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Thohir fa chiarezza sul progetto Inter e su Mazzarri: "Pronto ad acquistare altri Hernanes, chi gioca qui dev'essere felice. Credo in Walter, ma le nostre idee devono collimare".

"Ho deciso di investire perchè io amo l'Inter". Musica e parole di Erick Thohir, al settimo cielo per aver preso le redini del club nerazzurro del quale è notoriamente tifoso ma che intende far crescere attraverso capisaldi ben precisi. Con o senza Walter Mazzarri in panchina...

In una lunga intervista al 'Corriere dello Sport' il magnate indonesiano chiarisce le linee guida del progetto: "Invito sempre i calciatori a divertirsi quando giocano. In questo modo è più facile rispondere alle aspettative di tutti noi. Per competere ad alti livelli bisogna avere voglia, motivazioni ed essere coinvolti in un progetto. Se uno non è felice di essere all’Inter, non può dare il 100%".

"Io non sono a Milano perché voglio essere glamour, perché punto a essere famoso o perché desidero finire sui giornali - precisa Thohir - Niente di tutto questo anche perché non mi piace che la gente guardi troppo nella mia vita privata. Io sono qui perché voglio il bene dell’Inter, per riportare questo club a essere competitivo e per vincere. Non intendo mettere troppa pressione sui giocatori e sull’allenatore e a loro dico semplicemente che i risultati arriveranno più facilmente se durante la settimana e poi la domenica ci si diverte svolgendo la propria professione. E la stessa cosa la ripeto alle persone che lavorano nel club, in tutti i settori. Io vengo dall’altra parte del mondo a Milano, mi faccio tante ore di aereo non per business, ma perché sono felice di essere qui. Mi diverto a fare quello che faccio. Non sono mai stanco per l’Inter".

E ancora: "Conosco bene la storia dell’Inter, non solo i grandi giocatori, ma anche Ventola, Martins, Fresi e quelli che hanno dato un contributo importante pur non essendo della superstar. Questo per dire che tutti sono preziosi. Ho fiducia nei miei dirigenti e in quello che fanno. Io controllo e verifico il loro operato tenendo ben presente una cosa: che noi, io compreso, siamo solo una piccola parte della storia di questo club. L’Inter non è Erick Thohir, ma molto molto di più. Il brand è più importante delle persone. Coloro che hanno fondato la società non ci sono più, ma l’Inter c’è sempre e ci sarà sempre".

Il rendimento dell'Inter da quando c'è Thohir ha mosso i primi mugugni: "Quando sono arrivato molti mi chiedevano di fare tutto e subito, ma non era possibile perché dovevo prima capire tanti aspetti: le tasse, l’organizzazione della società e altro ancora. Sono all’Inter dal 15 novembre e ho avuto troppo poco tempo. La struttura secondo me deve essere corretta, ma per farlo c’è bisogno sia di tempo sia di creare il giusto feeling con le persone con cui dovrò lavorare. Voglio trasmettere a tutti la visione che ho di questo club e solo quando il processo sarà completato, si potranno dare i primi giudizi sul mio operato. Non ascolto le voci o i pettegolezzi. Per me contano i risultati che si possono raggiungere solo costruendo un management forte dove ognuno svolge bene il proprio ruolo. Io per esempio non posso scendere in campo come i calciatori, dire 'oggi giocherò io' perché sono grasso e corro poco, ma posso essere utile all’Inter".

Tra le tante opzioni, la scelta di Thohir è caduta sui nerazzurri: "Mi sono stati offerti alcuni club della Premier League, non quelli di vertice, ma se non sei innamorato di una squadra è dura. Per fare bene le cose, oltre al giusto business, ci vuole anche la passione. E io per l’Inter di passione ne ho tanta. Non sono un business man che cercava solo una società con un brand forte per fare affari. Volevo anche una squadra con una grande storia alle spalle, un club che mi emozionasse. L’Inter è tutto questo. Ho fatto la stessa cosa quando ho investito nei Philadelphia 76ers: erano la mia seconda franchigia preferita dietro i Los Angeles Lakers. La passione è importante".

Capitolo mercato, soprattutto in ottica futura: "Quello attuale è un anno di transizione in cui dobbiamo capire coloro che possono aiutarci la prossima stagione: chi è da Inter, chi dà il 100% e chi può essere utile. Naturalmente costruiremo una nuova squadra che vogliamo rendere più forte con acquisti concordati con tutte le componenti ovvero con il ds Ausilio, con Mazzarri, con la parte finanziaria, perché tenere a posto i conti è importante, e con quella commerciale. I nuovi giocatori dovranno far parte del progetto Inter a livello globale, sposare la causa e anche a livello mediatico saranno chiamati a parlare per diffondere il nostro marchio".

