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Il Punto sull'Italia – Manca qualcosa... Chi invocava il Tardini?
In Sud Africa servirà qualcosa in più...
15/ott/2009 19.26.40
Si chiude il sipario sulle qualificazioni per il Mondiale sudafricano e tanti sono gli spunti, incoraggianti o meno, che si possono trarre dal cammino della nostra nazionale. L’importante è essere là, tra le 32 sorelle che si giocheranno il titolo di Campione del Mondo che noi deteniamo. L’importante è essere arrivati primi in un girone, sulla carta non impossibile, in modo da evitare gli insidiosi play-off, che illustri pretendenti saranno costrette ad affrontare (vedi Portogallo e Francia). L’importante è aver chiuso imbattuti, per dimostrare che questa Italia, seppur non al meglio, non è mai un avversario che si dà per vinto, non molla mai, anche quando la partita non conta (come ieri sera).
Ventiquattro punti, sette vittorie e tre pareggi, diciotto goal realizzati e sette subiti, questi i dati statistici che ci consegnano un primato in realtà mai in discussione, se non in quei trenta secondi che sono passati dal 2-1 dell’Irlanda al pareggio di Gilardino, sabato scorso. Abbiamo chiuso senza sconfitte, al pari di Spagna, Germania e Olanda e meglio della tanto osannata Inghilterra, eppure l’aria che si respira intorno alla nazionale non è delle migliori.
Inutile nascondersi, dietro gli assenti, in questo momento il calcio italiano in generale non attraversa un gran periodo di forma. Considerando gli exploit delle nostre squadre di club a livello internazionale negli ultimi due o tre anni, c’è da rimanere quasi ammirati per le prestazioni fornite dalla nazionale. Spagna, Inghilterra e Brasile sono più forti di noi, al momento. Gli iberici possono contare su un numero di giocatori di qualità che in Italia non esiste, permettendosi di lasciare in panchina uno tra Xabi Alonso e Fabregas (vedi Euro 2008), ed hanno un settore giovanile in fermento che produce un fenomeno all’anno (Torres, Villa, Silva, Iniesta, Fabregas, Piquè). I britannici da anni possono contare su una grande squadra che, ora, ha trovato la giusta guida tattica con Capello. Sui verdeoro c’è poco da dire, a livello di talento non hanno eguali e Dunga ha saputo trovare i giusti equilibri in campo e negli spogliatoi.
Quelli che ci separano da giugno, quando inizieranno i Mondiali, saranno mesi molto caldi, ricchi di tormentoni. Cassano sì o Cassano no? L’opinione pubblica nazionale non sembra avere dubbi: Cassano sì! Dall’altro lato, il Ct sembra essere deciso a non portarlo in Sud Africa, nonostante dichiari che tutti possono ancora essere convocati. Il barese è davvero così indispensabile? I risultati dicono di no, con lui siamo stati eliminati in due Europei, senza di lui abbiamo vinto un Mondiale. Sarà forse per questo che Lippi si ostina a non chiamarlo in nazionale? Molto più probabilmente il mister di Viareggio ha già creato il gruppo fondamentale che lo seguirà nel continente africano e con questi giocatore vuole lavorare. Stando a ciò sembra, quindi, impossibile anche un ritorno di Totti in azzurro, così come l’arrivo di Amauri, viste anche le sue recenti prestazioni. In questo momento, però, un uomo come Cassano servirebbe davvero, perché in grado di inventare la giocata in ogni momento, di creare spazio per gli inserimenti dei compagni e di fornire assist come meglio non si potrebbe (alla Sampdoria Mannini e Pazzini ne sanno qualcosa). I vari Di Natale, Rossi, Quagliarella sono buoni, ottimi giocatori, ma non hanno l’estro e la fantasia del ragazzo di Bari Vecchia. Tutto ciò senza nulla voler togliere a chi ci ha portato ai mondiali, ma un conto sono le qualificazioni ed un altro è essere lì in Sud Africa a giocarti la Coppa del Mondo.
Oltre a Cassano, Lippi deve ricordarsi di convocare per il Sud Africa un altro elemento indispensabile per la vittoria finale: la buona sorte. Nel 2006 la dea bendata fece il tifo per gli azzurri, speriamo che in questi quattro anni sia rimasta fedele alla nostra nazionale. Le premesse sono positive, viste le gare in quel di Cipro, in Georgia ed a Dublino. Senza un po’ di fortuna il mondiale non si vince, con o senza il barese. Una cosa è certa, quello che non mancherà alla nazionale sarà la grinta ed il cuore, caratteristica frequente delle squadre di Lippi. Ieri sera contro Cipro, ma in tutte queste qualificazioni, anche se in difficoltà sul piano del gioco, l’Italia non ha mai mollato, ha sempre lottato fino all’ultimo, non disunendosi mai. Il gruppo è sicuramente compatto intorno alla propria guida e questo è un merito indiscutibile del mister di Viareggio. Aspettando i Mondiali, non resta che stringersi intorno alla nazionale ed augurarsi di rivivere quei magici momenti di quattro anni fa.
