Editoriale - Da un tradimento all'altro: l'Inter fa i conti con il 'Mai dire mai' di Leonardo

Il brasiliano dà l'ennesima dimostrazione di non temere i cambiamenti. Lasciando l'Inter, però, volta le spalle a chi aveva fiducia in lui nel modo peggiore possibile.
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“Non programmo mai il domani, vivo sempre alla giornata, perché non si sa mai quello che può succedere”

“Non mi sento allenatore o almeno non mi sento solo allenatore, non sto lì a pensare ogni giorno se lo farò tutta la vita, domani magari farò un’altra cosa”

“Sono un cittadino del Mondo, ho girato tanto e imparato da diverse culture, non posso dire oggi se starò per sempre a Milano”

Un estratto della filosofia 'leonardiana' raccolta in questi anni di conferenze stampa quasi tutte uguali: sembrava l’atteggiamento di uno sfuggente, ormai conscio di come sia fondamentale misurare le parole per evitare problemi mediatici, ma forse era semplicemente la realtà.

“Mai dire mai” è il motto di una vita di uno che non si è fatto problemi a trasferirsi in Giappone (e non a fine carriera), ad andare via dal Milan e poi tornare, a girare tutti i ruoli del campo, ad essere catapultato dalla scrivania alla panchina in un amen: a Leonardo, insomma, non manca il coraggio di affrontare nuove sfide, questo lo abbiamo ampiamente capito, e – forse non a caso – non ha neanche bisogno di cercarsele, perché le offerte gli piovono inattese dal cielo.

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Dunque, legittimo avere dubbi. Ma se l’anno scorso fu il Milan a indurlo alla resa, in questo caso è lui a titubare: quando il mortificato Galliani fu costretto a cacciarlo per volere superiore – perché questo è quello che concretamente è successo – non ha avuto grande scelta, così come quando gli è arrivata la chiamata di Moratti.

In quel caso, però, era libero e la decisione era esclusivamente emozionale: accettare ed essere dileggiato dai tifosi milanisti o rifiutare e perdere una delle migliori opportunità che un professionista possa sognare? Si è parlato di tradimento, allora, si parla di tradimento oggi.


«Quella di Leo è una fuga, i tifosi Inter ora capiscono i cugini»
Ma adesso, Leo, sarebbe pronto a lasciare la società che lo ha rilanciato, che lo ha difeso, che lo ha confermato e che gli aveva affidato un progetto. E lo farebbe dall’oggi al domani, costringendola a rivedere i programmi già ampiamente concordati.

Più che un addio, questa è una fuga, di notte, da una porta secondaria che, in qualche modo, agli occhi dei tifosi nerazzurri, rivaluterebbe la coreografia dei cugini rossoneri nell'ultimo derby. Quel Leo-Giuda, oggi, risuona beffardo.

Perché c’è una bella differenza tra accettare nuove sfide e sfuggire alle responsabilità, rimangiarsi gli impegni già pattuiti, per correre dove ti stendono il tappeto rosso e ti riempiono di soldi.