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ANALISI - Nel calciomercato di gennaio l'Inter, quasi certamente, cederà il colombiano Fredy Guarin al Chelsea per poter portare un attaccante alla corte di Mazzarri.

Cambia il padrone ma non la politica. Dagli euro di Moratti alle rupie di Thohir, la parola d'ordine del calciomercato nerazzurro è sempre la stessa: prima di comprare bisogna cedere. E in un'Inter in crisi di risultati: uno dei pochi ad avere mercato è anche uno dei pezzi pregiati della squadra, quel Fredy Guarin che, nonostante gli alti e bassi di questi due anni in nerazzurro, ha sempre un certo mercato.

E se le sirene arrivano dalla Premier e hanno le sembianze di José Mourinho e del suo Chelsea, resistere è praticamente impossibile. Il colombiano giocherà il derby e poi saluterà Milano direzione Londra, dove lo attende una nuova avventura e la possibilità di giocare la Champions League, opzione che all'Inter non ha mai avuto e che difficilmente avrebbe anche l'anno prossimo.

GOODBYE GUARO: TUTTI I MOTIVI
Problemi tattici e di collocazione
Discontinuità di rendimento
Contrasti con i tifosi nerazzurri
Plusvalenza a bilancio
Fondi per comprare una punta
Giocatore forte fisicamente, dotato di tecnica e di un grande tiro, il centrocampista colombiano ha mostrato a Milano il meglio e il peggio di sé, alternando prestazioni di alto livello a giornate di grande mediocrità. La mancanza di continuità è stato il suo tallone d'Achille, ma anche la sua difficile collocazione in campo ha messo in difficoltà gli allenatori che lo hanno seguito.

Non a caso la migliore Inter dell'era Stramaccioni, quella che è durata da settembre a novembre del 2012, è coincisa con il colombiano relegato al ruolo di 12esimo uomo, quando il tridente Milito-Palacio-Cassano faceva sfracelli. Nel match contro la Juventus dello Juventus Stadium, punto più alto della gestione Strama, Guarin è entrato a metà ripresa al posto di Cassano, dando la spallata decisiva a una squadra sulle ginocchia. Provato da interno di centrocampo, ha finito per fare il trequartista e in alcune occasioni è stato anche confinato sulla fascia destra, come nel derby di ritorno della passata stagione.

Anche Mazzarri ha faticato a trovargli la giusta collocazione: prima è partito da interno di centrocampo poi, complici i tanti infortuni in attacco, il suo raggio d'azione è stato avanzato, trequartista e poi seconda punta alle spalle di Palacio. Ottime giocate, bei goal, ma anche tanti errori che hanno diviso i tifosi interisti. A San Siro fischi e applausi ormai lo accompagnano abitualmente. Ancora per poco.

Anche se le soddisfazioni a livello di squadra sono state davvero poche, il colombiano deve essere grato al club nerazzurro perché ha creduto in lui in un momento difficile della sua carriera. Infatti l'ex Porto è arrivato a Milano nell'ultimo giorno del mercato invernale, il 31 gennaio 2012, in condizioni fisiche pessime, con una lesione al polpaccio non perfettamente guarita. Per l'esordio ha dunque dovuto aspettare il primo aprile, sette mesi dopo l'ultima apparizione, nello stesso giorno dell'esordio di Andrea Stramaccioni. Sei partite sono bastate per capire che il giocatore aveva talento e a fine stagione è arrivato il riscatto per 11 milioni dai portoghesi.

Ora con i soldi che arriveranno da Londra (tra i 15 e i 18 milioni, una bella plusvalenza), Mazzarri avrà finalmente un'altra punta da affiancare a Palacio. Un sacrificio doloroso per colmare una lacuna nel reparto più martoriato dagli infortuni, con il tecnico che spera di consolarsi con il suo pupillo Ezequiel Lavezzi.

Il Pocho vuole Milano per non perdere il treno mondiale e l'Inter vuole rinforzarsi accontentando Mazzarri. In un solo colpo Thohir rinforzerebbe la squadra e toglierebbe alibi al suo allenatore. Peccato che di mezzo ci sia il Psg, che non vuole di certo svendere o regalare il giocatore. Le alternative bazzicano sempre sotto la Torre Eiffel: Jeremy Menez e Lucas cercano un posto al sole, ma è con Lavezzi che la tifoseria può incendiarsi e tornare a sognare...

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