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Lo stop dei viola a Bologna è di quelli dolorosi, anche in ottica di qualificazione all'Europa con la 'E' maiuscola. Montella non è esente da colpe nella gestione dei cambi.

Bruciante sconfitta per la Fiorentina, che nel recupero della 26esima giornata a Bologna si fa rimontare e sorpassare dai padroni di casa, gettando al vento l'ennesima partita in cui era passata in vantaggio. Si conferma il trend negativo in trasferta del 2013: nessun punto fuori casa per i ragazzi di Montella, nonostante la squadra riesca quasi sempre a far gioco, e segnare.

Dopo la prestazione maiuscola in casa contro l'Inter, annichilita da una Fiorentina in versione  “macchina infernale” da calcio, tutti a Firenze temevano la trasferta di Bologna, per un possibile calo di tensione o al contrario eccesso di entusiasmo, aggravato dai due giorni in più di attesa per colpa dell'abbondante nevicata che ha colpito l'Appennino nel weekend scorso, facendo slittare la partita addirittura al martedì. Non crediamo che l'attesa abbia influito sull'andamento della partita, semmai Montella e i suoi giocatori devono fare mea culpa per una cattiva gestione della gara. Purtroppo non è la prima volta che accade.

LA PARTITA | BOLOGNA-FIORENTINA 2-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

BOLOGNA
10
8
44%
3
3
2

FIORENTINA
11
5
56%
1
2
3

Senza Pizarro (squalificato), Montella sceglie i muscoli di Migliaccio in mezzo invece di rischiare il lancio nel neo acquisto Sissoko, spostando Borja Valero a orchestrare il gioco viola insieme ai lanci di Aquilani. La Fiorentina non entra bene in partita: dopo pochi minuti un palo clamoroso di Gabbiadini dà la sveglia, e finalmente la Fiorentina inizia a macinare calcio. Con ritmi bassi, giocate molto semplici e una squadra abbastanza guardinga, con il solo Cuadrado si lancia in continui inserimenti, spesso velleitari perché terminano in “uno contro tutti” inoffensivo.

Proprio Cuadrado è stato il termometro e lo specchio della partita della Fiorentina. A tratti generoso, come la squadra, ma falloso e impreciso, come nel goal clamoroso sbagliato a porta vuota, quando imbeccato da un cross dalla sinistra tocca male col piattone da meno di un metro, mandando la palla appena larga. Ljajic si conferma molto vivace, ancor più di Jovetic, che finisce per svariare troppo dalla posizione centrale che il 4-3-3 di Montella gli richiede, svuotando spesso l'area e non trovando i corretti inserimenti da dietro dei compagni che tanto male avevano fatto alla difesa dell'Inter domenica scorsa.

E' proprio Ljajic che segna il goal del sorpasso, con un destro preciso dopo un'azione corale di contropiede, magistrale per apertura del campo e tempo dei passaggi. Qua la Fiorentina prende in mano la gara, chiude il centrocampo con un'ottima gestione degli spazi, con marcature precise e poche sbavature. Manca però la forza per andare a chiudere la partita, perché di vere occasioni da rete, fino al termine del primo tempo, non ne crea.

Il disastro è dietro l'angolo. Al rientro in campo non è la stessa Fiorentina. Meno reattiva, pare quasi essersi seduta sul misero goal di vantaggio. Non si può parlare di presunzione, semmai di fuoco che si è spento, questa è la colpa che porterà alla sconfitta. Un atteggiamento del genere non va mai bene, nemmeno con un doppio goal di vantaggio, figuriamoci con una sola rete segnata e pure fuori casa.

C'era la sensazione che il Bologna, pur con la rabbia messa in campo nella ripresa, non riuscisse a sfondare, portato avanti più da disperazione che da una vera e pericolosa trama di gioco; e che il pericolo potesse venire solo da una palla inattiva o sbavatura difensiva. L'errore da non commettere per i Viola era regalare spazi a potenziali contropiede e falli a ridosso dell'area. Cuadrado, ancora lui, forse per troppa generosità ma anche poco lucido, commette un errore in ripiego e regala una pericolosa punizione non lontano dalla bandierina dell'angolo, che il Bologna monetizza con un colpo vincente sotto misura di Motta, perso in marcatura a due passi della porta. Ecco il peccato dei gigliati, il segnale di una maturazione non ancora compiuta: il non saper gestire una partita del genere commettendo l'errore che fa svoltare la partita.

La Fiorentina non reagisce, anzi subisce adesso la veemenza disordinata del Bologna, che ha più rabbia e gamba, e si porta in vantaggio approfittando di un disimpegno errato di Tomovic. Ancora una volta un eccesso di confidenza nella ripartenza dalla difesa apre il fianco della Fiorentina. Errori che si ripetono, puntuali in trasferta, che la squadra non riesce ad evitare.

Negli ultimi 10 minuti Montella finalmente cambia qualcosa buttando dentro Toni e Larrondo. Un segnale forse troppo tardivo, anche se Toni all'ultimo tuffo sbaglia clamorosamente un colpo di testa solo davanti a Curci che avrebbe portato la Fiorentina almeno al pareggio. Una beffa non dissimile da quella di Catania, ma forse ancor più grave.

Certamente ancor più dolorosa, perché i tre punti sarebbero stati fondamentali per non perdere il treno Europa (la Lazio adesso è a più 5 e la Roma sotto solo a meno 2, con il Catania a pari punti), ma soprattutto per dare continuità alle prestazioni positive e scacciare questo tabù trasferta che sta diventando un fardello molto pesante. Non è plausibile che una squadra che cerca l'Europa, potenzialmente anche quella con la E maiuscola, non riesca mai a fare punti fuori casa.

Inoltre la squadra deve riflettere su se stessa, sulla sua identità e come sta in campo. Brava a reagire dopo l'avvio incerto, non può perdersi così malamente di fronte alla rete subita e scappare dal campo, perdendo le distanze tra i reparti, non riuscendo a riprendere le sue trame di gioco dopo esser stati rimontati.

Probabilmente anche Montella ha sbagliato a non effettuare dei cambi subito dopo il pareggio. Alcuni giocatori sono parsi stanchi, o meno reattivi, e una sostituzione (o due) non solo danno velocità e alternative, ma anche un segnale alla squadra, quello che forse è mancato. Proprio il tecnico Viola era affranto nel post partita (ancor più della batosta subita a Torino, la peggior sconfitta in campionato), parlando di partita regalata per non aver sfruttato le occasioni e aver rimesso colpevolmente i rivali in partita.

Ha chiuso dicendo “Speriamo di dormire poco stanotte...”, confermando il senso di colpa suo e dei suoi ragazzi per questa pesante sconfitta. Se è vero che le battute d'arresto servono a crescere, è indispensabile che gli scatti di crescita arrivino in fretta e la squadra riesca a dare continuità alle proprie prestazioni diventando più cinica e pratica. I rivali non corrono forte, ma nemmeno sono fermi, e perdere il treno europeo per sconfitte come questa sarebbe gettare al vento una stagione.

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