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La punta argentina si racconta in una lunga intervista e spiega il momento poco brillante attraversato dal Psg: "Contro di noi giocano tutti alla morte, ma arriveremo lontano".

Dopo un avvio di stagione tutt'altro che esaltante Ezequiel Lavezzi sta pian piano ritagliandosi un proprio spazio nelle file del Psg, a suon di goal e prestazioni sempre più convincenti.

L'argentino, in una lunga intervista esclusiva concessa a 'Extratime', si sofferma sul momento poco brillante attraversato dalla compagine francese: "Nel calcio i nomi non bastano. Stiamo formando una squadra nuova, dove si parlano molte lingue, non è facile. Ma alla lunga la qualità dei singoli farà di sicuro la differenza".

Quindi Lavezzi sottolinea le differenze tra la Ligue1 e la nostra Serie A: "La Ligue è molto fisica, meno tattica della A dove non trovi squadre impreparate. Mi sto adattando, spero di dare il mio contributo, migliorando sotto porta. Voglio segnare di più".

Il Pocho esalta poi Ibrahimovic, e dichiara: "È facile giocare con lui. Si mette al servizio della squadra e, a differenza di Cavani, preferisce giocare corto. Per puntare al Pallone d'Oro dovrebbe vincere una Champions, è l'unica cosa che gli manca. Io comunque lo darei ancora a Messi. Anche se non ha vinto la Champions quest'anno, fa sempre cose straordinarie".

E sull'eterno dilemma su chi sia più forte tra la Pulce e Maradona spiega: "Entrambi fanno già parte nella storia del calcio, come Di Stefano prima di loro. I paragoni sono inutili. Ci siamo goduti Maradona prima, adesso godiamoci Messi".

Lavezzi rincuora il connazionale Pastore, vittima di un incredibile calo di forma: "Vive un periodo delicato. Deve ritrovare fiducia in sé stesso, ma nessuno può dubitare delle sue qualità". Quindi ammette: "Mi ha impressionato Thiago Silva, è un grandissimo professionista. Ma chi mi ha sorpreso è Verratti. Ha grandi doti soprattutto per uno della sua età che viene dalla B. Spetta pure a noi aiutarlo, per evitare che si bruci. Comunque ha una bella personalità".

L'argentino torna sul proprio periodo napoletano, e spiega: "Lì era molto diverso rispetto a Parigi . A Napoli non potevo neanche uscire di casa. Anche se mi ero abituato a quel tipo di popolarità, ogni tanto hai bisogno di vivere tranquillo, e qui posso farlo, senza essere assalito. Ma l'affetto dei tifosi napoletani è stato importante. Qui magari mi riconoscono, ma mi lasciano tranquillo. Qualche autografo lo firmo ancora".

E sugli azzurri prosegue: "È normale che lottino per lo Scudetto, è una squadra che ha un'identità che prescinde dai singoli. Fanno bene anche senza di me e ho visto che a volte vincono anche senza Cavani. Questo è importante. Insigne? Evitiamo paragoni ingombranti, ha grandi qualità e deve fare l'Insigne, non il nuovo Lavezzi. Magari tra qualche anno sarà più famoso di me. E glielo auguro".

Quindi il Pocho sottolinea affinità e differenze tra Ancelotti e Mazzarri: "Entrambi sanno gestire molto bene il gruppo. Mazzarri però lavora di più sulla tattica, ogni partita è preparata nei minimi dettagli. Ancelotti lo fa meno, ma forse perché deve adattarsi al contesto francese".

Lavezzi svela alcuni retroscena di mercato, e ammette: "In estate mi voleva l'Inter e pure il Manchester City. Ma il progetto del Psg è davvero interessante". E sulla nostra Serie A, priva di molti gioielli, dichiara: "Magari non è allo stesso livello di quando arrivai io, ma come in Inghilterra e Spagna, in Italia si gioca il calcio migliore al mondo. Io in tv guardo solo calcio italiano".

Si chiude con il capitolo Champions League: "In campionato contro di noi fanno tutti la partita della vita, in Champions ci sono squadre importanti che vogliono vincere ma non per finire sui giornali per una settimana. Contro il Porto non ci sarà la paura di farsi eliminare, quindi sarà una partita bella, aperta, offensiva".

E sul prosieguo della competizione dichiara:  "Innanzitutto meglio evitare il Barcellona, ma con le italiane è sempre dura. Il Milan sembra meno forte, ma in realtà come la Juve ha qualità e esperienza europea. Per noi è fondamentale superare gli ottavi. L'anno scorso, il Chelsea dopo aver perso all'andata col Napoli sembrava morto, invece ha sbattuto fuori noi e ha pure vinto la finale. Dopo gli ottavi, la Champions diventa imprevedibile".

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