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Si può rischiare di morire per un pallone? Ghezzal racconta l'agguato al bus dell'Algeria: "E' stato un inferno"
L'attaccante senese: "Non ho mai provato uno spavento simile". Con lui anche il laziale Meghni.
Che quello di domani - decisivo per l'approdo al Mondiale - fosse un match ad altissimo rischio si sapeva da tempo, tanto che gli appelli alle tifoserie di Egitto e Algeria erano stati numerosi, anche a livello politico.
Ma quanto accaduto ieri, subito dopo l'atterraggio della delegazione algerina al Cairo, con l'agguato teso al bus della squadra durante il trasporto all'albergo da circa duecento tifosi locali, è andato oltre gli scenari più foschi.
E' uno shockato Abdelkader Ghezzal a raccontare alla 'Gazzetta dello Sport' i drammatici momenti vissuti assieme ai suoi compagni, tra i quali il laziale Mourad Meghni: "E' stato un inferno. All'improvviso ci siamo ritrovati sotto una pioggia di pietre e vetri. Hanno distrutto tutti i finestrini. Per ripararci, ci siamo sdraiati per terra e abbiamo cercato di proteggerci con le borse. Io ho un semplice taglio, ma Halliche e Lemmouchia hanno rischiato di grosso. Erano una maschera di sangue".
"Non ho mai provato uno spavento simile - continua l'attaccante del Siena - Sapevamo che questa partita è ad alto rischio perchè tra i due Paesi c'è una grande rivalità e, sul piano calcistico, l'Algeria non si qualifica al mondiale dal 1986 e l'Egitto dal 1990, ma non si può rischiare la morte per il calcio...".
Alla tensione sportiva, con la protesta inoltrata dalla Federcalcio algerina alla Fifa, si va ora aggiungendo anche il caso politico. Il governo del Paese maghrebino ha infatti convocato l'ambasciatore egiziano ad Algeri e il segretario generale del ministero degli esteri, Bougherra, ha chiesto alle autorità del Cairo che "vengano prese tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della delegazione e dei tifosi algerini".
Ma quanto accaduto ieri, subito dopo l'atterraggio della delegazione algerina al Cairo, con l'agguato teso al bus della squadra durante il trasporto all'albergo da circa duecento tifosi locali, è andato oltre gli scenari più foschi.
E' uno shockato Abdelkader Ghezzal a raccontare alla 'Gazzetta dello Sport' i drammatici momenti vissuti assieme ai suoi compagni, tra i quali il laziale Mourad Meghni: "E' stato un inferno. All'improvviso ci siamo ritrovati sotto una pioggia di pietre e vetri. Hanno distrutto tutti i finestrini. Per ripararci, ci siamo sdraiati per terra e abbiamo cercato di proteggerci con le borse. Io ho un semplice taglio, ma Halliche e Lemmouchia hanno rischiato di grosso. Erano una maschera di sangue".
"Non ho mai provato uno spavento simile - continua l'attaccante del Siena - Sapevamo che questa partita è ad alto rischio perchè tra i due Paesi c'è una grande rivalità e, sul piano calcistico, l'Algeria non si qualifica al mondiale dal 1986 e l'Egitto dal 1990, ma non si può rischiare la morte per il calcio...".
Alla tensione sportiva, con la protesta inoltrata dalla Federcalcio algerina alla Fifa, si va ora aggiungendo anche il caso politico. Il governo del Paese maghrebino ha infatti convocato l'ambasciatore egiziano ad Algeri e il segretario generale del ministero degli esteri, Bougherra, ha chiesto alle autorità del Cairo che "vengano prese tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della delegazione e dei tifosi algerini".
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