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I rossoneri sono tornati in corsa in tutte le competizioni: una vittoria stasera contro i biancocelesti significherebbe terzo posto.

Dodici partite di campionato, almeno un'altra in Champions League. Ercole se l'era cavata con 12 fatiche, al Milan di Allegri ne tocca almeno una in più in questo finale di stagione che si annuncia caldo ed entusiasmante al tempo stesso.

Solo qualche mese fa avrebbe messo nero su bianco il tecnico rossonero per trovarsi in questa condizione, ovvero con un piede, anche un piede e mezzo se l'avversario non si chiamasse Barcellona, nei quarti di Champions League e in piena bagarre per il terzo posto, che vale la partecipazione alla prossima edizione della coppa più prestigiosa. Un cammino straordinario e impensabile dopo che nelle prime 8 giornate di campionato il Diavolo era davvero finito all'inferno, con soli 7 punti conquistati.

Il lavoro (tanto) e la pazienza (soprattutto di Galliani, bravo a tenere a bada un Berlusconi spazientito dagli scarsi risultati di Allegri) alla fine hanno pagato, per vedere in che termini non resta che vivere con il fiato in gola questi ultimi due mesi e mezzo. Solitamente rincorse come quella di Ambrosini e compagni lasciano il segno in primavera, ma questa squadra sembra aver trovato un equilibrio e un gioco tali da sopperire anche all'acido lattico che inevitabilmente si sta facendo sentire.

A febbraio i due grandi banchi di prova erano Barcellona e Inter, superati alla grande: all'andata a San Siro Messi e compagni sono stati annichiliti, i cugini sono stati presi a pallate nel primo tempo del derby e solo la stanchezza venuta a galla nella ripresa ha consentito ai nerazzurri di acciuffare il pareggio. Stasera c'è la Lazio a chiudere un trittico di ferro e, in caso di vittoria, il giusto premio si chiama terzo posto in solitario.

Se la testa tiene questo Milan
può lottare su due fronti
Le vittorie aiutano a vincere, tengono a bada la stanchezza (soprattutto mentale) e ti permettono di sognare. Sognare di fare tanta strada in Europa, come è nel dna del Milan, e magari di approdare in Champions dalla porta principale: il Napoli secondo è avanti 8 punti (con una gara in più), ma deve ancora venire al Meazza. 

Se la testa tiene, questa squadra può lottare fino in fondo sui due fronti, supportata da un impianto di gioco che esalta El Shaarawy e che nelle difficoltà ha un Balotelli a tirare via le castagne dal fuoco. Il tallone d'Achille è sempre lo stesso: i goal subiti su calcio da fermo. Un handicap che rischia di pesare maggiormente in Champions che, non a caso, viene definita la coppa dei dettagli.

Certo, con un SuperMario in più nel motore il cammino in campionato sembra più agevole: Inter a parte, l'ex attaccante del Manchester City è sempre stato decisivo dal momento del suo arrivo a Milanello e ha dato l'impressione di poter condurre quasi da solo i compagni al terzo posto. El Shaarawy è una garanzia e un Boateng in netta crescita sono due scudieri di tutto rispetto. Ma non solo: Montolivo si è rivelato un acquisto davvero azzeccato e in difesa Mexes e Zapata stanno mettendo a tacere anche i critici più feroci. Ma il Milan, e questo è un suo punto di forza, sta dimostrando di non risentire nel gioco e nei risultati anche quando cambia interpreti.

Come è costretto in Champions, dove Pazzini è l'unica punta centrale a disposizione visto che Balotelli non può giocare. La sfida di ritorno con il Barcellona è il crocevia di un'intera stagione, grande preambolo all'aprile di fuoco: eventuali quarti di Champions, Fiorentina (fuori casa), Napoli (a San Siro) e Juventus (allo Stadium). E sognare anche le semifinali non costa niente: la storia recente insegna che chi butta fuori il Barcellona poi conquista il trofeo più ambito. L'Inter nel 2010 e il Chelsea nel 2012 ne sanno qualcosa: da mine vaganti a regine d'Europa. Guarda caso l'identikit di questo Milan...

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