Abete cerca di ammorbidire le FRUSTATE di Lippi: "Il ct ha voluto difendere il gruppo"
Il presidente della Figc prova a smussare le polemiche dopo l'attacco violento del commissario tecnico al pubblico di Parma.
Lo sfogo a caldo di Marcello Lippi dopo il match vinto in extremis a Parma contro Cipro non è passato di certo inosservato.
Intercettato da un giornalista della 'Rai' subito dopo il triplice fischio finale, il ct ha sbottato in maniera furibonda: "Una cosa vergognosa: gridare andate a lavorare a questi ragazzi che meritavano sostegno, invocando certi giocatori al loro posto. Poi alla fine si vince e tutti gridano Italia, Italia. Ma non è una cosa accettabile".
Parole pesantissime, tipiche di un Lippi che quando va fuori giri non le manda a dire a nessuno. Per la seconda volta in un mese, dopo il confronto aereo verso Tblisi in cui si parlava di scarso interesse nei confronti della Nazionale, il presidente della Figc Giancarlo Abete ha dovuto metterci una pezza in un modo piuttosto imbarazzato: "Ognuno ha il suo ruolo - si legge oggi sul 'Corriere dello Sport' -. Il ct ha difeso il gruppo, la gente ha diritto di esprimersi come crede. E’ il gioco delle parti ma bisogna prendere le cose per quelle che sono. Cassano, Totti, Nesta, Del Piero? Abbiamo tempo davanti, il ct saprà fare bene le sue scelte come quattro anni fa".
Il numero uno della federazione ha anche avuto un colloquio con Lippi negli spogliatoi del 'Tardini', ma non sembra che sia riuscuto a calmarlo del tutto, anche perchè pochi minuti dopo in sala stampa il tecnico viareggino ha rincarato la dose: "Ci siamo appena qualificati, così potremo andare a difendere il titolo conquistato in Germania. Abbiamo festeggiato per questo. Avevo promesso che avrei cambiato completamente la squadra. Non capita sovente di cambiare undici giocatori su undici. Era lecito aspettarsi qualche difficoltà. E cosa accade? Invece di sostenerci, una parte del pubblico ha gridato andate a lavorare, invocando altri giocatori, senza rispetto per i campioni del mondo. Ora mi pare evidente che io chiamerò chi voglio, non certo chi viene invocato, non è questo il punto. La questione è la mancanza di rispetto verso tutto il gruppo. Non scherziamo: ci andassero loro, a lavorare. Ecco, ora mi sono sfogato!"