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Maurizio Compagnoni, telecronista di punta di Sky, commenta per Goal.com i temi più importanti della Serie A dopo ogni giornata di campionato.

Maurizio Compagnoni
Editorialista di Goal.com per la Serie A
 

Se guardiamo al calendario e agli impegni in Champions della Juventus il campionato non è certo finito. Ma il pari del San Paolo, inevitabilmente, indirizza fortemente lo Scudetto verso i Campioni d'Italia in carica.

E' evidente che il Napoli ha sciupato una grande occasione. A fine partita Mazzarri era comprensibilmente soddisfatto perchè ha rischiato molto nel primo tempo, ha avuto una buona reazione dai suoi e, non si fosse impappinato Dzemaili, la partita probabilmente l'avrebbe vinta. Ma è chiaro che lo scontro diretto ha ribadito che la Juve è un gradino sopra e che il Napoli, pur facendo il miglior campionato dell'era post Maradona non è ancora una squadra da 85 punti, quelli che occorrono per puntare al titolo. 

Al Napoli manca ancora qualcosa per poter mettere le mani sullo Scudetto

Il Napoli adesso ne ha 53, dovesse vincere sempre, da qui a fine campionato, arriverebbe a 86. Impresa titanica, quasi impossibile. Il Napoli sta viaggiando a una media di due punti a partita, ottima ma insufficiente per lo scudetto. Evidentemente il “top player” Cavani non basta. Il Napoli ha il 'Matador' e Hamsik, più una serie di buoni giocatori, alcuni anche ottimi. Ma per vincere lo scudetto - questo ha ribadito lo scontro diretto - ci vuole qualcosa di più. Del resto quello del Napoli è un percorso di crescita costante che non si è certo concluso. Un paio di rinforzi veri (quelli che fanno fare il salto di qualità) e il Napoli sarebbe pronto a sfondare il tetto degli 80 punti e competere, con reali possibilità di farcela, per il titolo.

Mazzarri sta facendo un grande lavoro, gli si può rimproverare (sempre che l'allenatore abbia qualche responsabilità) un approccio troppo timido nella sfida con la Juve. Ma, approccio a parte, sul piano della qualità e della personalità, la squadra di Conte è un gradino sopra. Avesse avuto a disposizione un attaccante da 20 gol i giochi sarebbero chiusi da un pezzo. Adesso la Juve può temere solo un crollo verticale ma considerato il valore della rosa, la condizione atletica e l'abilità di Conte di tenere sulla corda i suoi, questa ipotesi appare piuttosto remota.

La corsa Scudetto si fa entusiasmante: Milan devastante, Inter sempre più 'pazza', Roma in netta ripresa

Se la corsa allo scudetto appare blindata, quella per il terzo posto sta diventando entusiasmante. L'ultima giornata ha regalato la scena alle due milanesi. Pazza Inter, come e più del suo stereotipo. Il primo tempo di Catania è stato imbarazzante, nel secondo tempo si è vista una squadra a livello di quella che in autunno sbancò lo Juventus Stadium. Stramaccioni continua a sbagliare formazione nel primo tempo però è doveroso riconoscergli una eccellente capacità di correggere gli errori in corsa e -cosa più importante - pur essendo un esordiente i suoi lo seguono. Avessero voluto scaricarlo, Catania sarebbe stata la scena del delitto perfetta.

Il Milan, dopo la trasferta all'Olimpico contro la Lazio era sull'orlo del baratro, Allegri a un passo dall'esonero. In quattro mesi gli scenari si sono ribaltati. E' passato un girone intero, la squadra ha raccolto 41 punti in 19 partite, media da scudetto. Stravince anche senza Balotelli. Aveva il problema dei terzini e ora Abate e De Sciglio sono due furie. Ha ricompattato persino la difesa, il centrocampo è cresciuto attorno a Montolivo e in attacco c'è l'imbarazzo della scelta Continuando così Allegri va verso il prolungamento, altro che esonero. La Lazio paga una condizione atletica in calo, le assenze per infortunio e quella di Cavanda, per scelta della società. Però è lì, sempre in corsa su tutti i fronti.

In corsa per la Champions è tornata la Roma. Ha tante squadre davanti ma cinque punti non sono un'enormità quando hai un potenziale notevole a disposizione. Andreazzoli non si è inventato nulla, ha rimesso i giocatori migliori in squadra. Senza Stekelenburg la Roma, forse, avrebbe perso con il Genoa. Zeman non ha pagato l'allegria difensiva (quella è compensata dai tantissimi gol segnati), ha  pagato l'ostinazione a puntare sui cavalli sbagliati. Senza quella ostinazione la Roma, con il boemo alla guida, avrebbe avuto un'altra classifica.

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