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Un super accordo con la Nike, la gestione oculata dell'immagine dei calciatori: l'Inter di Thohir vuole cambiare volto e lo farà iniziando proprio dal marketing.

  Fabrizio Romano
Corrispondente Inter per Goal Italia

Non più una questione di famiglia, ma un'azienda. Erick Thohir lo ha messo in chiaro da subito e con intenti decisi: la sua Inter diventerà un'industria con l'obiettivo finale di vincere. Non sarà più la romantica 'figlia' di Massimo Moratti, che la sua percentuale nerazzurra l'ha trattenuta per evitare rivoluzioni troppo forti. Il presidente d'Indonesia, invece, ha saputo porsi subito.

Linea dura proposta con i tempi giusti. A cominciare dalle prime teste saltate senza neanche fare troppo rumore: Marco Branca, prima scomparso anche mediaticamente dalle trattative più importanti e poi salutato con buonuscita. Fuori uno. Un segnale evidente, il primo di Thohir: chi non rema in una direzione precisa, non resta sulla barca.

Ne ha capito la necessità e l'urgenza, Thohir, anche grazie alla voce alzata dai tifosi interisti. Non si può andare avanti così. L'autogestione fino all'estate rischia di diventare la rampa di lancio più sbagliata per una nuova avventura. E allora Fredy Guarin non va più alla Juventus (anzi, rinnova), Hernanes arriva all'Inter senza sacrificare neanche il talentuoso Mbaye, D'Ambrosio si prende subito senza troppi problemi. E poi ancora via Marco Branca, area tecnica nelle mani di Piero Ausilio con Mirabelli capo scout e dentro una nuova politica. Non solo sul mercato, non solo sulle giovanili da potenziare, non solo nell'organigramma societario ribaltato dalla comunicazione al ruolo centrale di Fassone, attualizzato rispetto alla romantica era Morattiana ormai diventata agli occhi di molti un impolverato vestito passato di moda.

L'uomo d'Indonesia si è stufato subito delle prime critiche, dei primi sussurri negativi di inizio gennaio. Ha preso in mano la sua Inter e ha iniziato a cucirle addosso un vestito - nuovo, questa volta - da subito. Con un punto cardine legato all'internazionalizzazione del marchio. Non solo con le parole, anche con i fatti.

C'era anche l'ok di Erick da Giacarta quando gli uomini del marketing nerazzurro, in estate, hanno firmato con Nike un nuovo contratto per 10 anni. Risultato: l'Inter nel Pantheon dello sponsor tecnico insieme a PSG, Manchester United e Barcellona. Con una novità determinante: Nike non è più solo uno sponsor esterno, ma un braccio della società nerazzurra sotto il ramo del marketing. Perché presto sorgerà un'azienda, con un CdA a rappresentare Nike e l'Inter, dedicata alla gestione delle licenze nerazzurre. In sostanza, i negozi e la produzione di marketing legati all'Inter saranno gestiti esclusivamente dagli esperti di Nike. Si lavorerà sul miglioramento delle strutture già presenti, su nuove strutture all'estero. Quell'estero dove Thohir vuole espandersi con decisione, Asia e non solo, bacini da divorare per una società col potenziale dell'Inter. Un'autentica rivoluzione di cui lo sponsor tecnico sarà autorizzato a prendere le redini potendo gestire direttamente le licenze del club.

Deus ex machina di questo e molto altro sarà ancora Marco Fassone, un uomo che lavora tanto e bene nonostante le critiche abbiano toccato in passato anche lui. Thohir lo apprezza. E proprio a lui ha affidato le chiavi di un'altra rivoluzione che ormai ha già preso ampiamente piede nei corridoi di Corso Vittorio Emanuele, da qualche mese a questa parte. Ovvero, quella legata alla nuova gestione dei diritti d'immagine.

Fassone ne sa più di qualcosa, in tal senso. A Napoli ha studiato e pensato quei contratti da quasi 20 pagine fatti sottoscrivere a ogni calciatore per assicurarsene i diritti d'immagine. Per questo sono andate a lui le chiavi di un progetto che l'Inter sta adottando con una formula più morbida rispetto alla società di De Laurentiis, decisa ad imporre lo sponsor ai giocatori cancellando i vincoli già esistenti con qualunque marchio precedente. L'idea nerazzurra è di lasciare il calciatore libero di scegliere o mantenere il proprio marchio di sponsorship, garantendosi però il diritto di gestirne lo sfruttamento dell'immagine.

Un modo di guadagnare dall'immagine dei propri campioni più rappresentativi così da poterne gestire campagne pubblicitarie, idee di sponsor e simili in assoluta autonomia. Un progetto partito con il sì di Hernanes e poi con quello di Nemanja Vidic, già nero su bianco per adottare la nuova formula. Accettata anche da chi all'Inter c'è già, perché la novità dei diritti d'immagine è stata sottoscritta da Palacio e Guarin nei rispettivi nuovi contratti. Così i simboli più importanti dell'Inter potranno essere gestiti sotto l'aspetto pubblicitario nella maniera che la società ritiene più opportuna, con conseguente ricavo economico.

Un'altra strada per espandere il marchio della società e di chi la rappresenta al meglio anche su altri mercati. Per questo è stato proprio Erick Thohir in persona a spingere per un'operazione come quella di Vidic a parametro zero: da questo affare, nei piani di ET, si rientrerà delle spese d'ingaggio sostanzialmente anche solo con l'immagine di Vidic. Che verrà utilizzata con intelligenza anche in mercati come quello asiatico, dove i calciatori di società come il Manchester United hanno una popolarità eccelsa. Poterseli assicurare è un vanto e un'occasione da ottimizzare, in campo come anche nella pubblicità e nel marketing. Da qui i radar nerazzurri sempre vigili sulla Premier, ma anche sul valorizzare chi come Palacio, Guarin, Nagatomo e molti altri possono sempre diventare risorse per il club in ogni ambito.

Una politica innovativa, moderna, rivoluzionaria rispetto alla gestione meno impegnativa e più affettuosa legata all'epoca di Massimo Moratti. Che con i suoi metodi ha saputo vincere, a tratti anche tanto, senza però riuscire a far diventare - se non con l'accentratore José Mourinho - la sua Inter una macchina perfetta in ogni campo, al punto da non dover dipendere esclusivamente dai risultati. Un modello quasi tedesco, in stile Bayern Monaco, intrecciato all'idea di merchandising che sta coinvolgendo ormai da anni le società di Premier League. Una rivoluzione assoluta per portare l'Inter a diventare un club strutturato come un'azienda, dal proprio organigramma fino ai piani economici, di bilancio e di merchandising. Il futuro è oggi. Questa è l'Inter di Erick Thohir.

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