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Gran parte del merito della risalita rossonera in classifica deve essere sicuramente attribuito alle capacità del tecnico Massimiliano Allegri.

Il Milan ha battuto per 3-0 la Lazio, conquistando così in maniera solitaria il terzo posto in classifica. In pochi avrebbero sicuramente scommesso sulla rinascita e risalita della squadra allenata da Massimiliano Allegri, che a inizio anno stentava nelle zone basse della classifica e sembrava non avere nè i giocatori nè le idee per poter uscire dalla crisi nella quale era piombata.

Ed invece i rossoneri, arrivo di Balotelli a parte, che ha sicuramente dato maggiore entusiasmo e un po' più di qualità al reparto offensivo, sono tornati ad essere una squadra. Ognuno, anche se non tutte le ciambelle di gioco riescono col buco, sa in campo quale sia la sua funzione e quale sia lo spazio da dover occupare; tutti, nessuno escluso, persino lo svogliato (fino a qualche tempo fa) Boateng, danno ogni minima parte dell'energia che hanno in corpo.

Chiaro però che stiam parlando di una squadra che può avere, attualmente, come obiettivo massimo, quello di una qualificazione ai preliminari della prossima edizione della Champions League. Infatti anche contro la banda Petkovic il Milan ha mostrato sia il suo lato positivo che quello negativo che ne fa una squadra ancora incompiuta nel suo percorso verso il diventare di nuovo una BIG.
LA PARTITA | MILAN-LAZIO 3-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

MILAN
22
8
60%
7
3
3

LAZIO
9
3
40%
3
1
3

Tra i promossi ci sono sicuramente da segnalare le prestazioni degli esterni Abate e De Sciglio: se il primo, che ha mostrato qualche lacuna solamente in ambito europeo, è oramai una certezza a livello nazionale, il secondo è la vera sorpresa.

Duttile dal punto di vista tattico, bravo dal punto di vista tecnico, molto concentrato durante l'arco di tutta la partita.

A centrocampo è finalmente tornato il vero Boateng: straripante dal punto di vista fisico, preciso nei passaggi e nell'occupare la posizione di campo nella quale può dare maggiore fastidio agli avversari.

In avanti Pazzini, pur continuando a non avere le capacità 'balotelliane' di far salire la squadra di partecipare ancor più attivamente alla manovra, dimostra di poter comunque essere un rincalzo di lusso e un goleador in grado di andare con facilità in doppia cifra quando è accompagnato dal gioco corale della squadra e da attaccanti esterni che lo mettono nelle condizioni di poter agire principalmente al centro dell'area di rigore.

Inutile spendere altre parole d'elogio per El Shaarawy, il vero pilastro di questa squadra, e per Montolivo, che in rossonero ha acquistato quel carisma e quella personalità che gli hanno fatto difetto nella sua avventura con la maglia della Fiorentina.

Tra le note negative c'è invece da registrare la prestazione di Yepes, che come gli altri centrali alternatisi nel corso della stagione (Bonera, Mexes, Acerbi) non è in grado di poter reggere il peso di appuntamenti più prestigiosi, vedasi sfida al Barcellona o ad altre big del calcio europeo.

Senza infamia e senza lode anche la prestazione di Flamini, che alla stessa stregua di Nocerino, De Jong o Muntari ed anche del comunque positivo Ambrosini, non assicura al centrocampo quell'ulteriore pizzico di qualità del quale avrebbe bisogno una squadra che vuole lottare per obiettivi più alti.

Queste considerazioni non possono che portare alla conclusione che gran parte del merito della ritrovata serenità e competitività in casa Milan siano da addebitare alla gestione di Max Allegri. Seppur legato troppo a qualche sua idea (vedi proprio quella del centrocampo eccessivamente muscolare) il tecnico rossonero ha però saputo, con pazienza, ricostruire una squadra che sembrava non avere alcun appiglio sul quale potersi poggiare.

Ha dato fiducia al Faraone, facendolo crescere con calma l'anno precedente, ha aspettato la rinascita di Boateng, utilizzando sia il bastone che la carota, ha rischiato dando fiducia sia al giovane De Sciglio che all'irrequieto Niang e responsabilizzando il fino a quel momento poco maturo Montolivo.

Ha gettato nella mischia come titolare del reparto difensivo quel Zapata che sembrava essersi perso dopo l'esperienza spagnola con la maglia del Villarreal. Qualcuno dirà che sotto alcuni punti di vista sono state scelte quasi obbligate, ma non è stato affatto così. Avrebbe potuto tranquillamente, ad ogni sconfitta subita o ad ogni prestazione sottotono, ricordare la dipartita di T.Silva o Ibrahimovic e degli altri senatori milanisti.

Ragione per la quale l'eventuale terzo posto finale in campionato ed un piazzamento più che degno in Champions League (anche l'essere sconfitti a quarti di finale dopo però aver eliminato agli ottavi il Barcellona) dovranno essere considerati alla stessa stregua di un campionato o di una Champions League.

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