Abete cerca di ammorbidire le FRUSTATE di Lippi: "Il ct ha voluto difendere il gruppo"

Il presidente della Figc prova a smussare le polemiche dopo l'attacco violento del commissario tecnico al pubblico di Parma.

15/ott/2009 13.07.02

Giancarlo Abete
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Lo sfogo a caldo di Marcello Lippi dopo il match vinto in extremis a Parma contro Cipro non è passato di certo inosservato.

Intercettato da un giornalista della 'Rai' subito dopo il triplice fischio finale, il ct ha sbottato in maniera furibonda: "Una cosa ver­gognosa: gridare andate a lavorare a questi ragaz­zi che meritavano sostegno, invocando certi gio­catori al loro posto. Poi alla fine si vince e tutti gridano Italia, Italia. Ma non è una co­sa accettabile".

Parole pesantissime, tipiche di un Lippi che quando va fuori giri non le manda a dire a nessuno. Per la seconda volta in un mese, dopo il confronto aereo verso Tblisi in cui si parlava di scarso interesse nei confronti della Nazionale, il presidente della Figc Giancarlo Abete ha dovuto metterci una pezza in un modo piuttosto imbarazzato: "Ognuno ha il suo ruolo - si legge oggi sul 'Corriere dello Sport' -. Il ct ha difeso il grup­po, la gente ha diritto di esprimersi co­me crede. E’ il gioco delle parti ma bi­sogna prendere le cose per quelle che sono. Cassano, Totti, Nesta, Del Piero? Abbiamo tempo davanti, il ct saprà fare bene le sue scelte come quattro anni fa".

Il numero uno della federazione ha anche avuto un colloquio con Lippi negli spogliatoi del 'Tardini', ma non sembra che sia riuscuto a calmarlo del tutto, anche perchè pochi minuti dopo in sala stampa il tecnico viareggino ha rincarato la dose: "Ci siamo appena quali­ficati, così potremo andare a difende­re il titolo conquistato in Germania. Abbiamo festeggiato per questo. Avevo promesso che avrei cambiato completamente la squadra. Non capita sovente di cambiare undi­ci giocatori su undici. Era lecito aspet­tarsi qualche difficoltà. E cosa acca­de? Invece di sostenerci, una parte del pubblico ha gridato andate a lavorare, invocando altri giocatori, senza rispet­to per i campioni del mondo. Ora mi pare evidente che io chia­merò chi voglio, non cer­to chi viene invocato, non è questo il punto. La que­stione è la mancanza di rispetto verso tutto il gruppo. Non scherziamo: ci andassero loro, a lavorare. Ecco, ora mi sono sfo­gato!"

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