriamente di lasciare la competizione agli ottavi di finale, contro un Milan passato per re della montagna, ma che ha semplicemente approfittato della caduta di sassolini dalla rupe catalana.

Macigni di tiki-taka che vanno via. Senza il team di Messi, bestia nera in Champions, i capitolini, alla pari del Bayern Monaco (con Borussia Dortmund, Juventus e gli stessi rossoneri di Allegri mine vaganti) sono i favoriti per la vittoria finale. Senza l'oppressione di dover battere per forza gli eterni rivali per conquistare la decima, la compagine madridista avrebbe meno pressioni, più pensieri alla finale, meno al Barça.

Barcellona, sofferenza, Cristiano Ronaldo, arbitri: il manuale Real
Punto due, fattore carrarmato. Da quando è arrivato l'ex interista sulla panchina di Perez, dopo la fase a gironi il Real non ha mai sofferto, considerando andata e ritorno. Apoel demolito, Lione annientato, Tottenham distrutto, CSKA fatto a pezzetti.

Nessuno è sopravissuto al Madrid, almeno fino alla semifinale. Era così sicuro di vincere, viste le caterve di reti segnate, che al penultimo atto, con squadre più blasonate (leggasi le già citate Barcellona e Bayern) si è sciolto come neve al sole.

In questa stagione, invece, il Manchester United di un furioso sir Alex Ferguson è stato eliminato di misura in quel dell'Old Trafford: polemiche a parte la squadra spagnola ha ottenuto il pass per i quarti con un complessivo 3-2, in rimonta, contro una delle big five rimaste in tabellone. Meno esplosivo, più decisivo, meno spocchioso, più abituato a soffrire.

Punto tre, Cristiano Ronaldo. E' capocannoniere della Champions League 2012/2013, CR7. Non Messi, lui. Ha segnato il goal che ha portato la squadra al turno successivo.

Può sbloccarsi psicologicamente; non pensare a Leo e al confronto in Champions, può aiutarlo in ottica Pallone d'Oro. Per portare i suoi in finale. Del resto in campionato e in Coppa, ultimamente, le cose sono andate nella direzione del RM.

Punto quattro, gli arbitri. Josè Mourinho, non c'è nemmeno bisogno di ricordarlo, non le manda a dire quando si parla di fischietti. Çakιr ha dato una mano alle Merengues con l'espulsione di Nani.

Ha dato una mano a Mou, che stavolta non può lamentarsi della UEFA. Un Josè che non ha più scuse per andare a vincere il suo terzo alloro con tre squadre diverse, in tre nazioni diverse.

Quattro fattori per la decima, l'anno è giunto.

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