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Partita bella e sofferta contro i nerazzurri, la qualità e la grinta fanno la differenza: Marquinho, Pjanic e Torosidis firmano la seconda vittoria consecutiva.

La Roma esce da Bergamo con un’altra vittoria, una iniezione di fiducia enorme e la sensazione di essersi ritrovata unita e compatta per l’obiettivo. Contro l'Atalanta, i giallorossi disputano una gara fatta di concretezza e di efficacia, soprattutto nel rimontare l’iniziale vantaggio orobico e nel mantenere il risultato a proprio favore o quantomeno con l’inerzia giusta.

Ci voleva una seconda prova dopo quella con la Juve, per capire se non era un fuoco di paglia, se non era un sussulto di una squadra ormai demotivata e lasciata al suo destino. Non era così. Non fu solo Totti il salvatore, si sono “salvati” tutti insieme. Un gruppo. Come da mesi e mesi chiedevamo, come i tifosi speravano.

LA PARTITA | ATALANTA-ROMA 2-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ATALANTA
7
4
45%
3
4
3

ROMA
9
5
55%
5
1
5

Aldilà delle elucubrazioni tattiche che hanno divampato nell’ambiente romano, la necessità era sfruttare le caratteristiche di questi giocatori e mettere a disposizione delle idee del mister di turno, non il contrario. Cioè dare un’impronta alla squadra ma non solo offensiva ed arrogante (come voleva Sabatini) ma basata anche su equilibrio e grinta. Tutti vorrebbero una squadra di giovani sudamericani che attacca ed impazza durante tutti i 90  minuti e seppellisce l’avversario di reti, ma non è possibile e ci vuole una buona dose di intelligenza tattica e di spirito combattivo per ottenere veramente i risultati.

Andreazzoli ha semplicemente riportato serenità in un ambiente scosso dalle critiche e dallo scarso impegno generale, che ha portato a sconfitte e delusioni. La Roma ora si dispone meglio in campo, sfrutta le qualità di campioni come Pjanic e Lamela (domenica l’argentino è rimasto in ombra, ma il discorso relativo a lui è generale) oltre agli altri in rampa di lancio che vanno fortissimo, come Marquinhos, Florenzi e via discorrendo.

Il portiere è tornato ad essere serio: due interventi soltanto, ma decisivi (un’uscita bassa a valanga e un tuffo su colpo di testa del “solito” sconosciuto alla ricerca di gloria contro la Roma). La difesa, con concentrazione e marcature più decise, ha saputo reinterpretarsi bene in questo modulo a tre; va detto che nonostante i due goal segnati da Livaja, ci sono alcune attenuanti per Burdisso e i compagni di reparto.

Il primo goal è venuto casualmente per una respinta verso la porta giallorossa da parte della difesa stessa, mentre il secondo è viziato da un evidente fallo. La punta croata ex Inter ha commesso altri numerosi interventi pericolosi durante il secondo tempo, tali da far immaginare naturali provvedimenti disciplinari. Ma niente, come nei casi accaduti con Carmona che prima da un “pugnetto” a Perrotta poi scalcia da terra. Una partita maschia dalla quale la Roma non si è sottratta, conquistando con voglia e determinazione i tre punti.

L’immagine simbolo è quella di Torosidis, esterno greco arrivato da due settimane o poco più che si è subito conquistato le simpatie di tutti perché lotta, corre, è intelligente e non gli serve avere un piede fatato per giocare bene.  Perché accanto ai lampi di luce assoluta ed accecante come quelli di Pjanic, di Totti, di Lamela e dei tanti talenti in squadra, ci vuole anche gente come Torosidis. Gente che corre e che si fa in quattro per un obiettivo. Per vincere ancora. E la Roma pian piano lo sta facendo benissimo.

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