Zanetti ha fatto il suo esordio nel derby nel 1995 quando El Shaarawy aveva festeggiato da appena due giorni i tre anni.
Potrebbero essere benissimo padre e figlio. Uno va per i 40 anche se assolutamente non li dimostra, l'altro non ne ha ancora 21, è poco più di un debuttante, ma ha già fatto vedere numeri e goal da grande campione. Javier Zanetti e Stephan El Shaarawystasera per 90' si troveranno uno di fronte all'altro per quello che sarà uno dei duelli più belli e avvincenti dell'attesissima sfida.
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Il capitano dell'Inter, visto il ritorno alla difesa a quattro anche per via delle tante assenze (Samuel e Ranocchia su tutti), giocherà terzino destro e incrocerà la strada del Faraone, che ama partire da sinistra nel 4-3-3 che Allegri ha disegnato su misura per lui sin dall'inizio della stagione (a parte qualche esperimento quando la squadra arrancava a inizio stagione).
Diciannove anni di differenza, che in termini di stracittadine fanno 45 a 2. Zanetti è il giocatore nerazzurro con più presenze nel derby della Madonnina e con quello di stasera saranno 40 consecutivi: Hodgson (scherzo del destino l'allenatore con cui ha probabilmente meno legato in carriera) gli diede la sua prima maglia da titolare il 29 ottobre del 1995, quando El Shaarawy aveva festeggiato da appena due giorni i tre anni. Gigi Simoni, nel novembre '97, fu l'ultimo a tenerlo in panchina, non per scelta tecnica ma a causa di un problema al ginocchio.
Ne ha viste di tutti i colori il capitano dell'Inter, gioie e dolori si sono alternati nel corso di questi anni, un turbillon di emozioni da far impallidire i romanzi rosa: quelli di Champions i ricordi più dolorosi, insieme allo storico 0-6 dell'era Tardelli. Il 4-0 dell'anno del Triplete e il 2-0 del ritorno, con la sua Inter che finì in 9 contro 11, hanno un posto speciale nei ricordi più dolci. Ha anche segnato ai cugini, lui che proprio non ha grande affinità con il goal, nel 2-2 del 14 marzo '99: doppietta di Leonardo e gol del pareggio di Pupi, su assist di West. In questi quasi 18 anni di Inter, l'argentino che ama cantare con Mina e aiutare i bimbi in difficoltà se ne è trovati di fronte a decine di campioni, come terzino, centrocampista e in rare occasioni difensore centrale: chissà se la cresta del Faraone sarà l'ennesimo scalpo illustre.
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La sua stella, non è un mistero, è stata un po' offuscata dalla presenza ingombrante (anche mediaticamente) di Mario Balotelli. Ma quella di stasera è una notte speciale: un derby ha sempre il suo fascino, in più c'è in palio un posto nella prossima Champions League. Per renderla indimenticabile bisogna abbattere l'uomo simbolo dei cugini interisti e con lui i sogni di gloria a tinte nero e azzurre.