Marco Muzii
Ventiquattro punti, sette vittorie e tre pareggi, diciotto goal realizzati e sette subiti, questi i dati statistici che ci consegnano un primato in realtà mai in discussione, se non in quei trenta secondi che sono passati dal 2-1 dell’Irlanda al pareggio di Gilardino, sabato scorso. Abbiamo chiuso senza sconfitte, al pari di Spagna, Germania e Olanda e meglio della tanto osannata Inghilterra, eppure l’aria che si respira intorno alla nazionale non è delle migliori.
Inutile nascondersi, dietro gli assenti, in questo momento il calcio italiano in generale non attraversa un gran periodo di forma. Considerando gli exploit delle nostre squadre di club a livello internazionale negli ultimi due o tre anni, c’è da rimanere quasi ammirati per le prestazioni fornite dalla nazionale. Spagna, Inghilterra e Brasile sono più forti di noi, al momento. Gli iberici possono contare su un numero di giocatori di qualità che in Italia non esiste, permettendosi di lasciare in panchina uno tra Xabi Alonso e Fabregas (vedi Euro 2008), ed hanno un settore giovanile in fermento che produce un fenomeno all’anno (Torres, Villa, Silva, Iniesta, Fabregas, Piquè). I britannici da anni possono contare su una grande squadra che, ora, ha trovato la giusta guida tattica con Capello. Sui verdeoro c’è poco da dire, a livello di talento non hanno eguali e Dunga ha saputo trovare i giusti equilibri in campo e negli spogliatoi.
Quelli che ci separano da giugno, quando inizieranno i Mondiali, saranno mesi molto caldi, ricchi di tormentoni. Cassano sì o Cassano no? L’opinione pubblica nazionale non sembra avere dubbi: Cassano sì! Dall’altro lato, il Ct sembra essere deciso a non portarlo in Sud Africa, nonostante dichiari che tutti possono ancora essere convocati. Il barese è davvero così indispensabile? I risultati dicono di no, con lui siamo stati eliminati in due Europei, senza di lui abbiamo vinto un Mondiale. Sarà forse per questo che Lippi si ostina a non chiamarlo in nazionale? Molto più probabilmente il mister di Viareggio ha già creato il gruppo fondamentale che lo seguirà nel continente africano e con questi giocatore vuole lavorare. Stando a ciò sembra, quindi, impossibile anche un ritorno di Totti in azzurro, così come l’arrivo di Amauri, viste anche le sue recenti prestazioni. In questo momento, però, un uomo come Cassano servirebbe davvero, perché in grado di inventare la giocata in ogni momento, di creare spazio per gli inserimenti dei compagni e di fornire assist come meglio non si potrebbe (alla Sampdoria Mannini e Pazzini ne sanno qualcosa). I vari Di Natale, Rossi, Quagliarella sono buoni, ottimi giocatori, ma non hanno l’estro e la fantasia del ragazzo di Bari Vecchia. Tutto ciò senza nulla voler togliere a chi ci ha portato ai mondiali, ma un conto sono le qualificazioni ed un altro è essere lì in Sud Africa a giocarti la Coppa del Mondo.
Oltre a Cassano, Lippi deve ricordarsi di convocare per il Sud Africa un altro elemento indispensabile per la vittoria finale: la buona sorte. Nel 2006 la dea bendata fece il tifo per gli azzurri, speriamo che in questi quattro anni sia rimasta fedele alla nostra nazionale. Le premesse sono positive, viste le gare in quel di Cipro, in Georgia ed a Dublino. Senza un po’ di fortuna il mondiale non si vince, con o senza il barese. Una cosa è certa, quello che non mancherà alla nazionale sarà la grinta ed il cuore, caratteristica frequente delle squadre di Lippi. Ieri sera contro Cipro, ma in tutte queste qualificazioni, anche se in difficoltà sul piano del gioco, l’Italia non ha mai mollato, ha sempre lottato fino all’ultimo, non disunendosi mai. Il gruppo è sicuramente compatto intorno alla propria guida e questo è un merito indiscutibile del mister di Viareggio. Aspettando i Mondiali, non resta che stringersi intorno alla nazionale ed augurarsi di rivivere quei magici momenti di quattro anni fa.
Marco Muzii
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