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La formazione di Mazzarri, che non dispone di un organico particolarmente ricco, è troppo dipendente dalle lune del Matador, a secco di reti dal 27 gennaio.

Il Napoli si è fermato, Edinson Cavani pure. Le due cose, naturalmente, non possono che essere collegate. La squadra di Mazzarri non va in goal da 4 partite, il Matador da 6 (contando anche l'Europa League): un evento, in pratica. E' dalla trasferta del Tardini dello scorso 27 gennaio che l'uruguagio non gonfia la rete: un mese senza segnare è una rarità pazzesca per il bucaniere dell'area di rigore, l'uomo desiderato da mezza Europa, tra i pochissimi fuoriclasse rimasti nel nostro campionato.

All'orizzonte c'è la supersfida del San Paolo contro la 'nemica' di sempre, la Juventus: gli azzurri ci arrivano con 6 punti di ritardo e un carico di dubbi persino eccessivo per un appuntamento del genere. Difficile, difficilissimo prepararlo senza assilli. Nelle ultime uscite la squadra è sembrata anzitutto giù di corda atleticamente. Tra i più spenti, proprio uno stanco, appesantito Cavani e un Hamsik altrettanto stralunato.

E che dire di esterni che non corrono più (anche se Armero a Udine ha offerto segnali incoraggianti), di centrocampisti che non fanno filtro (dov'è finito l'Inler di inizio stagione?), di punte che non segnano nemmeno con le mani (Pandev). Ma la cosa che deve preoccupare di più Mazzarri è un'altra: la dipendenza da Cavani. E' un dato di fatto e non si può negare: quando il Matador si blocca è un altro Napoli. Più dimesso, oltre che spuntato.

IL DIGIUNO DI CAVANI
02/02 - Napoli-Catania 2-0
09/02 - Lazio-Napoli 1-1
14/02 - Napoli-V.Plzen 0-3
17/02 - Napoli-Sampdoria 0-0
21/02 - V.Plzen-Napoli 2-0
25/02 - Udinese-Napoli 0-0

I furori dell'uruguagio, tutto sommato, sono intatti. A mancare è la lucidità, la freschezza, anche di idee, la capacità di colpire in ogni momento della gara. Intendiamoci, nel calcio anche i marziani possono riposare, ogni tanto. Sta succedendo pure al fantastico Messi (e al suo Barcellona). La questione è sempre quella: una grande squadra, per essere tale, ha bisogno di avere tante frecce al proprio arco.

E il Napoli, squadra forte ma dotata di un organico non certo traboccante di qualità, ne ha poche. I campioni sono due, Cavani e Hamsik. Per il resto, Mazzarri dispone di una compagnia buona ma non eccelsa, tra elementi ottimi ma in netto ribasso (primo fra tutti l'insicuro De Sanctis di quest'anno) e altri semplicemente inadeguati. Mancano geometrie in mezzo al campo, e come al solito la panchina non offre adeguati ricambi, soprattutto in attacco.

E lì ritorniamo al punto di partenza, ovvero al digiuno del Matador. Il confronto con la Juventus, prendendo in esame le due rose, è abbastanza impietoso. Indubbiamente Conte può contare su una varietà di soluzioni che il collega azzurro non ha. Questione di investimenti, ma anche di mentalità. Il Napoli ci sta provando, a cambiar pelle. Ma della big la formazione partenopea, almeno per ora, ha dimostrato di non avere né la ricchezza del parco giocatori né la personalità.

Non si contano le occasioni perse dalla banda Mazzarri per cercare di accorciare le distanze dalla vetta. Paura di vincere, si direbbe. Lo scontro di domani, dunque, è una sorta di appuntamento col destino. Solo in caso di successo azzurro potremmo assistere ad un finale di campionato incerto e palpitante. Viceversa la Juve avrebbe la strada pressochè spianata verso il tricolore, a meno di suicidi, magari dovuti a distrazioni europee (improbabili, perchè, si sa, vincere aiuta a vincere).

Coraggio, rabbia, orgoglio: queste le doti che il Napoli dovrà mettere in campo al San Paolo per spaventare lo squadrone bianconero. E Mazzarri si inventi qualcosa di diverso rispetto al solito: una difesa a 4, peraltro già vista a sprazzi in alcune uscite, un centrocampo più folto con l'inserimento di Dzemaili, la conferma di Armero sull'out sinistro.

Per far bella figura, però, servirebbe innanzitutto il ritorno del miglior Cavani (6 goal ai bianconeri nella sua carriera). “E' un top player, un giocatore straordinario, peccato che ce l'hanno loro”, ha detto Antonio Conte. Ce l'avesse lui, non ci sarebbe partita. Ma così tutto può succedere: il San Paolo, che si annuncia vestito a festa, ha tanta voglia di tornare a godere.

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