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Dal montenegrino ci si aspetta tanto perché dà sempre la sensazione di giocare in modo superficiale, molle e pigro. Se fosse più deciso sarebbe tra i migliori al mondo.

"Il San Paolo è uno stadio che mi esalta. Lì, di solito, faccio sempre grandi partite. Sarà così anche stavolta, me lo sento". Vucinic dixit prima della sfida scudetto di venerdì sera. Promessa disattesa. E dire che, rispetto ad altre occasioni, quelle nelle quali la voglia di Mirko è talmente ai minimi che gli manca solo l’asciugamano sulla spalla per sembrare un tipo da spiaggia, non è andata poi malissimo.

Meno male del 4,5 in pagella che – ad esempio – gli rifila la Gazzetta, accusandolo (giustamente) di aver sprecato l’occasione di ammazzare definitivamente il campionato, “aiutando” De Sanctis nella sua prodezza che ha tenuto in partita il Napoli. 

Su Tuttosport di domenica, invece, leggevamo una notizia interessante, secondo la quale il club starebbe valutando una rivoluzione in attacco, arrivando a pensare di cedere tutti gli elementi che attualmente compongono il pacchetto offensivo a disposizione di Conte: non solo Quagliarella, dunque, ampiamente discusso in chiave mercato già a gennaio, ma anche Matri, anche lui tra i cedibili ogni sessione, e – più a sorpresa – pure Giovinco ma – soprattutto – Vucinic. Appunto.

Detto che i rumors di questo genere vanno sempre soppesati, sono comunque sintomo di una presunta insoddisfazione societaria che, volendo vedere, non è così sorprendente. Da Vucinic ci si aspetta tanto perché dà sempre la sensazione di giocare in modo superficiale, molle e pigro. L’impressione è che se ci mettesse un pizzico di voglia in più, potrebbe davvero diventare uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Che, intendiamoci, non sarebbe proprio quello di bomber. Dunque, non gli si possono chiedere valanghe di goal, anche se qualcuno in più per uno della sua classe sarebbe il minimo sindacale.

Nel suo gioco ricorda Ibra e, se solo lo volesse, potrebbe arrivare agli stessi livelli dello svedese
Le su migliori qualità sono – da sempre - quelle di seconda punta/fantasista: in passato lo definimmo regista occulto (ed offensivo) della Juventus, perché con i suoi tagli, con il suo vagare tra le linee, con i suoi filtranti, rappresenta una dei migliori grimaldelli a disposizione di Conte dopo Pirlo.

Basterebbe contare gli assist che sforna per rendersene conto. Nel suo gioco, ci ricorda tremendamente Ibrahimovic, per la capacità di togliersi dalla marcatura e servire gli inserimenti dei compagni. E, se solo lo volesse, siamo convinti che potrebbe arrivare agli stessi livelli dello svedese.

Centimetri esclusi, non gli manca niente e – se ricordate – anche ad Ibra ad inizio carriera rimproveravano la sua leggerezza sotto porta. Questo a dimostrazione che, con l’impegno, tutto è perfezionabile.

Quello che, però, non è mai mancato a Zlatan, è quella feroce determinazione di arrivare ad essere davvero il migliore al Mondo. Ne avesse anche la metà, Mirko forse lo sarebbe già. Ma il tempo passa (a ottobre saranno 30 primavere sulle spalle) e l’etichetta di eterno incompiuto comincia a solidificarsi sulla schiena…

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