Altri Hernanes, per intenderci? "Non sono stato io a decidere di comprare Hernanes - sottolinea Thohir - La decisione è stata presa da tutte le componenti societarie perché riteniamo che il brasiliano possa essere utile per l’Inter non solo in questi 6 mesi, ma anche nei prossimi anni. Detto questo, se a giugno individueremo un altro elemento che possa darci un contributo altrettanto importante, spenderemo dei soldi e proveremo a portarlo a Milano".

Basso profilo sull'ingaggio di Nemanja Vidic in scadenza col Manchester United, ma ormai l'annuncio è dietro l'angolo: "L'affare non è ancora stato annunciato e non vado oltre. Parlo di nuovi giocatori solo quando ci sono i contratti firmati".

Sull'utopia Messi, il patron asiatico se la cava con una battuta: "Sarebbe bello, ma non credo che possiamo comprarlo in questo momento. In Indonesia, però, c’è un africano che chiamano Messi... E se comprassimo quello? Io credo nel gioco della squadra e non mi innamoro di una formazione costruita solo con superstar. I giocatori è necessario costruirseli in casa, non solo spendere soldi. Ecco perché preferisco l’Arsenal allo United e il Barcellona al Real Madrid. Accanto ad altri calciatori importanti che arriveranno vogliamo mettere i prodotti del nostro vivaio".

Parlando di Mazzarri, Thohir non guarda troppo in là: "Finora dico 'Sì, è l'allenatore giusto' e credo in lui. Prima della fine della stagione lo incontreremo per capire se la sua visione coincide con quella del board della società. Se le nostre visioni saranno in sintonia, può essere il nostro allenatore a lungo. Non amo le squadre che cambiano tecnico ogni anno, ma non voglio neppure avere un allenatore che sia più grande del club, alla Ferguson per intenderci, anche se per me Sir Alex è una leggenda".

Per il momento, massima fiducia nei confronti del tecnico livornese: "Ogni persona ha il suo carattere e non voglio dire quale sia quello giusto e quello sbagliato. Io indico la via, il percorso da seguire in base alle aspettative che abbiamo. L'allenatore è il nostro generale e ci fidiamo di lui. Io sono il presidente ed è giusto che anch’io sia criticato se le cose non vanno. Le critiche sono positive, una medicina. Per me, per i giocatori e per il tecnico perché ti stimolano. Se non sai gestire le pressioni non puoi stare all’Inter. Mazzarri ha la sua strategia, ma è bravo ad adattarsi di gara in gara. Ha bisogno di tempo per capire e questa non è una scusa. Noi glielo daremo".

Il progetto Inter non deve essere 'prigioniero' della fretta: "Il nostro obiettivo deve essere quello di finire quarti o quinti. Se arrivassimo in Champions sarebbe una grande festa per la nostra famiglia nerazzurra, ma intanto dobbiamo tornare in Europa, giocare la prossima Europa League. Poi proveremo a qualificarci per la Champions con l’obiettivo di disputare la finale del 2016 che si svolgerà a Milano. Questo non è solo il nostro sogno e tradizionalmente poche formazioni riescono a giocarsi una finale... in casa. Ci è riuscito il Bayern Monaco (nel 2011-12, ndr) e ha perso contro il Chelsea di Di Matteo. E' Dio che decide come vanno certe cose, ma noi dobbiamo avere degli obiettivi e lavorare per centrarli. Tra i 3 e i 5 anni? Realisticamente è il tempo che sarà necessario".

Sul rapporto con Moratti, Thohir riserva solo elogi: "Credo davvero che avremo una buona relazione con la famiglia Moratti perché ci capiamo. Ritengo che avere un partner locale è importante per radicarsi nel territorio. I Moratti hanno costruito un'Inter vincente e sono qui per aiutarli a renderla più forte".

L'ex numero uno del club gli ha chiesto di essere più presente in prima persona: "Io sono il presidente, ma è fondamentale avere un management forte, che porti avanti la strategia che abbiamo. Non è necessario che sia ogni week end alla Pinetina. Essere presente alle partite? Ho visto il match con la Fiorentina da Giacarta fino all’alba e abbiamo vinto, mentre ogni volta che vengo a Milano pareggiamo... Secondo me conta il lavoro. E’ su quello che tutti insieme ci stiamo concentrando per il bene dell’Inter", ha concluso Thohir.

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