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La vittoria di Catania è il frutto di una storica rimonta. Il match del 'Massimino' ha però evidenziato i clamorosi limiti dell'organico a disposizione di Stramaccioni.

Dal buio totale alla luce che ti fa intravedere ancora (e nonostante tutto) quel terzo posto che può dare un senso all'intera stagione. Nei 90 minuti di Catania si sono visti tutti i pregi e i difetti di questa Inter, alla quale quell'aggettivo “pazza” calza davvero a pennello.

Senza Cassano, rimasto a Milano per punizione, Stramaccioni decide di far rifiatare anche Palacio (pensando al Tottenham), lanciando il tridente Schelotto-Rocchi-Alvarez. Sì, avete letto bene, non stiamo parlando del trio d'attacco di Siena o Pescara (senza offesa), ma di una squadra che è in lotta per il gradino più passo del podio che ti consente di accedere alla prossima edizione di Champions League partendo dai preliminari.

LA PARTITA | CATANIA-INTER 2-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

CATANIA
14
4
43%
0
2
4

INTER
15
5
57%
4
3
2

Se poi anche dietro l'assenza di Ranocchia e Samuel diventa insostenibile per l'acerbo Juan Jesus, ecco che dopo appena 19' sembrano calati i titoli di coda sulla sfida del Massimino e sui residui sogni di contendere a Milan e Lazio il terzo posto. Come già Siena e Fiorentina di recente, quelli del Catania sembrano il Real Madrid: pressing, corsa e cinismo mettono alle corde Zanetti e compagni, lenti, prevedibili e senza uno straccio di idee in avanti. “Clamoroso al Cibali” avrebbe urlato il mitico Sandro Ciotti.

Rocchi, purtroppo, si rivela inadeguato come era il timore di tanti tifosi il giorno del suo acquisto. Con tutto il rispetto per un giocatore che ha segnato 99 goal in Serie A, la sua parabola è in fase decisamente discendente: un pesce fuor d'acqua, un giocatore di categoria inferiore. Normale che sia lui a rimanere negli spogliatoi all'intervallo, incomprensibile averlo visto in campo dal 1'.

Come nel derby, i nerazzurri regalano un tempo e come contro il Milan, Stramaccioni ha il merito di azzeccare i cambi: Palacio e Stankovic a inizio ripresa e Cambiasso nel finale rivoltano come un calzino la squadra. I meriti del tecnico, però, si fermano qui, visto che per l'ennesima volta in stagione manda in campo una formazione senza senso e con la testa tra le nuvole. Certo, il caso Sneijder prima o ora la grana Cassano non lo aiutano. Con il barese va firmata una tregua vera: questa squadra non può fare a meno di Fantantonio, con i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci sono alternative al barese, questo è palese, e a 11 giornate dalla fine non ci si può permettere un altro caso Sneijder.

“Siamo in fase di costruzione” ama ripetere Stramaccioni. Peccato, però, che poi alla fine si deve ringraziare quelli della vecchia guardia, i mattoni più vecchi e usurati della nuova casa Inter: Zanetti, Stankovic e Cambiasso insieme a Palacio sono stati i migliori. Non a caso i giocatori di maggiore personalità. Proprio la caratteristica che manca alla maggior parte della rosa.

Palesi anche le colpe della società. Il mercato di gennaio non sembra aver rinforzato in modo adeguato la squadra: Schelotto ha avuto il solo (seppur grande) merito di raddrizzare il derby, Kuzmanovic non ha mai lasciato il segno, su Rocchi abbiamo già infierito abbastanza, infine Kovacic appare ancora troppo acerbo e va usato con il contagocce per non bruciarlo.

Ci sono delle attenuanti, è vero: gli infortuni di Milito e Samuel sono macigni davvero pesanti, soprattutto l'assenza del Principe, visto che un suo vice all'altezza non c'è. Volata finale che ha una grande favorita, la squadra dell'altra parte del Naviglio: il Milan per gioco e rosa è senza dubbio la più attrezzata. Solo la Champions League può togliere energie fisiche e nervose ad Ambrosini e compagni. E per essere derby fino alla fine bisogna trovare quella continuità persa 4 mesi fa: la notte magica dello Juventus Stadium ha frenato la crescita invece che accelerarla.

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