thumbnail Ciao,

A Plzen si è consumato l'atto finale della pessima avventura europea degli azzurri, che hanno dimostrato fin dall'inizio, sbagliando, di non tenere alla competizione.

Malinconico Napoli. Giustamente eliminato da un'Europa League che non ha mai amato, fin dal primo momento. Anzi, diciamolo pure, quello degli azzurri verso l'ex Coppa Uefa è stato quasi un disprezzo, peraltro malamente nascosto. Il bottino 'on aggregate', come direbbero gli inglesi, della doppia sfida dei sedicesimi contro il Viktoria Plzen è impietoso: 5 a 0 per i cechi, che si sono tolti lo sfizio di segnare 3 goal all'andata e 2 al ritorno, ieri sera tra le mura amiche.

Una figuraccia innegabile per gli azzurri. Tutta una questione di testa, diciamo noi. Non ci sono di certo cinque reti di scarto, tecnicamente parlando, tra la formazione di Mazzarri e quella di Vrba, che peraltro ha suscitato un'ottima impressione. Per i partenopei il rimpianto è, anzi dovrebbe essere, enorme: visto il livello non particolarmente elevato della competizione, c'era la concreta possibilità di andare avanti.

LA PARTITA | VIKTORIA-NAPOLI 2-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

VIKTORIA
10
6
42%
5
3
3

NAPOLI
12
5
58%
3
5
2

Sarebbe stato così disdicevole qualificarsi, fare più strada possibile e magari, perchè no, provare a vincerla, questa Coppa che dall'albo dell'oro delle italiane manca dal 1999? Evidentemente sì, secondo il buon Mazzarri. Mai visto un allenatore quasi soddisfatto di un'eliminazione, per giunta ingloriosa: "Ora giocheremo meno gare, per il campionato non è certo uno svantaggio".

Dichiarazioni che francamente fanno cadere le braccia. Mai sentito parlare del detto 'vincere aiuta a vincere'? E poi, vuoi mettere la figuraccia su scala internazionale. Possibile che De Laurentiis, che tanto ci teneva a costruire un Napoli dalla dimensione europea, non abbia nulla da dire su un'eliminazione così bruciante? 'Ma i giocatori stanno pensando allo scudetto', è l'adagio dominante dalle parti di Castel Volturno.

Già, perchè superare la Juventus nella corsa tricolore sarà un gioco da ragazzi. Sarà. Fatto sta che la squadra, nelle ultime uscite, ieri a Plzen e domenica scorsa in casa con la Sampdoria, ha palesato una condizione fisica quantomeno preoccupante. Troppi sono giù di corda, dal mai pienamente recuperato Maggio ad un involuto Zuniga fino ad un Pandev che ormai è un mistero. Un attaccante che non segna dal 7 ottobre, e che in più dispensa la sua classe in dosi troppo, troppo limitate. Diciamo pure inesistenti, almeno negli ultimi tempi.

La pessima avventura europea del Napoli (5 sconfitte su 8 partite giocate, con 17 reti (!) al passivo) ha dimostrato una verità dolorosa quanto incontestabile. E cioè che questa squadra non ha ancora la mentalità, nè l'organico da grande squadra. La prima non gli è stata trasferita dall'allenatore, che ha snobbato più o meno esplicitamente le coppe, presunti traguardi secondari: non va dimenticata, a tale proposito, anche l'eliminazione in Coppa Italia, da detentori, per mano della bestia nera Bologna.

Il secondo punto, cioè l'organico, è la solita nota dolente. Buoni, tutto sommato, gli innesti invernali di Rolando e Armero, a patto di impiegarli con maggiore continuità. Ma il senso del ritorno di Calaiò? Non si è capito, a maggior ragione vista la vena realizzativa non eccelsa di Pandev e Insigne. E se pure uno come Cavani rifiata, si fa dura, durissima.

Adesso testa al campionato, naturalmente. All'orizzonte la difficile trasferta di Udine, campo storicamente ostico per i partenopei, prima della grande sfida del 1° marzo con la Juventus. In Serie A, si dirà, è un'altra storia, normalmente si vede sempre un altro Napoli rispetto a quando varca i confini nazionali (almeno per quanto si è visto quest'anno).

Ma certo, arrivarci, al 'Friuli', con il morale non proprio a mille e una condizione atletica alquanto carente, non è proprio il massimo della vita. Che Mazzarri si inventi qualcosa, al più presto. Il popolo del San Paolo, il prossimo 1° marzo, merita di vedere un big-match più equilibrato possibile. E poi, che vada come vada.

Sullo stesso argomento