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In casa rossonera si parla sempre e solo di Balotelli. Ma a meritare maggiore attenzione e considerazione è sicuramente il Faraone Stephan El Shaarawy.

L'arrivo di SuperMario Balotelli al Milan ha monopolizzato l'ambiente rossonero (e non solo). Tutto il mondo del pallone, da quando ha messo piede a Milanello, è perennemente in attesa delle giocate, ma soprattutto delle bravate, dell'ex-attaccante del Manchester City. Il quale, per fortuna della società rossonera, ha comunque ben pensato di stare, almeno per adesso, alla larga da ogni piccolo o grande problema, pensando di più al campo, come dimostrano i numeri (quattro reti messe a segno in altrettante partite giocate).

C'è però da dire che, anche se ben lontano dalle sue marachelle commesse in terra inglese o quando vestiva la maglia dell'Inter, in campo Balotelli continua a mostrare qualche lacuna di troppo a livello caratteriale.

Anche se hai solo 23 anni (ma calchi i campi da calcio da quando ne hai 14) dovresti essere abituato alle pressioni, agli sfottò che possono provenire dai tifosi delle squadre avversarie. Dovresti essere abituato (e dovresti pure 'sopportare'), essendo considerato un top player e guadagnando fior di milioni di euro all'anno, ad essere al centro dell'attenzione: attenzione che, purtroppo, ti sei guadagnato non solamente per l'aver gonfiato spesso le reti avversarie.

Balotelli-El Shaarawy: due modi di essere totalmente diversi
Ed invece Mario che fa, continua a non riuscirsi a contenere. Il dito alla bocca con il quale ha zittito i tifosi del Cagliari dopo aver realizzato il rigore del pareggio ad Is Arenas, l'aver rivolto ai suoi ex-tifosi nerazzurri un gestaccio prima di rientrare nel tunnel degli spogliatoio alla fine del primo tempo nel derby disputato domenica scorsa, ed anche un atteggiamento complessivamente un po' troppo 'spocchioso' in campo (Allegri lo ha già ripreso più di una volta, invitandolo ad una maggiore vervè in alcuni frangenti dei match), dimostrano che di strada per diventare un fuoriclasse o un campione con la C maiuscola, globalmente inteso, Mario ne deve fare ancora tanta.

Non tutto è però perduto: un esempio di come si dovrebbe comportare un giovane in rampa di lancio nel mondo del pallone Mario lo ha in squadra, Stephan El Shaarawy. Negli ultimi mesi, con il Milan risorto dalle ceneri post cessione di Ibra-Thiago Silva grazie alle sue giocate, non si è parlato altro che del Faraone come salvezza dei rossoneri, come futuro attaccante della nazionale ai mondiali del 2014, come possibile erede di campioni del calibro di Roberto Baggio, Alessandro Del Piero o Francesco Totti. Complimenti che avrebbero fatto sobbalzare chiunque e che lo avrebbero convinto di essere diventato un 'Dio' da idolatrare.

Ma tutte queste voci attorno non hanno affatto modificato il modo di fare del ragazzo italo-egiziano. Arrivato al Milan in punta di piedi, a suon di goal, di sacrificio (forse solo Cavani riesce a raggiungerlo in quanto a mole di lavoro difensivo), di comportamenti o di dichiarazioni mai fuori posto, El Shaarawy è diventato un punto di riferimento della squadra, che si aggrappa a lui nei momenti difficili. E che, sicuramente, ne farà uno dei punti fermi del progetto appena cominciato (vicino il rinnovo del contratto sino al 2018).

Domenica scorsa, in occasione della stracittadina milanese, se ne è avuta la dimostrazione. Nonostante la critica lo abbia un po' messo da parte, ipotizzando una sua piccola crisi quasi esistenziale a causa della nube 'SuperMario' arrivatagli addosso, El Shaarawy ha continuato a lavorare, a macinare chilometri e, soprattutto, a segnare goal importanti.

Provate un attimo ad avere un po' di immaginazione: cosa sarebbe successo se a realizzare il goal dell'1-0 anzichè il Faraone fosse stato Balotelli? Si sarebbe forse limitato a battersi la mano sul cuore e ad indirizzare la sua gioia alla curva? O forse avrebbe corso il rischio di beccarsi un cartellino rosso pur di liberarsi della maglia e di liberare tutto il suo 'ardore' nei confronti della sua ex-tifoseria?

Un campione, a parere di chi vi scrive, non si misura solo per quello che riesce a fare in campo in termini di goal, assist, ma anche per il suo modo di essere, per il comportamento nei confronti di  tifosi ed avversari. Da questo punto di vista in casa Milan, di campione in itinere, ne troviamo solamente uno, e non parliamo di Mario Balotelli.

Ragione per la quale la dirigenza rossonera non commetta il fatale errore di fare eccessivo affidamento su di lui e a tenersi stretta la crescita e la cresta di Stephan El Shaarawy...

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